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“Totucci” vs “Paesani”

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Da poco tempo ho scoperto che noi palermitani in alcuni paesi della provincia veniamo soprannominati “Totucci”: non lo sapevo, l’unico appellativo che conoscevo finora è “Palermitanazzi” e la prima volta lo sentii dire da una donna anziana di un paesino della provincia di Agrigento, che scordandosi di star parlando con dei palermitani disse: “tra un po’ è estate e ora arrivano i palermitanazzi e sporcano tutta la spiaggia”…

Dopo un momento di sussulto in cui capì che avrebbe potuto offenderci, si scusò, ma se in cuor mio ero un po’ offesa, dovetti ammettere che la nonnina aveva le sue ragioni…

Ora ho scoperto il termine “Totucci”; anche questo non è un bel termine di cui andare orgogliosi: come tutte le generalizzazioni racchiude una categoria troppo ampia per essere vera e non tutti i palermitani sono totucci, però come sempre nelle “voci di popolo” un fondo di verità c’è…

La questione è: da cosa deriva questa parola? La risposta non tarda ad arrivare, basta solo un po’ di logica. Bisogna considerare che dagli anni ottanta in poi, per i Palermitani è cominciata la moda del “villino”, un vero boom inarrestabile; nessun palermitano poteva essere privo di questo “status simbol”, che significava benessere e prosperità: non una villa, ma un “villino”, solitamente abusivo, costruito in un “pezzo di terreno” privo di permessi e di piano regolatore, affollato tra altri villini, come si suol dire in un vero “curtigghiu”, senza fogne regolari, con l’acqua solitamente ricavata grazie alla perizia di un rabdomante che trovava una falda acquifera (spesso salmastra o inquinata dai liquami degli scarichi illegali), dove costruire un pozzo: insomma luoghi fantastici dove trascorrere l’intera estate (mentre il padre di famiglia faceva il così detto “sali e scendi” dal luogo di lavoro), dove portare “picciriddi”, nonni e nannò e dove, durante le domeniche o i giorni di festa, invitare i parenti più “sfigati”, perché privi di villino, per arrostire e divertirsi insieme.

Quando tutti questi possessori di villino e bagnanti della domenica si recavano al mare, lo spettacolo era irrinunciabile: arrivavano automobili cariche di salvagenti, ombrelloni, tende e tendoni, tavolini, sedie, sedioline e sedie a sdraio, palloni, racchette e racchettoni, radioline tascabili per seguire la partita di calcio, stereo portatili per la musica (neomelodica o il “tummi tummi” da disco dance) e poi decine di teglie di pasta al forno , parmigiane di melanzane, salumi e formaggi vari, filoni di pane, polpette, uova sode, polpo vugghiutu, insalate di riso, panelle e crocchè, carne da arrostire, borse frigo cariche di birra, coca cola, aranciata, bottiglie di spuma, bidoncini di vino e bidoni di acqua per una doccia improvvisata, pannolini di ogni misura per i bambini, secchielli e palette per ogni cantiere e soprattutto la mitica anguria gigante seppellita nella battigia per mantenersi fresca, le cui bucce alla fine fungevano da boomerang da lanciare in volo.

Tra tutta quella musica ci stava pure che le mamme palermitane non riuscissero e richiamare figli e mariti a bassa voce, quindi con tono stridulo e sovrumano chiamavano tutti all’ordine con un volume di infiniti decibel; ogni occasione era buona: far rientrare i bimbi dal mare, non farli andare in acqua durante la digestione, non nuocere ai vicini di ombrellone, richiamare il marito al proprio dovere di padre tralasciando per qualche minuto la partita di pallone alla radio, la giocata di carte a scopa o Ti Vitti, la bevuta di birra, l’arrostimento, la partita a racchettoni, magari per andar ad acchiappare qualche figlio disperso chissà dove, e tutto finiva poi tra urla e sonori “timpuluni” per insegnare l’educazione, che in effetti era notevole…

In tutto ciò, considerando che il nome proprio maschile per eccellenza dei palermitani è Salvatore, il cui diminuitivo originario, tralasciando i più moderni Salvo, Toti e Totino, altro non è che “Totuccio”, si può facilmente capire da cosa derivi il soprannome dato ai palermitani dagli abitanti della provincia marittima.

Anche se adesso la moda del villino è un po’ scemata, tra la crisi economica, il boom dei villaggi turistici e delle crociere e la voglia di cambiamento, il fenomeno non è del tutto passato. Una certa modernizzazione c’è stata, ma l’appellativo ci rimane attaccato come un trofeo; totucci siamo e totucci finiremo; ed anche i palermitani anomali, che mai hanno fatto tutto questo sopra descritto, avranno un po’ di “totuccitudine” nel proprio dna e ne devono prendere atto, ma tanto che sarà mai?: la lotta tra generalizzazioni è atavica negli esseri umani ed i palermitani si vendicano da sempre chiamando “paesani” tutti coloro che vivono al di fuori di Palermo, la “città per eccellenza”; anche i Messinesi, Trapanesi, Catanesi, che sono dei cittadini in piena regola, vengono definiti in questo modo.

Con il termine “paesano” detto dispregiativamente, si vuol dire “arretrati”, “ignoranti”, “dotati di un pessimo accento”, “brutti”, “scesi dalle montagne” (anche quelli che vivono a mare), “che si vestono bene solo per lo struscio domenicale”, le donne sicuramente sono “scure, baffute, pelose e dal ciglio unito”… Chiaramente tutte generalizzazioni che dette da chi ho precedentemente descritto (i totucci doc) non sono poi troppo credibili… Ma come si suol dire “’u immurutu ‘n menzu a via ‘u so’ immu un su talìa”: se tutti ci rendessimo conto dei propri difetti invece di giudicare quelli altrui, forse staremmo meglio, cercheremo di imparare gli uni dagli altri e scopriremmo un nuovo modo di saper convivere insieme.

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2 Commenti su "“Totucci” vs “Paesani”"

Maria Milioto

Brava Evelin. Con questo articolo mi hai fatto rivivere tanti ricordi d’infanzia passata al mare, anche se il villino non c’era. La pasta al forno, u muluni, etc.. La tradizione di tutto questo e’ venuta anche qui con noi in America, mentre tipicamente in America fanno il barbecue con hot dogs, hamburgers, noi arriviamo con la macchina carica di tutto quello che hai descritto includendo anche la caffeteria per l’espresso, perche di bere acqua di purpu’ non se ne parla proprio. Grazie tante, e’ stato bello leggere il tuo articolo.

Enza

Eccezionale Evelin, hai scritto un articolo vero, strepitoso e meraviglioso. Quanto hai scritto è tutto vero, i villini ….. le comitive casinare…… la pasta al forno….. le borse frigo…. “u muluni” ….. tutto questo è vero da appioppare ai “Totucci” Palermitani anche se non tutti i Palermitani sono così, però mi hai fatto divertire tanto con questo articolo. Bravissima!!!!

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