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“I fasola ‘ncirata”

I Siciliani, come spesso succede ai popoli che vivono al caldo, quando arriva la stagione estiva, con tutta la sua afa ed almeno  quaranta gradi all’ombra, amano mangiare le minestre e tutti quei cibi “brodosi” che fanno innalzare la temperatura corporea fino all’ inverosimile.

Tra le tante zuppe, i palermitani ad esempio, non rinuncerebbero mai ad un piatto fumante di “pasta chi tinnirumi”; un’altra alternativa estiva è “a pasta chi fasola ‘ncirata”, la pasta con i fagioli freschi, davvero adatta al nostro caldo atroce: quando il sudore cola dalla fronte e l’umidità raggiunge livelli insopportabili, forse per sottoporci ad una sorta di terapia shock, noi siciliani decidiamo di cucinare e cibarci di questa sublime, ma bollente minestra e come per miracolo il nostro strano corpo di isolani reagisce e sopporta tutto ciò, fino ad esserne addirittura rinfrescato, o forse sono solo delle allucinazioni a dare questa impressione.

i fagioli per fasola 'ncirata
Fagioli borlotti

I fagioli borlotti freschi di stagione, vengono detti “‘ncirata”.Questo termine per me ha un significato  misterioso, perché non sono riuscita ancora a ricostruirne delle origini sicure, forse il termine siciliano ‘ncirata potrebbe essere tradotto come incerati, perché i fagioli freschi sono lucidi e lisci e potrebbero dare l’idea di essere ricoperti di cera, un’altra possibilità è che, subito dopo la raccolta, i baccelli venissero distesi al sole sopra delle grandi tele cerate per farli essiccare, o forse conservati o raccolti dai contadini in sacche impermeabilizzate con olio di lino, ma sono solo ipotesi.

I fasola ‘ncirata sono buonissimi, cucinano in mezz’ora circa e rilasciano un profumo squisito, l’unica “camurria” (seccatura) è che prima di cucinarli devono essere tolti dai baccelli, un’operazione che nel passato veniva effettuata dai nonni e dai “picciriddi” (bambini)  in aiuto delle  madri di famiglia. Quando i fagioli vengono sbucciati, mostrano i loro colori bellissimi e cangianti.

I fasola ‘ncirata si apprezzano leggermente “brodosi”, con quel sughetto un po’ denso che è davvero squisito, oppure  “maccosi” (senza brodo e più densi). La tradizione vuole che si cucinino con gli spaghetti tagliati o con gli (“attuppateddi”), i ditali (lisci o rigati) all’interno dei quali riescono ad entrare, creando un ripieno veramente particolare!


Ricetta

Ingredienti: 1 chilo di fagioli (che sbucciati diventano la metà), una carota grossa, un ciuffo di sedano (con costa), una cipolla (media), 250 gr di pomodoro fresco o pelato, una patata, 350 gr di ditali, sale,  pepe, olio evo, acqua q.b.

Preparazione: sbucciare i fagioli e sciacquarli, tritare carota, sedano, cipolla e patata. Versare tutte le verdure, compresi i fagioli e la polpa di pomodoro, in una pentola d’acqua e mettere a bollire per circa mezz’ora. Aggiustare di sale. Prendere due mestoli di fagioli frullarli  o schiacciarli con una forchetta , aggiungerli ai rimanenti fagioli, così da creare un brodetto più denso.

A questo punto portare a bollore e versare la pasta, se il brodo dovesse asciugarsi troppo, si potrà mettere da parte un pentolino di acqua bollente, salata e aggiungerla poco alla volta fino ad ottenere la densità preferita. Quando la pasta è cotta al punto giusto, spegnere il fuoco, aggiungere una spolverata di pepe e un filo di olio extra vergine d’oliva.

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