Quindi si comincia?

Siamo qua per questo.

Dimmi una cosa di Cinisi.

Anna.

Anna?

Amore non ne avremo.

Un’altra.

Marina di Cinisi. I viali di Torre Pozzillo in cui sfrecciavi col tuo Sì, sole e sale sulla pelle, il casco che indossavi soltanto per paura della multa, sconoscendo ancora quella della morte. E il tenue profumo della Bouganville. A Proust la Madeleine a me un fiore quasi inodore, ma bisogna accontentarsi, giusto?

Quanti anni avevi?

Sedici.

Il tempo vola.

Originale.

Tu invece che parli d’adolescenza!

Una parte di me è rimasta là.

Quale?

Non tu.

Dimmi quale.

Quella che vede ancora gli stivaletti gialli in gomma impermeabile con cui salivo le scale della Vittorio Alfieri – scuola elementare – nelle mattine di pioggia.

Non erano arancioni?

Soffro di daltonismo.

Cominciamo bene. Così lo capiranno tutti.

Cosa?

Quello che ha detto anche lei.

Lei chi?

Chi ci ha permesso di essere qui.

Cosa ha detto?

Sei ossessivo e malinconico.

Ha detto questo?

Sì, non ricordi?

No, stavo pensando alla prima frase da scrivere.

Ti ricordi qual era?

E se avessi  torto?

Era questa?

Sì.

Ma non è la frase con cui hai cominciato.

Credevo l’avessi scritta tu.

E’ una possibilità.

Ha aggiunto qualcos’altro?

Qualche complimento.

Non so gestirli.

Ti sei distratto infatti.

Pensavo alla frase…

E io ho dovuto sorridere!

Quella più adatta…

Poi abbassare lo sguardo.

Per iniziare…

E alla fine ho dovuto scriverla  io!

All’inizio, intendi.

In questo caso non c’è differenza.

O forse ho semplicemente trovato un’idea migliore ed anche questa frase è mia.

Tu scavi, mentre io me ne sto in superficie?

Non essere banale.

Stavi per scrivere superficiale.

Sarebbe stato banale.

Ad ogni modo, lei  pensa ossessivo e malinconico e noi  iniziamo con Anna, sedici anni e scimmiottando Ionesco.

Dici che non va bene?

Temo di no, ma non ne sono certo, per me è la prima volta in pubblico.

Pubblico! Magari ci leggeranno in venticinque.

Non montarti la testa!

Dodici?

In proporzione cinque andrebbero bene.

Secondo te in quanti la capiranno questa?

Non più di cinque.

Arriviamo al dunque perché  se io fossi in chi legge avrei già smesso.

Quindi non saresti in chi legge.

Lo sarei stato.

A questo punto potrebbe non leggerci più nessuno?

E’ una possibilità.

Al punto dunque.

Questa è una presentazione.

Di chi?

Di me.

Di me no?

C’è differenza?

Più di quanto pensi.

Sei la mia spalla.

E’ una possibilità.

Il coprotagonista suona meglio?

Difettiamo di originalità, lo sai vero?

Ma non ne sarai ossessionato?

Da cosa?

Dall’originalità.

Non si è inventato più niente dopo il primo giorno e la prima notte. Cinque o sei tiritere sull’amore, sulla vita, sulla morte, sul nulla delle grandezze umane, ecc., sono state sufficienti a tutti i poeti di tutte le lingue e di tutti i tempi. E quindi uno non deve preoccuparsi se scrive quattrocento volte la stessa cosa, perché l’universo intero non è altro che una grande ripetizione.

Originale.

Sai di chi è?

Theophile Gautier.

Credevo fosse mia, allora ho commesso un errore. Non possiamo ripetere la battuta?

Dovevi pensarci prima. Ormai è tardi.

Ma  così tutti si accorgeranno della differenza.

Tra cosa?

Tra chi sa scrivere e chi no.

Bisogna accontentarsi, giusto? Riconoscere i propri limiti.

Il limite con x che tende a più infinito di un qualsiasi numero diviso x è zero. Sono gli infinitesimi. Ricordi del liceo, ricordo che…

Fermati! Ricorda il rischio noia.

Sono fermo.

Prova a rileggere tutto dall’inizio.

L’ho fatto diverse volte.

Cosa ne pensi?

Non è da buttare.

Non avremo fatto confusione?

E’ una possibilità

Credi se ne sia capito qualcosa?

Direi di sì.

Non è meglio cancellare tutto?

A quello pensa il tempo.

Preferirei di no.

Toh! Bartleby!

Sì, Bartleby, sì! Ma preferirei non ci pensasse.

Parli del tempo?

Non abbiamo parlato d’altro.

E infatti si è fatto tardi.

Serve un finale.

Di che tipo?

Amo la circolarità. La fine che si congiunge con l’inizio. Credo sia l’unico modo di uscire da questa situazione, per illudersi di ammansire il tempo

Ne sei certo?

Sì.

Quindi serve un’idea.

Esatto.

La difficoltà sta nell’ – oh, la meta testualità! della quale io ho il destino di essere innamorato! – aver iniziato con  “si comincia?”. Come congiungere adesso il finale con un inizio che si dichiara tale.

Bel problema, non ci avevo pensato. Comincio a scrivere senza avere un’idea precisa.

Continui a prenderti tutti i meriti.

Se mi aiuti li dividerò con te, più ci penso e più credo che solamente con la circolarità ne usciamo.

Ne sei certo?

Sì.

Quindi circolarità.

Non abbiamo altra via d’uscita.

E se avessi torto?

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