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Donna vittima e carnefice, attraverso lo sguardo di artisti. Intervista a Vinny Scorsone

All’inaugurazione della seconda tappa della mostra “Virgo et Virago”, che in questi giorni è visitabile presso lo spazio espositivo di “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” in Corso Umberto 183 a Cinisi, incontro la curatrice Vinny Scorsone che ha presentato questa mostra con un testo che analizza la donna da due prospettive differenti, quella di vittima e quella di carnefice.

Una visione interessante che si inserisce in un dibattito aperto rispetto al rapporto tra i generi. La prima tappa di questa mostra, tenutasi a Palermo, ha avuto come data di inizio proprio l’8 Marzo, il giorno dedicato alla donna, nel quale negli ultimi anni è prevalso da un lato l’aspetto della festa, dove le rivendicazioni femminili degli anni passati sono state sostituite da un atteggiamento di sfogo e divertimento a volte fine a se stesso, dall’altro lato quello di cordoglio collettivo, di conta delle vittime, con il rischio che, quello femminile venga concepito solo come il genere da difendere e tutelare da parte dello Stato, subordinandolo quindi nuovamente ad una condizione di minorità.

La Mostra “Virgo et Virago” mette in luce qualcosa di diverso, aspetti a cui solitamente si preferisce non guardare, una visione antropologica secondo cui nella donna e non solo nell’uomo, possono essere rintracciati sia il bene che il male, l’essere vittima e l’essere carnefice, caratteristiche innate nell’umanità che poi è la cultura a far prevalere o soccombere.

Negare o mitigare che anche la donna abbia in sé l’aspetto di violenza, potrebbe forse non essere il miglior modo di difenderla ed affermarne i diritti, in una società in cui tutti i giorni centinaia di donne muoiono per mano di un uomo, spesso di famiglia, che non tollera libere scelte. Al contrario, questa negazione, rischia di diffondere e alimentare un pensiero comune secondo cui la donna va difesa solo in quanto è Santa, è madre, è buona, è vittima. Come se l’eventuale riconoscerle anche degli aspetti negativi possa essere una giustificazione alla violenza subita.  Per cambiare questa società non abbiamo bisogno di una donna spaventata o tutelata, di una donna santificata o vittimizzata, ma di una donna libera. Questa è comunque un discussione  tutta in fieri che non si può risolvere in poche righe. Anche l’arte visiva in questo caso può servire da spunto di riflessione. Ne parliamo con la curatrice.

Ho letto il testo con cui hai presentato la mostra “Virgo et Virago”, la tua mi è sembrata una visione “controcorrente”. Come mai la scelta di analizzare la donna sia nel suo essere vittima che carnefice? Volevi andare contro lo stereotipo che vede la donna solo come fragile e vittima? Dimmi qualcosa in più.

Se la donna continua a considerarsi e proporsi solo in quanto vittima, rischia di entrare sempre di più in una nicchia, una fascia protetta, una  riserva indiana. Non è così che secondo me si affronta la questione. Bisogna capire che una donna è qualcosa di più della vittima, è una “persona normale”, è una persona soprattutto. Il fatto che si cerchi spesso di vedere la donna in maniera diversa da quello che è l’uomo è un modo di ghettizzarla ancora di più. Uomini e donne sono uguali, è solo un fatto culturale che li mette su posizioni differenti. O meglio, fisicamente e mentalmente ci sono  delle differenze, è inutile negarlo, ma il problema vero di questa società è che le differenze si  vogliono annullare, non capendo  che invece arricchiscono, un po’ come succede adesso riguardo il problema dell’ immigrazione. Questa infatti è una mostra dedicata si alla donna, ma in realtà è dedicata alle differenze, all’integrazione. Siamo tutti uguali per dignità personale, per diritti, doveri.

Esplorare i lati negativi  dell’essere umano, della donna in particolare può servire a questa battaglia culturale per il rispetto delle differenze?

Paradossalmente è un modo per dire che una donna è uguale agli uomini.

Questo modo di considerare la donna, nei suoi aspetti non solo di vittima ma anche di carnefice, può essere utile al fine della lotta culturale contro quello che viene convenzionalmente definito “femminicidio”? A proposito, ti piace questa definizione? 

Non mi piace  questa definizione. La mia idea era proprio questa, cercare di smetterla di piangerci addosso, prendere in mano la nostra vita, il nostro essere donna e farne qualcosa di positivo, perché se continuiamo a dire: “siamo donne, siamo vittime”, non ce ne usciamo più. Ecco, era una provocazione.

La mostra è stata inaugurata l’8 Marzo non a caso …

Tieni conto che l’inaugurazione  è stata fatta alla Galleria Studio 71 di Palermo proprio in un momento in cui  si festeggiava l’8 Marzo, mettendo in risalto i diritti della donna ed il femminicidio.  Provocatoriamente io ho cercato di iniziare una contro-battaglia per dire che così non andiamo da nessuna parte.

…che poi  questa contro-battaglia di cui parli non è così lontana da un pensiero che vuole la donna protagonista,  la tua non è una visione antifemminista.

No assolutamente, è un momento di rabbia, per dire “ragazzi, siamo uguali e basta, e quelle differenze che ci sono per natura servono per arricchirci”. Non tutte le donne sono uguali tra loro, e nemmeno gli uomini. In questo mondo esistono persone, ognuna col proprio carattere, col proprio modo di pensare, conta molto in che tipo di cultura ci si forma. La cosa grave è che spesso molto dipende da noi donne che quando diventiamo mamme, soprattutto di un figlio maschio,  dimentichiamo tutto quello per cui ci siamo battute prima.

Tornando alla mostra “Virgo et Virago”, che donna e che umanità emerge da questi quadri? Quale aspetto alla fine è prevalso dal lavoro di questi artisti?

Abbiamo lasciato liberi  gli artisti di indagare l’aspetto della donna che preferivano, che ritenevano più appropriato. Per assurdo molti hanno puntato l’attenzione proprio sulla donna vittima, anche le donne stesse.

Quindi, malgrado tutto, continua ad emergere sempre il ruolo della donna vittima…

…oppure è carnefice perché è stata vittima.

A quando il prossimo appuntamento?

Questa mostra durerà fino al 20 giugno, l’altra tappa si inaugura il 4 luglio al Museo degli Angeli a Sant’Angelo di Brolo e durerà fino alla fine del mese.

E sarà sicuramente un’ ulteriore occasione per riflettere sulle diverse contraddizioni dell’umanità, sul ruolo della donna nella società, sulla violenza e sulla possibilità di superarla, supportati da opere di importante livello artistico che mostrano con intensità la rabbia, l’angoscia, la passione del turbinio dei sentimenti, lotte e trasformazioni che caratterizzano il vissuto umano.

Gli artisti: Antonella Affronti, Daniela Balsamo, Paolo Baratella, Pierluigi Berto, Ilaria Caputo, Aurelio Caruso, Pina Cirino, Filli Cusenza, Giuseppa D’Agostino, Angelo Denaro, Roberto Fontana, Kindia, Pino Manzella, Malena Mazza, Nico Nardomarino, Franco Nocera, Luca Patrone, Salvatore Pizzo, Vanni Quadrio, Rosaria Randazzo, Giuseppina Riggi, Euro Rotelli, Giusto Sucato, TrapaniCalabretta, Elide Triolo, Tiziana Viola Massa.

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