Cinisi, 25 maggio 2015. All’indomani dalla vittoria del campionato di pallavolo della categoria di seconda divisione femminile incontriamo la squadra vincitrice. Si tratta della squadra dell’Associane Kunos, che ci accoglie presso la palestra comunale.

Intervistiamo il mister Musumeci e le ragazze della squadra. L’atmosfera è molto allegra e distesa e si comincia con una domanda che è ormai di rito:

Come nasce Kunos?
E a risponderci è proprio il mister.

«Kunos nasce nel ’90, quando un gruppo di ragazzi che giocavano a pallavolo decidono di unire le loro competenze per creare nuovi atleti. Ricordo che al momento della costituzione nessuno voleva ricoprire la carica di presidente e nessuno quella dell’allenatore, ci facevamo i complimenti a vicenda fino a quando poi abbiamo trovato un compromesso. In realtà alla Kunos le cariche sono proforma e vige, dagli anni ’90 fino a ora, uno stile di pariteticità assoluta. Tra i soci fondatori, a parte me, vi sono Angelo Misuraca, Ernesto Musumeci, Michele Lo Coco, Giuseppe Ferrara. Abbiamo mosso i primi passi insieme alla scuola media e piano piano siamo cresciuti. Nel 2002, 2003 e 2004 abbiamo partecipato pure al campionato di serie D femminile e oggi abbiamo 5 squadre: una di prima divisione, una di seconda divisione, una di under 13, una di under 16 e il minivolley».

Quanti associati conta Kunos?

«Gli iscritti sono circa 60 che vanno dai 10 a 23 anni e sono tutte femmine». Con ironia, sorridendo, il mister aggiunge: “Il destino ha voluto che io, nella vita, mi occupassi di donne”.

E all’espressione divertita del “coach” le ragazze ridono sonoramente.

La Pallavolo è uno “sport femmina” così come il calcio è uno “sport maschio”?

«Sicuramente la maggior parte dei ragazzi è più appassionato al calcio che alla pallavolo, ma noi abbiamo avuto esperienze di squadre maschili nel ’96 e nel 2009 . Ricordo che però vi erano difficoltà gestionali poiché, avendo anche le squadre femminili, l’associazione necessitava di tanti allenatori e in più, i ragazzi, in genere, sono meno costanti delle ragazze, più superficiali e con il tempo hanno cominciato a diminuire fino a scomparire. Ho appurato, invece, che le ragazze sono più serie e se prendono un impegno lo portano a compimento ma – guardando le ragazze che lo circondano – ammetto che sono più “difficili” da gestire».

Se l’atleta più grande ha 23 anni, Kunos è un’associazione giovanissima, per lo più adolescente. Allora com’è fare sport da adolescente? Come si vivono vittorie e sconfitte? E qual è il valore sociale e relazionale della pallavolo?

«È un’età in cui le ragazze non hanno capito ancora chi sono e cosa vogliono, e a prescindere dalla cura tecnico-tattica dello sport in sé, abbiamo sempre avuto un’attenzione particolare alla loro crescita emotiva e sociale. Ho fatto e faccio da psicologo tante volte – ammette con un’ espressione mista di imbarazzo, soddisfazione e protezione paterna – ma è chiaro che non mi voglio sostituire ai genitori. Mi è capitato di avere in squadra atlete molto timide e insicure ma la pallavolo è gioco di squadra e richiede sacrificio e dedizione quindi piano piano si è costretti ad entrare in relazione; quando una ragazza riesce a vincere le sue insicurezze attraverso lo sport si prova una soddisfazione nettamente superiore a quella che può derivare dalla vittoria di un campionato. La squadra ti fortifica e ti mette dentro ad un contesto comunitario, non esiste individualità nella pallavolo, si vince o si perde “insieme”. Per questo quando qualcuno gioca male, tutto il gruppo somatizza e ne risente».

Benefici fisici: quali sono?

E a questo punto il mister non ha il tempo neanche di aprire bocca che viene prontamente anticipato dalle giocatrici:

«I benefici sono ben pochi dal punto di vista estetico. La muscolatura delle gambe cresce notevolmente, fino a farle apparire gambe da uomo, le spalle e le braccia si irrobustiscono e gli arti si allungano vertiginosamente».

Riprende la parola il mister:

«Essendo uno sport simmetrico la pallavolo genera una crescita più armoniosa del corpo, specie in fase di sviluppo. Kunos prevede preparazione atletica e visite mediche, fisioterapiche e cardiologiche precedenti al campionato».

Tatiana, giocatrice di seconda divisione, che allena le bambine del minivolley prosegue:

«Per i dodicenni ci occupiamo di curare gli elementi basilari della pallavolo, come il bagher e il palleggio e sicuramente la corsa, gli esercizi di mobilità articolari, di coordinamento e psicomotori. Ma si presta maggiore spazio agli aspetti ludici dello sport, che in fondo è uno gioco».

Iscrizioni e procedure.

«Chi è interessato può contattarci telefonicamente o venirci a trovare in palestra o consultare il sito. Gli allenamenti si svolgono 3 volte a settimana e noi forniamo le divise e l’iscrizione al campionato».

A Cinisi, quasi per cultura, lo sport è considerato una delle tante attività che un giovane potrebbe svolgere, come la scuola, il catechismo, il corso di musica ecc., non si pensa alla possibilità che lo sport possa diventare il lavoro di una persona. L’esperienza della Kunos, a proposito di ciò, qual è?

Alla nostra domanda le ragazze annuiscono con evidenza, fanno spallucce e sembra che abbiamo toccato un tasto dolente.

«Il problema è di sistema. Al sud mancano le strutture e anche nelle scuole lo sport non viene valorizzato a sufficienza, e dunque i talenti non emergono. Noi abbiamo lanciato atlete che oggi giocano in serie D e in serie C però in effetti nessuno pensa allo sport come un mestiere, esso resta un’attività salutare e al massimo una passione. La responsabilità è anche dei presidenti delle società che spesso arrivano in serie B e vendono il titolo per guadagnare denaro e questo spezza le gambe agli atleti».

E Ilenia, capitano della squadra, continua: «I genitori, spesso, considerano lo sport come il premio da donare ai loro figli se hanno un buon rendimento scolastico, o altre volte guardano all’impegno sportivo dei figli come qualcosa di fastidioso, anche per il solo fatto di doverli accompagnare in palestra».

Rapporti con le istituzioni e le altre associazioni del territorio.

E un attimo di silenzio, interrotto da espressioni di rassegnazione. Poi:

«Beh si potrebbe scrivere un libro. – afferma il mister – Ho tentato più volte di intessere rapporti collaborativi con altre associazioni di pallavolo, in modo da mettere insieme le risorse, gli atleti e partecipare a più campionati ma ogni società è gelosa dei propri giocatori e nessuno è mai stato disposto ad “unire le forze”. Con le istituzioni e le associazioni di Cinisi, invece, i rapporti sono molto positivi e sono molto contento del Palio dei Rioni, di cui negli anni ’80, mi occupai personalmente, così come delle Mini Olimpiadi e del Twirling.

La palla come fonte di aggregazione, il campo come luogo di incontro, lo sport come relazione. Kunos è tutto questo.

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