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Il Quartiere della Loggia, uno scrigno di Tesori

Palermo, ‘Vucciria’, luogo noto per il mercato e per la movida notturna. Pochi lo conoscono come “Quartiere della Loggia” e in pochi sono consapevoli di questo scrigno contenente dei veri e propri Tesori dell’arte moderna. A valorizzare questo aspetto artistico ci ha pensato l’iniziativa culturale “Le Vie dei Tesori” che rende queste meraviglie accessibili ai più curiosi e appassionati d’arte.

Stiamo parlando del complesso dei “Tesori della Loggia” ovvero dell’Oratorio del SS. Rosario in Santa Cita e della Chiesa stessa, dell’Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, della Chiesa di San Giorgio dei Genovesi e della Chiesa di Santa Maria in Valverde. Abbiamo fatto una sorta di viaggio nell’ arte alla scoperta di questi luoghi spesso sconosciuti e di nicchia e proprio per questo attraenti. Un’immersione in compagnia delle opere di Giacomo Serpotta, un genio della scultura che ha riempito la nostra Palermo di Bellezza.

Iniziamo il nostro giro dall’Oratorio del Santissimo Rosario in San Domenico, in via Bambinai. È stato edificato per volere della Compagnia della Madonna del Rosario e presenta infatti una pala d’altare con la Madonna del Rosario del famoso pittore fiammingo Anton Van Dyck. La natura stessa dell’oratorio immediatamente rimanda ad un luogo adibito non esclusivamente alle questioni inerenti l’aspetto liturgico ma deputato anche ad iniziative laiche. Rappresenta una delle migliori testimonianze dell’estro artistico di Giacomo Serpotta che ha voluto realizzare una sorta di apertura dell’ambiente ecclesiastico verso la modernità e la laicità, proprio attraverso l’arte figurativa. Le pitture raffigurano i misteri (gaudiosi, dolorosi, gloriosi) del Rosario e sono intervallati dalle splendide statue, opera del Serpotta. Queste rappresentano donne che incarnano le virtù dell’oboedentia, fortitudo, caritas, humiltas, patientia, mansuetudo, iustitia. La particolarità di queste realizzazioni è che le donne, contrariamente alla tipica prassi artistica nelle chiese e negli ambienti ad esse legati, traggono ispirazione dagli atteggiamenti di prostitute e lo si può notare dalla posa non composta, dai corpetti che cingono la vita, dalle piume da cortigiane. Si tratta di una sensualità inusuale che viene accentuata dalle vesti che sembrano trasparenti. Allo stesso tempo però i nostri occhi sono immediatamente attratti da una delle statue, quella che rappresenta l’umiltà che sembra anticipare motivi del Neoclassicismo come la postura diritta, superba e composta. Quella che potrebbe apparire come una contraddizione in realtà è una caratteristica portante dell’arte di Serpotta che vive la transizione fra Barocco e Neoclassicismo. Tutte le statue sono state realizzate in stucco, materiale poco costoso rispetto al marmo e costituito da una miscela di gesso e calce che grazie alla particolare alchimia dei suoi componenti conferisce alla struttura una lucentezza particolare. Nella zona presbiteriale sembra di assistere ad uno spettacolo teatrale perché le statue in stucco somigliano a degli spettatori incuriositi dalla performance di musici e cantanti (altre figure in stucco che si trovano più in basso).

La Chiesa di Santa Maria in Valverde si trova in piazza Cavalieri di Malta ed è un complesso monumentale il cui maggiore fascino risiede nell’ aspetto decadente della struttura. La chiesa, infatti, è stata saccheggiata e danneggiata durante la seconda guerra mondiale. In origine era sorta sotto la regola carmelitana, in seguito è passata sotto la regola agostiniana per poi ritornare a quella carmelitana. Da un punto di vista strutturale presenta una pianta rettangolare con presbiterio semicircolare con il coro sopra l’ingresso: tipica struttura delle chiese gestite dagli ordini femminili. Anche in questa chiesa si nota il riferimento al teatro grazie alla realizzazione di due palchetti e soprattutto alle raffigurazioni dei putti che sostengono dei drappi, molto simili ad una sorta di sipario rievocando in tal senso l’idea della teatralità.

La Chiesa di san Giorgio dei Genovesi, situata nella piazza omonima, anche questa nel quartiere ‘La Loggia’, è sorta durante il XVI secolo quando la comunità dei Genovesi a Palermo aveva assunto un ruolo guida in ambito economico. La realizzazione della Chiesa per la suddetta compagnia era anche un modo di mostrare piena consapevolezza della propria supremazia sulle altre Repubbliche Marinare. La chiesa originariamente era dedicata a San Luca, in seguito fu acquisita dai genovesi e dedicata a San Giorgio. Rappresenta un unicum perché è una delle poche chiese a Palermo in stile rinascimentale e non barocco. All’interno dell’edificio le navate sono sostenute da archi a loro volta poggiati su gruppi di quattro colonne.

L’Oratorio della Chiesa di Santa Cita, fondato dall’omonima Compagnia del Rosario, è probabilmente uno dei gioielli dell’ arte moderna palermitana dove si mostra in maniera evidente la genialità del Serpotta che anticipa il lindo candore del Neoclassicismo. L’intento della Compagnia deve essere stato quello di mostrare la propria magnificenza, ricchezza e raffinatezza e a giudicare dal risultato il fine è stato abbondantemente raggiunto. Entrando nell’oratorio l’occhio del visitatore viene catturato dal bianco dello stucco e dalle innumerevoli figure che avrebbero bisogno di giornate intere per essere analizzate e studiate nei loro minimi e curati dettagli. Anche qui i putti sono protagonisti delle varie scene e mostrano in volto una forte empatia e partecipazione emotiva alle scene sotto rappresentate come nel caso della flagellazione di Cristo, in cui il loro volto assume un’espressione di tristezza. Tutte queste piccole figure sembrano giocare fra loro, sbucare dai veli, dalle ghirlande floreali e conferiscono a tutta la rappresentazione una forte dinamicità e plasticità. Come si era soliti fare nei vari oratori, anche in questa sala troviamo la classica raffigurazione dei misteri del Rosario. Ricorre in quest’oratorio il tema della teatralità e della finzione, come si può notare dai putti che reggono i vari drappi come se stessero aprendo un sipario di fronte al visitatore-spettatore. Nella controfacciata è facile cogliere l’aspetto della propaganda ideologica cristiana perché viene raffigurata la famosa battaglia di Lepanto che vide contrapposti cristiani e musulmani. Tutta la sala è circondata da un sedile in legno dettagliatamente intarsiato. Nell’altare troviamo una splendida pittura di Carlo Maratta, raffigurante la Madonna del Rosario appartenente alla svolta coloristica del ‘700 che rilancia i colori lucenti e accesi come il celeste. Ai lati della pittura centrale ci sono due statue che rimandano alle personalità di Giuditta ed Ester. A primo impatto le opere del Serpotta sembrerebbero trasmettere un’esuberanza decorativa tipicamente barocca che ha lo scopo di stupire il fedele, di catturare totalmente la sua attenzione. Tuttavia, se ci avviciniamo alla controfacciata e osserviamo proprio la battaglia di Lepanto viene fuori tutta la complessità dell’artista che da un lato sembra voler portare avanti l’ideologia cristiana tramite l’esaltazione della vittoria dei cristiani sugli “infedeli” e al tempo stesso sembra voler condannare ogni forma di guerra e violenza, come si può notare nella raffigurazione dei due ragazzi con le armi e i vestiti a brandelli.

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