Il gelo di melone
L'anguria ed il dolce che se ne ottiene, il "gelo"

“U muluni” (l’anguria) per i siciliani più che un frutto è una “passione” a cui  non si può rinunciare. Appena comincia l’estate, durante tutte le ore del giorno, è possibile trovare lungo le strade camion di grandezza variabile  posteggiati in “luoghi strategici” della città o delle periferie, con la parte posteriore aperta, dalla quale fuoriesce una quantità enorme di “muluna”, tutti ordinati a piramide.

Le insegne che servono ad attirare la clientela, sono spesso dei disegni penzolanti fatti a mano, che ritraggono la fetta di anguria con i suoi colori accesi e vagamente patriottici,  accompagnate da slogan che esaltano la dolcezza del frutto.

Il tipico venditore ambulante di angurie, “u mulunaru”, è spesso un omone panciuto, abbigliato con canottiera colorata, sotto la quale, ho sempre pensato, si nascondesse un enorme cocomero. Quest’uomo è un esperto conoscitore di angurie, che vende “a scatola chiusa”, ma nessuno in realtà si fida di lui; infatti i suoi clienti usano dei metodi “infallibili” per trovare l’anguria più dolce e matura, tra cui palparle le estremità (con una chiara allusione alle umane zone posteriori) , scuoterla vicino l’orecchio come fanno i bambini per indovinare la sorpresa dell’uovo di Pasqua, oppure graffiarla con l’unghia, ma il risultato è sempre un vaticino che nessuno sa interpretare. I più malfidati lo comprano solo se il venditore è disposto a estrarne un tassello per l’assaggio. In ogni caso, quando il compratore, tornato a casa lo gusterà, non sarà mai soddisfatto: “u muluni”  è sempre troppo “grevio” (scipito) o troppo maturo, perchè in tema di “muluni” siamo tutti esperti, pignoli e soprattutto incontentabili!

I siciliani ed in particolare i palermitani amano portare “u muluni” in spiaggia, tenendolo con orgoglio fra le braccia come fosse un figlio. Per mantenerlo fresco lo sotterrano nella battigia per poi affettarlo, mangiarlo con le mani sbrodolandosi fino ai gomiti, lavandosi così tutta la faccia comprese le orecchie, sputando i semini neri a mo’ di mitraglietta, per poi  lanciare le bucce sulla spiaggia in una sorta di tiro al bersaglio. L’immagine non è raffinata, anzi per certi versi potrebbe apparire quasi raccapricciante, ma chi lo fa ne trae grande soddisfazione e quando il galateo obbliga a mangiare l’anguria con le posate c’è una certa delusione.

L’anguria purtroppo è indigesta, si ripropone per tutto il giorno, ma non è certo questo “particolare” a indebolire quella che è una vera passione verso questo  “frutto non proibito”.

Dall’Anguria si produce un dolce squisito, il gelo di mellone, che probabilmente origina dagli “arberesch” provenienti dall’Albania e  dalle influenze arabe (ingredienti fondamentali sono, oltre all’anguria, la cannella e il gelsomino).  Un solo assaggio dal gusto speziato e profumato, basta a carpire parte della vera essenza della Sicilia.


Ricetta

Ingredienti: 1 litro di succo di anguria, 80gr di amido, 200gr di zucchero, 1 bustina di vaniglia, 1 bastoncino di cannella, 1 cucchiaio di fori di gelsomino,zuccata, gocce di cioccolato, pistacchi.

Lavorazione: togliere la buccia e i semi neri e passare l’anguria al passaverdure.  Mettere in infusione i fiori di gelsomino in poca acqua calda. Versare in una pentola il succo, aggiungere l’amido e farlo sciogliere a freddo. Aggiungere lo zucchero, cannella e vaniglia, mettere sul fuoco e mescolare, portare al bollore, quando si addensa spegnere il fuoco e aggiungere l’acqua dei gelsomini e mescolare. Versare nelle coppette, far raffreddare e poi mettere in frigo. Servire decorando a piacimento le coppette con zuccata, cannella in polvere, gocce di cioccolato, pistacchio triturato, e un fiore di gelsomino.

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Io che ho scritto l’articolo sono originaria di Palermo e se dico “muluni” mi riferisco all’anguria, non vorrei mai che si pensasse che produco il famoso dolce con un grosso mulo… però è davvero interessante osservare quante varianti ci siano nei dialetti siciliani (tutti degni di essere custoditi e conosciuti), anche a pochi chilometri di distanza si possono creare tutti questi malintesi ed il bello è proprio che è una storia senza fine… Grazie per il contributo.
Evelin Costa

domenico venuti

Ma “u muluni” a Cinisi non è un grosso mulo? Forse l’articolo si riferisce a “u miluni”, cioè il cocomero. Anche ‘la parlata’ stabilisce le differenze tra paesi anche solo distanti qualche decina di chilometri. L’altro giorno, in ufficio, qualcuno parlò ad un certo punto di “cruzziteddi”, chiedendo ai presenti se ci piacessero: uno rispose che sì, gli piacevano; un’altra disse che non aveva mai sentito questa parola; un altro, sdegnato, rispose che lui mica era un cannibale di bambini; io chiesi cosa cavolo fossero questi cruzziteddi e il tipo spiegò che trattasi di castagne secche. Ah! risposi io: “i… Continua a leggere »