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La tua presenza è come una città, Ruska Jorjoliani

Ruska Jorjoliani. Ritratto dell'artista Pino Manzella

Chiusura di alta qualità per la rassegna letteraria terrasinese “Un mare di libri”. La prima edizione del festival riserva come ultima ospite la scrittrice Ruska Jorjoliani che, insieme a Mashia Sergio, editor di Navarra Editore, presenta il suo romanzo “La tua presenza è come una città” .

«Tu sei qui, noi nella stessa aria.ruskajorjoliani_segnalibro_settembre2016

la tua presenza è come una città.

Come oltre la finestra la placida Kiev

che è avvolta nell’afa dei raggi.»

I versi del grande scrittore e poeta russo Boris Pasternak campeggiano in esergo al romanzo e, oltre a fornire il titolo dell’opera prima di Ruska Jorjoliani, offrono al lettore alcune parole chiave per comprendere a fondo il senso di una scrittura talmente densa e sperimentale come quella della scrittrice georgiana.

Tu sei qui, noi nella stessa aria. Esiste un tu, all’interno del romanzo, ma anche un noi. La storia di una coppia di amici – Viktor e Dimitri – incontratisi fortuitamente in tenera età. Crescendo, le divergenze ideologiche si acuiscono e comportano una separazione forzata. L’assenza di Dimitri diventerà, in realtà, una presenza avvinghiante e totalizzante, da cui deriveranno le future scelte di Viktor. Ma quel “noi” non si esaurisce nelle figure sopracitate. Un’altra coppia di personaggi è costituita dai figli dei due amici: Saša e Kirill, i quali vivono sin da piccoli come fratelli e sviluppano una complicità unica.

come oltre la finestra la placida kiev: la struttura del testo ricorda una finestra che lentamente si dischiude, per poi spalancarsi solamente al termine, nelle ultime pagine. Il lettore si affaccia gradualmente verso un mondo, la Russia sovietica, e tenta di ricostruire una saga familiare che dall’unione allo smembramento ha percorso i propri passi. Eppure non si tratta di un racconto lineare che tenta di posizionare cronologicamente i tasselli di un mosaico. Ruska Jorjoliani chiede al lettore uno sforzo maggiore, per far godere di una lettura dall’intreccio articolato in cui si avvicendano diverse voci narranti, stralci di lettere, commenti personali ad epistole scritte e mai ricevute, elenchi e catalogazioni di oggetti con l’obiettivo di dare una forma nuova e decisamente interessante al racconto.

che è avvolta nell’afa dei raggi. Quell’est, da cui la nostra autrice proviene. Raggio di sole che le ha dato i natali e afa asfissiante perché da lì è stata costretta ad andare via, trasferendosi a Palermo, che è divenuta la sua seconda casa.

Due storie, quella dell’autrice e quella tratteggiata nel testo, che si intrecciano e si compenetrano, nelle quali si coglie una nostalgia che mai si arrende alla sdolcinatezza e una forte volontà di riscatto.

Ruska Jorjoliani è nata a Mestia, nelle montagne del Caucaso, nel 1985, quando ancora esisteva quell’immensa distesa territoriale che prendeva il nome di Unione Sovietica. A seguito dello smembramento della Russia, giunge in Sicilia per tre mesi con un visto turistico e qui trova una seconda famiglia, presso la quale torna ogni anno in visita. Nel 2007 decide di trasferirsi stabilmente a Palermo dove vince il suo primo premio letterario: il “Mondello Giovani Sms-poesia”, con dei versi ispirati al poeta italiano Dino Campana, dedicati a Georges Méliès, uno dei padri del cinema d’inizio 900. L’esordio, dunque, si colloca in ambito poetico. L’approdo alla prosa e dunque alla stesura del romanzo nasce dall’esigenza di una maggiore apertura nei confronti del proprio passato. L’abbandono dei tecnicismi formali, tipici della poesia, fa scaturire un innato sperimentalismo espressivo nella prosa, una forma che si rivela più consona ai contenuti che intende veicolare. L’obiettivo è di offrire uno scorcio del suo passato attraverso uno sguardo obiettivo. Paradossalmente, l’operazione intrapresa dalla scrittrice è volta ad un distanziamento progressivo dalla sua storia passata. Ed un elemento fondamentale nell’attuazione di tale progetto è la lingua italiana.

L’italiano, non essendo la propria lingua madre, ha svolto un ruolo di “cuscinetto” ammortizzatore tra la personalità e l’interiorità della scrittrice, da un lato, e la storia del suo Paese, dall’altro. La lingua italiana si è rivelata il mezzo tramite il quale prendere le distanze dall’emotività che sarebbe inevitabilmente insorta nel caso in cui avesse utilizzato la propria lingua natia. Inoltre, la scelta di esordire utilizzando la lingua italiana, la immette a pieno titolo in quel fertile circuito letterario contemporaneo che passa sotto l’etichetta di letteratura migrante. Un’affascinante e suggestiva opera che non può che dare lustro alla nostra storia letteraria, il romanzo della Jorjoliani ha entusiasmato i lettori ed è finalista al Premio Hermann Geiger 2016.

L’autrice già presente durante l’ultimo appuntamento della rassegna letteraria “Un Mare di Libri”, tornerà nuovamente a Terrasini Domenica 2 Ottobre 2016 alle ore 18.00 presso il Margaret Cafè in Via Madonia 93. Contestualemente sarà possibile prendere visione della mostra pittorica di Ketevan Jorjoliani, illustratrice delle copertine di Corrimano Editore e sorella della scrittrice.

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