Vauro
al centro Vauro durante il corteo del 9 maggio 2016

9 maggio 2016, ore 21:00, Cinisi. Al termine del corteo svolto per la commemorazione di Peppino Impastato, ancora immersi nel fervore della manifestazione e tra gli occhi dei giovani pieni di speranza, nell’atrio comunale del Palazzo dei Benedettini si svolge la VI edizione del premio “Musica e Cultura”.

I premi di quest’anno  sono stati assegnati alla Comunità San Benedetto al porto di Genova, fondata da Don Andrea Gallo e ad uno dei vignettisti italiani più noti, Vauro Senesi. Ospite anche l’artista Annalisa Insardà che ha dato prova del suo talento con uno spettacolo a fine serata. Con molta disponibilità Vauro ci ha concesso una breve ma intensa chiacchierata.

Cosa significa questo premio che ha appena ricevuto?

“Per me questo premio significa un debito che voglio pagare perché è il debito dell’ impegno. Questo è un premio importante perché porta il nome di Peppino Impastato, un giovane che è rimasto giovane perché lo hanno ucciso e a cui hanno impedito di continuare il proprio impegno politico e culturale”.

La satira e in generale i mezzi di informazione possono ancora incidere nel trasmettere i valori in cui credeva Peppino e se questo è ancora possibile in che modo possono coinvolgere i giovani che sono il cuore pulsante della società?

“I mezzi di comunicazione sono certamente importanti ma ciò che più conta è comunicare ai ragazzi in maniera diretta l’importanza del diritto alla vita, al lavoro, allo studio, a una casa, ad una vita dignitosa. Impastato non ha potuto permettersi il lusso, come invece hanno fatto tanti della mia generazione, di disilludersi, di disimpegnarsi, di pensare che non valga la pena fare nulla e che sia meglio ritirarsi dalla militanza. Questa “ritirata” è stata davvero grave soprattutto per questi giovani di cui parlo perché è stata interrotta una via di comunicazione preziosa. Io non voglio invecchiare senza aver raccontato le mie esperienze soprattutto perché ora molti di quei diritti ottenuti grazie ad anni di intense battaglie sono negati e sistematicamente smantellati da una classe politica essenzialmente affaristica.

Tutto questo lascia i giovani in un deserto di prospettive di lavoro e in un deserto di luoghi di comunicazione in cui possano capire che la condizione individuale dipende necessariamente da una condizione collettiva. Lottare significa proprio rendersi conto di essere in una medesima situazione e riconoscerne il responsabile che può essere il potere mafioso o allo stesso modo il potere della politica che troppo spesso non è intesa come strumento per cambiare le cose ma come politica affaristica. Ai giovani spetta il compito di riappropriarsi della politica vera con tutti i mezzi che possiedono per farlo, con la creatività e con la fantasia.

Oggi durante il corteo ho chiesto ad un ragazzo che portava una bandiera rossa di prestarmela un momento e questo gesto mi ha fatto stare bene perché è stato un passaggio di bandiera, una staffetta. Un gesto che la mia generazione dovrebbe fare con i giovani. Proprio oggi invece posso dire che è avvenuto il contrario, quella bandiera l’ha passata un ragazzo facendomi credere che la lotta da noi cominciata sta continuando, grazie alle loro speranze”.

Spesso ha collaborato con associazioni umanitarie come “Emergency”. Ci parli del contributo che ha sentito il bisogno di dare…

“Le associazioni umanitarie si occupano di tutelare coloro ai quali non sono garantiti i diritti e la negazione di questi diritti non è altro che mafia. La guerra è l’apoteosi della negazione del diritto ed è l’espressione mafiosa per eccellenza quindi impegnarmi  attivamente con Emergency contro la guerra per me è stata una lotta alla mafia, posso considerarlo un privilegio”.

La satira è uno degli strumenti migliori per pungolare il potere e questo è un tratto che la accomuna a Peppino Impastato che con la sua radio ha portato avanti le sue idee e le sue denunce…

“E’ bene che ci siano tanti modi per denunciare e criticare e senza dubbio la satira è uno di quei mezzi che “prende per il culo il potere”. Abbiamo avuto testimonianza del fatto che il potere non sopporta “essere preso per il culo” e tutto quello che non sopporta è decisamente sano.

Non deve essere facile lottare in prima linea ed esporsi in televisione, proprio lì dove si tende a mettere un bavaglio a coloro che si fanno portavoci di verità “scomode”…

“Ammetto che è difficile ma ciò che è difficile non è impossibile, è semplicemente difficile. Anche un mondo migliore è difficile ma questo non vuol dire che sia impossibile”.

Nella cornice scenograficamente suggestiva del Palazzo dei Benedettini si è conclusa la nostra conversazione all’insegna della spontaneità ma al contempo ricca di spunti di riflessione rari e preziosi. Una giornata celebrativa come quella del 9 maggio non poteva concludersi in modo più significativo: il passaggio della bandiera da una generazione all’ altra è avvenuto e con esso tutti i valori in cui credeva Peppino sono stati recepiti. A dimostrarlo basta la presenza dei giovani al corteo che ancora una volta, anno dopo anno, sembra essere più viva e mostra come le nuove generazioni si stiano facendo carico dei sogni dei giovani di allora. Come diceva Don Gallo : “Sempre con coraggio cerchiamo di continuare ad essere trafficanti di Sogni”.

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