Home Cultura “La mia isola” di Naire Feo, tra leggenda, realtà e utopia

“La mia isola” di Naire Feo, tra leggenda, realtà e utopia

Incontriamo Naire Feo il giorno dell’inaugurazione della mostra “La mia Isola. Leggende siciliane”. Siamo al Margaret Cafè, in un tavolo all’esterno del bar per respirare il fresco della sera dopo aver trascorso un bel pomeriggio accompagnati dalla vista dei quadri di questa artista siciliana, da letture e dalla musica del Maestro Innocenzo Bua. La nostra più che una vera intervista è una chiacchierata a tre, visto che assieme a me c’è Pino Manzella. Siamo rilassati e sorridenti.

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Pino Manzella: i tuoi quadri raffigurano alcuni miti e leggende siciliane, da cosa nasce questa mostra?

“Nasce cinque anni fa. Dovevo fare una personale per la Provincia e non sapevo quale tema affrontare. Ho letto alcuni libri del professore Claudio Alessandri, deceduto da due anni. A partire da questo è nata la mia idea di trattare alcune leggende siciliane. Le leggende rappresentate nella mia personale sono infatti frutto della rielaborazione di alcuni testi antichi e meno antichi di Claudio Alessandri, con lui è stato un lavoro molto importante, ci sentivamo anche quattro volte al giorno, in lui ho trovato una persona veramente disponibile e generosa”.

Evelin Costa: nella tua mostra affronti diverse leggende, “Il ratto di Proserpina”, “L’isola che non c’è”, “Colapesce”, “La leggenda di Sicilia”, “La pantofola della regina”, “Il castagno dei cento cavalli”…  C’è una leggenda che ha un  significato più importante per te o che ti ha toccata maggiormente?

“Dalla leggenda di Colapesce ho elaborato quattro opere. Si vede il Castello di Federico II, la mano che sorregge e fa da terza colonna alla Sicilia, il fondo marino dove si trovano i tre elementi che Federico II gettava in mare per farli riportare a Colapesce: la corona, l’anello e la coppa. Ho affrontato tante altre leggende, ed altre potrò svilupparne in seguito, in realtà considero questa una mostra in progress”.

Evelin Costa: nei tuoi quadri sono spesso protagonisti gli alberi, E’ un caso o c’è un motivo in questa scelta? L’albero ha molti significati…

“Non è un caso, dipingo alberi da tanti anni. Sono una paesaggista. Tranne per un breve periodo in cui i miei paesaggi erano eterei, senza alberi e senza niente, per il resto della mia ricerca, il mio leitmotiv è stato l’albero. Perché l’albero ha tanti significati, ha il significato del padre ed ha il significato della natura che purtroppo stiamo distruggendo, infatti il percorso che sto tentando di portare avanti nella mia nuova personale è proprio quello verso l’ecosostenibilità”.

Evelin Costa: noi di Cinisi Online siamo molto sensibili alla questione dell’ecosostenibilità e cerchiamo di raccontare questioni legate all’inquinamento, allo smaltimento dei rifiuti, alla cura del territorio. Puoi dirci che tipo di contributo può dare un artista a questa tematica?

L’artista può lanciare un messaggio. Si parla molto di ecosostenibilità, di cibi biologici, di biodiversità, architettura biosostenibile, si dicono tante parole ma si vedono pochi fatti concreti. Un esempio è l’Expo di Milano. Siamo sicuri che si stia affrontando nel modo giusto il tema dell’alimentazione biologica? Un artista può dare un messaggio sperando che sia recepito”.

Naire ci racconta di come abbia scelto di lasciare la città per trasferirsi ad Alcamo, di come sia importante coltivare l’educazione e la civiltà, il rispetto del territorio, il riuso, imparare a conoscere  la campagna cercando di vivere il verde.

Ci tiene a dirci che il suo impegno e la sua pittura trasmettono messaggi, ma in primo luogo è qualcosa che fa per se stessa, per stare bene: “Bisogna divertirsi a fare le cose”. E la sua gioia si percepisce nelle sue opere.

Pino Manzella: oltre ad essere una pittrice, sei direttore artistico dell’associazione “Ricercarte”. Che progetti avete sviluppato e state portando avanti nel futuro? Naire… facci sapere “cosa bolle in pentola”.

Naire Feo ci racconta la sua esperienza come direttore artistico di Ricercarte, un’associazione creata insieme al marito Bartolomeo Conciauro, anche lui artista, che ha dodici anni di esperienza. “Il 6 giugno inauguro la terza personale dopo un inverno molto proficuo. Si tratta della personale di Gilda Gubbiotti presente al Marconi di Alcamo fino al 12 giugno. Bolle in pentola una collettiva e tante altre iniziative, non solo in Sicilia, sicuramente a Berlino e a Matera. Ma non posso svelare tutto, intanto invito i lettori di Cinisi Online alla personale del 6 giugno”.

Torniamo a parlare dei quadri esposti al Margaret Cafè.

Pino Manzella: quali tecniche pittoriche hai usato per questa mostra?

Naire ci racconta che i suoi quadri sono tutti acrilici su tela. I suoi sfondi sono molto sfumati, eterei.

Evelin Costa: mi hai detto che tra i tuoi riferimenti artistici principali c’è Guccione, un grande pittore siciliano, puoi dirci di più?

La sua influenza è presente nei miei sfondi. Il mio primo ispiratore è stato Guccione, perché lui rappresenta la Sicilia, i paesaggi della Sicilia. Tante volte mio marito viaggiando per le campagne siciliane mi dice: “Guarda, Guccione!”.  Sono fondamentali i nostri paesaggi ed è importante anche la nostra luce, quella del nostro sole”.

Evelin Costa: ho rintracciato un legame tra la mostra “La mia isola” e la nuova ricerca pittorica che stai portando avanti, dedicata all’ecosostenibilità. Un  legame tra l’isola della Sicilia, “l’isola che c’è” e “l’isola che non c’è”, quella dell’utopia che vai inseguendo.

“E’ vero, c’è la mia isola e l’isola che non c’è. Tra le varie leggende ho rappresentato quella intitolata “L’isola che non c’è”, un’isola che scompariva (la così detta isola Ferdinandea), ma l’isola che non c’è ha anche un altro significato: mi domando cosa stia rimanendo della vera Sicilia”.

Evelin Costa: l’isola che sogniamo…

“L’isola che sogniamo e che vorremmo. Adesso sto portando avanti una ricerca simbolica, sto dipingendo da alcuni anni una serie di case sull’albero. Quando ho cominciato non se ne parlava tanto, ora esistono. A chi non piacerebbe vivere in una casa sull’albero?”.

Evelin Costa: è il sogno di tutti i bambini.

Ma siamo bambini anche noi adulti ed è giusto tenere cara questa parte di noi”.

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