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Cronaca di una giornata di memoria e di impegno

Cinisi, 7 dicembre 2104. Una giornata di quelle in cui l’emozione si respira nell’aria, tra un abbraccio, un ricordo e la speranza che ancora ci sia la possibilità di cambiamento e di una società migliore.

Pochi passi a piedi per raggiungere la persiana di Casa Memoria e l’immagine che mi ritorna continuamente in mente è quella della foto in bianco e nero di Felicia che con un lieve sorriso, la pelle segnata dal tempo, dal dolore e dalla lotta, apre proprio quella persiana e sembra invitarci ancora nella sua casa, che lei stessa ha voluto trasformare in un luogo di incontro, di cultura, di impegno e di lotta contro la mafia.

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Giovanni Impastato con Umberto Santino (foto di Davide Fadda)

Una piccola folla si raccoglie davanti alla porta, i soliti amici, i vecchi compagni, le persone che non si sono ancora stancate di crederci, forse poche, ma importanti, due amici e compagni giunti dalla Sardegna per questa giornata ed un nutrito gruppo di studenti e studentesse universitari di Scienze della Formazione che hanno voglia di collaborare con Casa Memoria, perché come dichiareranno poco dopo al microfono, per chi vuole diventare un educatore è importante ricordare Peppino e Felicia.

Ascolteremo le parole decise, a volte rotte dalla commozione, altre pronte a farci scoppiare in una risata liberatoria, di chi ha condiviso la propria vita, i propri giorni, le proprie lotte e speranze insieme a Peppino e ha continuato a farlo poi con Felicia ed ancora oggi. Sentiremo le voci di Giovanni Impastato, Umberto Santino, Salvo Vitale, Pino Manzella, che ci inviteranno a riflettere, tra un ricordo personale, una poesia, un episodio di satira e lotta.

Riecheggia da questi racconti la storia della civiltà contadina cinisense distrutta dalle ruspe per la costruzione della terza pista dell’aeroporto, che tolse il sostentamento a molte famiglie alle quali fu rubata la fertile terra e non fu dato nemmeno un giusto risarcimento. Riecheggia la lotta di Peppino, una delle sue prime lotte nel ‘68. Ascoltiamo poi l’intervento delle studentesse dell’Associazione Universitaria della Facoltà di Scienze della Formazione, per concludere con l’intenso e sentito intervento del sindaco di Messina Accorinti, che ci racconta di come ancora oggi, sulle tracce di Peppino, sia possibile cercare di sconfiggere la mafia. L’esperienza di Messina è “Un tentativo che è venuto dalla gente, per cercare di fare un cambio netto, spirituale, culturale e dunque, politico”. Ci parla dell’importanza di “mettersi insieme per cambiare le sorti di una intera collettività, per il bene comune”. Ci saluta con una frase di Bufalino: «Come si sconfiggono le mafie?… Con tanti buoni maestri elementari!».
Pochi passi ci porteranno a vedere il meraviglioso plastico del Mulinazzo realizzato dall’artista Giacomo Randazzo, che ci racconta di quella civiltà contadina che non c’è più. Giacomo Randazzo è un grande presepista. Il suo meraviglioso Presepe in questi anni non ci ha solamente parlato del Natale, ma ha sempre raccontato della Cinisi di un tempo, ed oggi con questa installazione il presepe si è “laicizzato”, non c’è più la rappresentazione della nascita di Cristo, ma è un “presepe di lotta”. Nella stessa stanza sono presenti i disegni e quadri su carta antica di Pino Manzella e le suggestive foto di Salvatore Maltese, che nel suo intervento, l’artista Pino Manzella ci aveva raccontato come il frutto di un vecchio rullino mai sviluppato, ritrovato dopo tanti anni e contenente delle foto preziosissime.

Da Casa Memoria meno di cento passi ci portano all’ex casa Badalamenti per una collettiva fotografica dal titolo “Migranti” a cura dell’associazione Asadin ed una mostra di pittura “Donne” di Evelin Costa, che raccontano il tema delle donne migranti, simbolo di sofferenza e contemporaneamente di fiducia nel futuro, con la speranza che la foto di Felicia che apre la porta di casa sua, rappresenti anche in questo caso l’emergere da parte di tutti di quello spirito di accoglienza che ci rende più umani e solidali.

La giornata continua nel pomeriggio con letture a più voci di brani tratti dal libro intervista “La mafia in casa mia” di Anna Puglisi e Umberto Santino.
Anna Puglisi inizia il suo intervento proprio partendo da quella foto di Gabriella Ebano in cui Felicia apre la porta finestra della sua casa e di come Felicia fosse contenta della presenza di tanti giovani in casa sua. Li spingeva a studiare: «Studiate, perché studiando si apre la testa e si capisce quello che è giusto e quello che non è giusto».
Da ogni lettura emerge la forza di questa donna che fa il suo primo atto di ribellione fin da ragazza, quando a pochi giorni dal matrimonio, col corredo già pronto, decide di dire “no”, perché non vuole sposare un uomo per cui non prova nulla. Questo è impensabile per una donna siciliana dei suoi tempi, eppure lei lo fece e disse al proprio padre che se solo l’avessero rapita o toccata, avrebbe denunciato tutti, anche lui. La sua storia continuò tra sofferenze e ribellioni, perché subito dopo il matrimonio, inizialmente d’amore con Luigi Impastato, cominciarono gli scontri col marito a cui lei impedì di portare in casa mafiosi o latitanti. Quando cominciarono le prime lotte di Peppino, Felicia lo difese dal marito e dai parenti mafiosi, cercando comunque di dissuaderlo in ogni modo dal mettere a rischio se stesso, come quando cercò di fermare la circolazione di un articolo, “La mafia è una montagna di merda”, che Peppino aveva scritto sul foglio “L’idea socialista”.
Felicia continuò la sua lotta dopo l’uccisione del figlio, quando tutti avrebbero immaginato che da siciliana quale era sarebbe rimasta zitta; ma lei era una di quelle donne siciliane che lottano, voleva difendere politicamente suo figlio dalla falsa accusa di terrorismo, voleva giustizia, perché Peppino “lottava per cose giuste e precise”.

Il pomeriggio continua con la presentazione del libro “La memoria e l’arte” a cura di Paolo Chirco, Giovanni Impastato, Pino Manzella. Introdotto da Giovanni Impastato che ricorda il lavoro fatto da Casa Memoria negli anni, che se purtroppo non è riuscito a sconfiggere la cultura mafiosa che è fortemente radicata, comunque ha rappresentato un “presidio di democrazia” in un luogo così pieno di contraddizioni.

Successivamente gli interventi di Pino Manzella, Salvo Vitale, Umberto Santino, Cristina Cucinella, Giacomo Randazzo che ci parlerà del suo plastico che è memoria di quello che c’era e nella sua negazione, di quello che c’è adesso, il nulla frutto delle ruspe.

A Casa Memoria l’esperienza di Peppino e di Felicia è raccontata anche tramite l’arte, ne parla Pino Manzella, con l’ esigenza di legare la memoria al presente, un legame importante è anche quello che nel suo stesso murales con un filo rosso lega Peppino ai suoi compagni che non ci sono più. Ci sono le opere di chi negli anni ha voluto far vivere questa storia, fotografie, sculture, quadri.

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Giovanni Impastato con Pino Manzella (foto di Davide Fadda)

Perché questa è una storia che va raccontata alle nuove generazioni a cui spesso Peppino è descritto in maniera falsata, senza però dimenticare che tanti risultati sono stati ottenuti. Salvo Vitale approfondirà la storia del Mulinazzo, se inevitabile era la fine della civiltà contadina, questa non può essere vissuta come un’assenza, quella terra non c’è più, ma c’è stata.

Umberto Santino leggerà la sua poesia sulle orme dell’ ”Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters dove a parlare sono le lapidi che raccontano la vita delle persone sepolte nel cimitero di un immaginario paesino statunitense. In questo caso a parlare sono “immagini di un mondo svanito che rivivono” in “una spoon river dei vivi” e come in un nuovo rinascimento “dalla casa da cui partivano ordini di morti ora comincia un nuovo cammino”.

Importante, per un legame tra memoria e futuro, l’intervento di Cristina Cucinella, che descrive la sua esperienza di volontaria a Casa Memoria, iniziata nel 2009 con il Servizio Civile, esperienza che le ha cambiato la vita facendola crescere culturalmente e non solo. Ascoltando le memorie di chi le ha raccontato la propria storia si è sviluppato il suo impegno presente, per un futuro migliore per il territorio.

La giornata si concluderà con la visione del film di Gregorio Mascolo, “Felicia”, che racconta la travagliata vita di questa donna. Il film inizia con le riprese originali della visita fatta nel 2000 dalla Commissione Antimafia a Cinisi, per consegnare il lavoro d’inchiesta che aveva accertato l’originario depistaggio delle indagini. Felicia dichiara emozionata “Mi avete resuscitato un figlio”.

Nella speranza che ancora la lotta di Peppino viva nelle generazioni future.

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