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“La sorella cattiva”, Véronique Ovaldé

In occasione della VI edizione del Festival della narrativa francese la città di Palermo, insieme ad altre 16 città italiane, ospita grandi talenti dell’eclettica fiction française contemporanea con il duplice obiettivo di promuovere la narrativa francofona fuori dai confini nazionali e di sostenere l’impegno che le case editrici italiane profondono nel curare, tradurre e pubblicare le opere letterarie straniere.

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Esiste un’innegabile affinità elettiva tra la Francia e l’Italia. Sarabbe banale ricondurre a ciò solamente un’adiacenza territoriale, di fatto occorrerebbe scavare più a fondo nel passato letterario, culturale e linguistico, per comprendere quanto queste due realtà siano riuscite a compenetrarsi mantenendo allo stesso tempo ciascuna una propria identità.

La libreria Modusvivendi di Palermo ha invitato il pubblico di appassionati lettori a prendere parte ad un interessante rendez-vous italo-francese, con l’eccezionale presenza di Giorgio Vasta che ha dialogato con l’autrice parigina sul suo ultimo romanzo: “La sorella cattiva”.

La storia racconta di una ragazza, Maria Cristina, che trascorsa la sua infanzia tra le foreste canadesi in un ambiente familiare gelido, asfissiante e poco incline all’apertura mentale, si lancia verso l’ignoto, verso la libertà di una Los Angeles calda e coinvolgente. Dal nido opprimente ma fondamentalmente sicuro, al paradiso californiano per dare vita al suo sogno più grande: diventare una scrittrice.

L’Ovaldé costruisce personaggi scolpiti nel granito, in un intrecciarsi continuo di dettagli che ruotano attorno alla protagonista, che sebbene sia sempre in scena non è mai una presenza aggressiva. Spesso silenziosa ma attenta osservatrice del mondo. La narrazione è caratterizzata da continui cambiamenti di tonalità: da un inizio eccessivo, “molto californiano” ha dichiarato la scrittrice, ci si immerge proseguendo verso atmosfere più malinconiche e meditative. «Scrivo libri che mescolano malinconia e allegria, burlesco e tragico. Intendo rappresentare il Carnevale delle persone infelici».

Nel personaggio di Maria Cristina c’è molto di Véronique Ovaldé. Inizialmente ciò che ha spinto l’autrice ha creare la protagonista è stato l’obiettivo di dare dignità allo statuto della scrittrice donna. In Francia, purtroppo, spesso si parla di scrittrici donne come di una sottocategoria, dimostrato dal fatto che al Premio Goncourt, il massimo premio letterario di lingua francese, la percentuale di scrittori di sesso maschile è schiacciante rispetto alla presenza femminile. Il percorso intrapreso da Maria Cristina non è una scappatoia da una vita angusta e problematica all’interno di una famiglia troppo lontana dal suo modo di pensare. Il suo è un cammino verso l’emancipazione, verso la libertà che assume dei connotati particolari e ben precisi. Obbedire alle proprie regole e autodisciplinarsi: queste le più grandi conquiste della libertà.

Ma le traiettorie che la vita sceglie di intraprendere non possono essere categorizzate come un percorso scientificamente regolato. L’esistenza non è una linea retta che da un punto A deve giungere ad un punto B e viceversa. L’imprevisto, le coincidenze, il caso, l’hazard sono costitutivi della vita di chiunque, e ancora di più nel percorso di Maria Cristina, sempre affascinata dagli atteggiamenti degli altri, sempre disposta a cambiare prospettiva ma costantemente schiacciata dal senso di colpa, altro motore portante dell’intera vicenda.

Maria Cristina, lei la “sorella cattiva” costretta a convivere con la pesantezza del male fatto involontariamente alla sorella Meena quando erano piccole. Quel senso di colpa che sembra sbiadire con il passare del tempo ma che poi si ripresenta improvvisamente quasi a sconvolgerla. Ed è con questo che deve fare i conti e decidere quale sarà l’ennesima strada giusta da percorrere.

Véronique Ovaldé ha pubblicato diversi romanzi tradotti in tutto il mondo, tra cui “Gli uomini in generale mi piacciono molto”, “Stanare l’animale” e il pluripremiato “E il mio cuore trasparente”, pubblicati in Italia da Minimum Fax. C

Con “Quello che so di Vera Candida” (Ponte alle Grazie) si è aggiudicata il “Premio Roma per la letteratura straniera 2011”, il “Prix Renaudot des Lyceéns 2009”, il “Prix France Télévisions 2009” e il “Gran Premio delle lettrici di Elle 2010”.

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