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Sputo, sputazza e sputazzate dei palermitani

Un avviso ai naviganti: la lettura di questo articolo potrebbe essere sconsigliabile ai deboli di stomaco.

Alcuni giorni fa mi trovavo al bar a discutere con alcuni amici; eravamo tutti siciliani tranne un’amica di origini ungaro-rumene, ma trapiantata da diversi anni in quel di Terrasini; lei è molto impegnata in ambiti ecologisti e si potrà facilmente comprendere come le sia complicato decifrare la logica fatalista, rassegnata e ironica dei siciliani di fronte a certe tematiche. L’argomento trattato durante quel piccolo dibattito è stata la “mangiata della semenza” o meglio la sua sputata (per saperne di più  potete  leggere l’articolo di Eva su Terrasinioggi (http://www.terrasinioggi.it/cultura/manciata-ra-simienza/); io invece durante la discussione, essendo l’unica palermitana del gruppo, sono stata tirata in ballo quando si è discusso sulla differenza che c’è tra la sputata paesana e quella palermitana. Così  da vera palermitana, non ho potuto esimermi dallo scomodo compito di  descrivere alcuni tra i molteplici significati che ha lo sputo per i palermitani.

A Palermo lo sputo non è una semplice emissione di saliva. Intorno a questo gesto, non certo elegante, esistono una serie di significati da decodificare e da decifrare; c’è un mondo complesso da scoprire, tanti  non detti, metafore e messaggi subliminali… Perché per noi palermitani la gestualità ed il linguaggio del corpo sono molto importanti, fondamentali, forse più delle parole.

C’è sputo e sputo a Palermo, anzi direi che c’è sputo e “sputazzata”. Quest’ultima è molto più dispregiativa di un semplice sputo. Se qualcuno dice: “ti dassi na sputazzata” non è certo un complimento, anche se c’è sempre un fondo di ironia in tutto questo.

La sputazzata ha molti significati nascosti, solitamente esprime disprezzo per chi si ha di fronte, è una minaccia metaforica, un’umiliazione, un’espressione di rabbia.

I Palermitani concepiscono lo sputare come un atto esplicabile in  diverse direzioni: se c’è il normale sputo frontale, più  sfumature possono avere invece “a sputata ri latu”, a “sputata ri traverso” o addirittura la “sputata ru riente” intendendo in questo caso la sputata attraverso  il molare: questa sputata si mima perfettamente aprendo la bocca lateralmente a far apparire il molare e da quel varco far fuoriuscire lo sputo; ci vuole molta abilità in questa operazione, infatti “cu avi a sputata ru rienti” è considerato un vero malandrino, qualcuno che con questo gesto voglia affermare il proprio potere sugli altri, ma un potere in parte fittizio, ridicolo, da semplice gradasso, soprattutto se di lui si  dicesse: “fa solo sputazza”, nel senso di “tutto fumo e niente arrosto”, solo schiuma e nessuna sostanza…

Certo anche lo sputo frontale indica una volontà di umiliare chi si ha davanti, con indifferenza o in maniera esplicita, basta anche solo il verso, il rumore: “pppuu” orientato verso il basso, ai piedi della persona contestata, senza nemmeno la fuoriuscita della saliva, per voler dire: “mi disgusti” esprimendo una rabbia tutta interiorizzata e nemmeno poi tanto, perché si sa è meglio non tenersi troppo dentro un magone, certi atti sono anche liberatori.  Mia nonna da vera donna palermitana, racconta un episodio capitatole circa settant’anni fa: c’era una sua rivale in amore che un giorno si pavoneggiava passeggiando davanti alla sua persiana, lei lo racconta ancora con un pizzico di onore e la stessa rabbia di tanto tempo addietro. La guardò dritta negli occhi e le disse, rivolgendosi al pavimento: “PPu, mi fai schifo”: la contendente non si fece più vedere e mio nonno fu presto conquistato…

Quando lo sputo è rivolto a una parete distante invece si vorrà dire: “t’impiccicassi ‘nto muru” , ovvero che si avrebbe la forza e il dispregio tale da spiaccicare al muro il proprio interlocutore, come si farebbe con il proprio sputo.

Nelle interlocuzioni tipiche dei Palermitani, si scelgono alcune parti specifiche del corpo da poter sputare: “ti sputassi ‘nta facci” (vorrei sputarti in faccia) oppure “ti sputu ‘nto n’uocchiu” (ti sputo nell’occhio, in uno solo però) ma anche il naso può essere preso di mira. Un luogo in cui invece non si dovrebbe mai sputare è il piatto in cui si mangia, sarebbe sintomo di ingratitudine verso ciò che la vita ci ha dato.

Bisogna dire che intorno allo sputo c’è anche della letteratura e tutta una storia passata. Anticamente infatti esistevano dei pezzi di arredamento chiamati sputacchiere, sono esistite fino agli anni cinquanta, ne fa cenno anche il Pitrè. Le sputacchiere erano di rame, di ottone o smaltate, nacquero perché si evitasse di sputare a terra, abitudine del passato ma anche del presente: a Palermo mi capita ancora di vedere uomini soprattutto anziani che sputano a terra.  Le sputacchiere si diffusero dentro le case,  anche perché l’uso del tabacco da masticare favoriva il bisogno di espulsione salivare e soprattutto si trovavano nei saloni da barbiere, luoghi  di ritrovo per uomini, dove oltre al farsi fare aggiustare barba e capelli, ci si faceva anche cavare i denti, ed anche questa attività presupponeva l’utilizzo di un recipiente dove sputare visto che ancora non esistevano quelle fastidiosissime cannucce aspira saliva che usano i dentisti moderni. Tutto molto igienico in anni in cui la tubercolosi la faceva da padrone.

In generale come abbiamo potuto vedere l’atto di sputare simboleggia disprezzo e rabbia, un ulteriore significato è addirittura quello del biasimo così totale da prevedere  “l’auto sputo”: è  possibile infatti che si inviti  qualcuno a sputarsi allo specchio, perché degnarlo del proprio sputo sarebbe già un vanto, ci si può addirittura rifiutare di sputare qualcuno perché non merita nemmeno questo: “un ti sputu sinnò acquisti valore” o anche “non ti sputu sennò ti lavu”. A chi ha appena fatto una stupidata invece si consiglierà di “sputare ‘nta ll’aria” (in alto) cosi per la sola forza di gravità lo sputo gli ricadrà in faccia.

C’è però un’accezione anche giocosa e positiva della sputata. C’è la gara di sputo che i bambini fanno per svago e diletto, una sfida innocente per vedere chi riesce a mirare il bersaglio più distante; c’è lo sputo dei semini neri dell’anguria, un vero divertimento per i bambini che come delle mitragliette espellono tutti i semini a raffica. C’è anche lo sputo contro il malocchio, magari accompagnato da qualche filastrocca popolare, c’è lo sputo curativo utile per “disinfettare” una ferita (questo è più che altro uno sputo materno, la mamma lo usa per guarire o anche per pulire il proprio bambino da qualche macchia improvvisa). Lo sputo ha anche un potere incollante, ma non troppo, se si rompe il giocattolo ad un bimbo si potrà fingere di rincollarlo con questo metodo, ma se si dice di qualcosa che è “incuddata ca sputazza” si può essere certi che non reggerà a lungo.

C’è poi lo sputo della semenza, da cui nasce quest’articolo forse un po’ scivoloso, che è poi uno degli svaghi preferiti dai palermitani: che piacere ci sarebbe durante una festa o una passeggiata, nel mangiare il classico “scaccio”, che altro non sono che i semini essiccati (di zucca, ceci, pistacchio, arachidi etc) da noi tanto graditi e dover riporre le bucce da qualche parte? L’ideale è sputarle per terra, con tutto il significato metaforico che ci possa essere: dipende da chi ti passa accanto, a chi dedichi la sputata; c’è anche un significato politico a voler ben vedere. Se sputi durante il corteo del Festino di Santa Rosalia, dipende anche dal Sindaco del momento o dalle condizioni economiche che vive la cittadinanza. Secondo il caso lo sputo sarà di incoraggiamento, di entusiasmo  o di disprezzo.

Per concludere c’è lo sputo più schifoso, più consistente, il più violento e dispregiativo: la così detta sgracchiata catarrosa. Lì non c’è metafora o codice che tenga: se ricevi uno sgracchio sarà talmente ripugnante che non c’è nessuna possibilità di trovarne una lettura positiva…

Per chi avrà avuto la forza di arrivare fin qui, la conclusione è: “Per noi siciliani dietro ogni gesto anche il più  quotidiano, tradizionale, semplice o istintivo c’è sempre qualcosa che va oltre, una lettura tra le righe di una realtà molto più complessa  di quanto sembrerebbe”. Spero adesso che la mia amica Eva abbia qualche elemento in più per decodificarci…

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Giuseppe Ruffino

Una vera sputazzata controvento per Eva e la sua “manciata ra simienza”. Insomma, un KO tecnico. Ci rifaremo Evelin, non dubitare.

Grazie Giovanni!

Giovanni

Complimenti. Sempri articoli intelligenti, divertenti e che insegnano qualcosa: anche sputare. Perchè no?