Home Attualità “Ciuri di Campo” racconta Giorgio Boris Giuliano

“Ciuri di Campo” racconta Giorgio Boris Giuliano

Ieri, 22 agosto, si è svolto, presso il complesso residenziale confiscato alla mafia situato in zona Pozzillo, un incontro in ricordo di Giorgio Boris Giuliano, un poliziotto ucciso dalla il 21 luglio 1979.

Boris Giuliano
Boris Giuliano

Il Bene è stato confiscato all’imprenditore edile Vincenzo Piazza e oggi viene gestito dalle cooperative sociali di Libera e Libera-mente a Cinisi e si chiama “Ciuri di Campo”, in ricordo di una poesia di Peppino Impastato; il presidente della cooperativa è Elena Ciravolo e la responsabile e coordinatrice delle attività del Bene è Mimma Miscigliano.

Le protagoniste di questo incontro sono la moglie di Giuliano, Maria Leotta, e Selima, la più piccola dei tre figli. Ad assistere un gruppo di 62 ragazzi un gruppo scout di Cesena, due gruppi parrocchiali, uno di Premana (LC) e uno di Bergamo, una famiglia di Bergamo e una di Milano.

E’ la prima volta che Selima parla in pubblico di suo padre, perché generalmente in rappresentanza della famiglia parla la sorella, Emanuela. La sua emozione è molto evidente ed è un’emozione legata alla tristezza dell’evento della morte del padre che ha segnato la sua vita.

“Noi eravamo in vacanza in un paese alle falde dell’Etna, come ogni anno. Quell’anno, però, mio padre ci lasciò lì, non venne con noi. Mi ricordo che quel giorno, il 21 luglio 1979, sentimmo come ultima notizia alla radio quella dell’omicidio di mio padre e io, i miei fratelli e mia madre ricordiamo ancora quella la corsa in macchina per raggiungere Palermo. Io avevo 6 anni, mia sorella 8 e mio fratello 12”.

un momento dell'incontro
un momento dell’incontro

Selima sottolinea che fino al 1992, anno delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, decine di poliziotti sono stati uccisi per mano mafiosa nel silenzio assoluto delle Istituzioni.

La figlia descrive il padre come un uomo molto allegro, solare e che, nonostante avesse la consapevolezza di poter essere ucciso da un momento all’altro, viveva la sua vita senza farsi condizionare dalla paura della morte.

“Mio padre era un uomo che non ha mai dimenticato di essere un uomo; se vedeva che un bambino si era perso per strada, piuttosto che lasciarlo da solo in questura, lo portava a casa a giocare con noi”.

Quando le viene chiesto quale ricordo porti con sé di suo padre, lei risponde: “Avere la figura di un padre così è un orgoglio talmente grande che supera qualsiasi tipo di dolore. Io lo ricordo così, con orgoglio”.

L’incontro è stato realizzato con la collaborazione di alcuni ragazzi di Cinisi, come Giuseppe Leone e Vito Manzella.

Per la settimana prossima è previsto un incontro con Vincenzo Agostino e Augusta Schiera, i genitori del poliziotto Antonino Agostino, barbaramente ucciso dalla mafia insieme alla moglie Ida Castelluccio, incinta di cinque mesi.

 

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