Anyway the Wind Blows… così chiudeva “Bohemian Rapsody”. Sussurrato, dopo cambi di ritmo ed un cantato eccezionale. Una poesia, un testo di denuncia, ed uno dei pezzi rock più belli della storia per Rolling Stones (al pari di “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin).

A cantarlo era Freddie Mercury (Farrokh Bulsara all’anagrafe), di Zanzibar ma emigrato da piccolo in Inghilterra, accompagnato sia strumentalmente che vocalmente, da Brian May, Roger Taylor e John Deacon… in sintesi i Queen, uno dei migliori gruppi rock della storia.

Gli anni che ci portarono via Morrison, Joplin ed Hendrix (dal 69 al 71), sono gli anni di formazione di questo fantastico gruppo. Nasce dalle ceneri del vecchio gruppo di Brian May, i “1984”. Con l’arrivo di Taylor, e successivamente di Bulsara (che sceglierà come nome d’arte Freddie Mercury proprio in quel periodo), e nel 1971 di Deacon, nasce una sintesi di elementi perfetta che sconvolgerà il mondo musicale per 20 anni, e continua ad essere amato anche ora, nonostante la morte del loro frontman e l’abbandono del gruppo da parte di Deacon.

Nel 1973 pubblicano il primo album, intitolato semplicemente Queen. E’ un album quasi totalmente Hard e Glam Rock, con influenze del nascente Heavy Metal, ha un discreto successo, e la canzone più famosa è sicuramente “Liar”, seguita da ” Keep Yourself Alive”.

L’anno successivo escono addirittura due album. Queen II e Sheer Heart Attack, il primo doveva addirittura uscire nel 1973, ma per una serie di vicissitudini esce in ritardo. Il secondo album è caratterizzato da due lati, il lato bianco è composto quasi interamente da brani scritti da Brian May (tranne uno scritto da Taylor), mentre il lato nero è composto da brani scritti da Freddie Mercury. Per la prima volta una canzone di questo album entra nella top ten, ovvero “Seven Seas of Rhye”, ma rimarrà ancora più famosa “Some Day One Day”.

Il terzo album Sheer Heart Attack è quello del botto: per la prima volta il grande pubblico si accorge di questo gruppo (i primi due album erano andati discretamente), anche perché finalmente tutti i componenti della band compongono le canzoni, sia singolarmente, che in team. “Killer Queen”, “Now I’m Here” e “Tenent Funster” diventano dei veri e propri successi, addirittura diventano disco d’oro in Giappone. Il loro successo diventa planetario, rispetto agli Stati Uniti (dove vendevano di più, anche rispetto al Regno Unito).

Nel 1975 esce l’album più famoso, ed apprezzato dalla critica, della band Inglese, “A Night at the Opera”. E’ un album pazzesco, a parte la già citata Bohemian Rapsody, contiene hit quali “You Are My Best Friends”, “Love of My Life”, “I’m in Love with my Car” (cantata totalmente da Roger Taylor) ed un “God Save the Queen” totalmente arrangiato da Brian May.

Sull’onda del successo di quell’album, nel 1976 esce anche “A Day at the Races” (che originalmente doveva uscire con l’album precedente, come doppio album), ed i pezzi “Tie You Mother Down” e soprattutto “Somebody to Love”, diventano immediatamente successi (il secondo diviene disco d’oro pure in Italia).

Da allora è tutto un successo: ogni album contiene pezzi indimenticabili, ogni anno c’è una o due hit nuove. Ma non sono gli album il motivo del maggiore successo dei Queen. Infatti la band dà il meglio nei concerti: è negli anni 80 che i Queen dimostrano al mondo quanto non ci sia paragone con le altre dal vivo. Anche nel periodo in cui ognuno di loro tenta delle avventure da solista, o accompagnando altri artisti, loro continuano ad avere un successo enorme. Anche con l’introduzione dei sintetizzatori (di cui avevano evitato l’uso per un decennio), o il cambio stile verso il pop o il dance rock. I Queen capiscono l’andazzo commerciale, si adattano e diventano fra i migliori anche in stili diversi.
Nel 1985 al Live Aid, prendono il palco e fanno la loro miglior esibizione nella storia, oscurando con il talento gli altri artisti che presero parte all’evento.

Gli anni successivi, pieni di successo, però vedono le apparizioni in pubblico di Freddie, meno frequenti, gli stessi video musicali, che ne erano diventati un altro punto di forza (memorabile quello di I Want to Break Free), sono meno frequenti e con spesso immagini di repertorio. Il motivo è la malattia del frontman, l’AIDS, che pian piano lo sta fiaccando fisicamente. Freddie è dimagrito visibilmente, e nonostante riesca a registrare un pezzo immortale e vocalmente eccelso quale “The Show Must Go On”, dal vivo non ha più la forza di prendere il palco.

E’ il 23 novembre del 1991, e Freddie annuncia al mondo la sua malattia. Non c’è nemmeno il tempo di assorbire la notizia, il giorno successivo muore per una broncopolmonite.

Lascia il mondo con 14 album pubblicati (più uno postumo nel 1995).

I Queen dopo il maxi concerto di tributo nel 1992 (evento che viene seguito da un pubblico televisivo di un miliardo di persone, in tutto il mondo), attraversano un periodo terribile, e si prendono una pausa per decidere cosa fare. Dopo una serie di album di raccolta (più quello postumo già citato), i Queen tornano a suonare, anche senza Freddie e John Deacon (che ha deciso di abbandonare il gruppo, dopo la morte dell’amico), e dal 2002 al 2009 si esibiscono con Paul Rodgers, sotto il nome di “Quenn + Paul Rodgers”. E’ un tentativo discreto, ma che non raccoglie un gran successo, quindi nel 2011 avviano la collaborazione con Adam Lambert (tutt’ora membro del gruppo) come “Queen + Adam Lambert”.

Perché anche dopo la morte del frontman; Anyway the Wind Blows.

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