Uno dei cartelli stradali completamente oscurati dalla vegetazione

Il Corso Umberto I è il perno di tante cartoline di Cinisi o di qualsivoglia servizio fotografico che voglia rappresentarla. Che si ponga lo sguardo verso il mare o la montagna non si può restare indifferenti al colpo d’occhio che offre, magari in una giornata di sole.

A ben guardare però esistono delle note stonate lungo questa strada. Ad un’osservatore più attento si manifesta il peso degli anni. Una sorta di rughe tristi che solcano da destra a sinistra il nastro d’asfalto, materializzate nei ruvidi canali che hanno intagliato il manto stradale, quanto basta a dare l’impressione di un attraversamento tranviario.

Percorrendo il Corso in entrambi i sensi si nota la presenza ossessionante di irregolarità del fondo, variamente distribuite tra quelle create da tombini dal bordo dilaniato, dagli scavi rattoppati a pezza o semplicemente delle buche di varia grandezza, comunque tali da scrollare una colonna vertebrale. Attraversare il Corso diventa, in alcuni punti, un rischio per le caviglie. Nei pressi della zona centrale si segnalano depressioni del terreno, probabilmente aumentate dagli ultimi inverni, e coperte a chiazze con tamponi posticci che variano l’altezza della strada stessa.

La stessa vista del manto stradale dà l’impressione di essere sufficientemente consumato dal passaggio di veicoli, diventato un obbligo della vita sociale. La superficie appare tendenzialmente liscia e comunque fastidiosa per chiunque percorra o attraversi a piedi la strada. Ai lati della carreggiata si può trovare della sabbia o qualcosa di simile, che seppur non pericolosa, risulta fastidiosa per i pedoni. Nel tratto tra l’incrocio con via Nazionale e il passaggio ferroviario si possono notare dei dossi d’asfalto, più aggressivi dello stesso passaggio ferroviario, sorti successivamente a lavori che hanno riguardato anche la carreggiata.

Ci si potrebbe chiedere se non fosse stato meglio sistemare una porzione più ampia in modo da provare a rendere più regolare la copertura. Da sottolineare che gli alberi che adornano questo tratto sono annegati nel materiale usato per la copertura della porzione laterale. Lungo tutta la dorsale la linea bianca di mezzeria indica la direzione del colpo d’occhio. Non potrebbe essere oltrepassata ma si trovano con regolarità automobili parcheggiate in senso contrario. Un vizio o un’esternazione di noncuranza verso le regole.

Gli spazi di parcheggio, invece, non paiono sufficienti per ospitare autobus turistici, conseguenza delle reali misure della larghezza di questi mezzi, che sono generalmente troppo grandi e praticamente sostano sulla zona di marcia. Il problema vale per qualsiasi altro mezzo pesante che effettua carico/scarico.

Servirebbero soluzioni alternative non già per il traffico, che in mancanza si regola da sé, quanto per dare efficacia al rispetto delle regole.

La recente rivisitazione delle aiuole non è stata sufficiente a lasciare ben visibili alcuni segnali stradali. Troppo vicini alle piante o coperti dalle stesse.

Eppure di qualsiasi cartello stradale andrebbe garantita la visibilità in qualsiasi condizione.

Volendo adesso potremmo allontanare lo sguardo dalle imperfezioni visibili a stretto contatto con il Corso possiamo tornare alla nostra bella cartolina. Allargare l’inquadratura per eliminare l’anonimato di alcuni palazzi. Scattare una fotografia e tenerla con noi, dimenticando tutti i difetti.

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