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Halloween, spauracchio dei cultori della tradizione

Via alla caccia alle streghe! Sì, non siamo nel Medioevo (in quel periodo era pratica comune), eppure il “vade retro” continua ad essere imperante tra i cultori delle tradizioni nei confronti della diversità, talvolta per preservare qualcosa che sentiamo più vicino a noi, più conosciuto, rispetto a pratiche o culture di cui vediamo abomini e storture semplicemente perché ignoriamo l’humus in cui sono state generate.

Negli ultimi anni la festa di Halloween, di origine anglosassone, ha raggiunto un impatto mediatico di livello mondiale. Nella notte del 31 Ottobre maschere macabre e costumi carnevaleschi si aggirano tra le strade di ogni città e paese, e le zucche intagliate dallo sguardo sinistro, con quell’unico dentino in vista, spopolano sulle locandine di eventi e serate a tema. Occorre, però, fare le dovute precisazioni e distinzioni d’intenti sul significato di questa festa, dalle origini alle nuove interpretazioni, bersaglio prediletto degli intransigenti cattolici e cultori delle tradizioni nostrane, soprattutto quando si parla di culti e celebrazioni sicule.

Se ci si scagliasse così veementemente su questioni più gravi potremmo quasi apparire come un popolo battagliero, erede virtuoso dei vespri di sicula memoria. Così puntualmente ogni anno, nei giorni che precedono gli “infami e blasfemi” festeggiamenti, gli “oscuri richiami del male”, noto l’accanimento contro le “barbare invasioni” extra-nazionali, spesso sorridendo tra me nel constatare quanto la gente pur professandosi “aperta” rimane ferma nelle proprie convinzioni senza minimamente sforzarsi di comprendere il senso di qualcosa di altro che non ci appartiene.

Ebbene, per quanto mi riguarda, la curiosità è il primum movens che mi ha spinto ad indagare, e il piacere che deriva dalla conoscenza lo accompagna. Occorre innanzitutto fare un distinguo tra ciò che è diventato e ciò che era halloween, o per essere precisi “All Hallows’ Eve” che letteralmente significa “vigilia di tutti i santi”. Fin qui una semplice traduzione della dicitura italiana. L’origine dei festeggiamenti tenutisi durante la notte tra il 31 ottobre e l’1 novembre è antichissima, risalente alla cultura celtica, non certo agli Stati Uniti che ne hanno colto un aspetto prevalentemente macabro e ludico. In Irlanda, infatti, l’odierno halloween corrispondeva al Samahain, il capodanno celtico. La popolazione nord-europea conservava delle radici diverse da quella mediterranea. La gente si dedicava principalmente alla pastorizia e alla cura dei terreni e il giorno di Samhain rappresentava il passaggio dalla stagione estiva a quella invernale, simbolicamente il passaggio dal giorno alla notte, dalla luce alle tenebre e in senso figurato dalla vita alla morte. Si ringraziavano gli dei per i frutti e il lavoro durante la stagione appena trascorsa e si effettuavano riti apotropaici per preservare la comunità da eventuali pericoli e difficoltà che l’inverno, con le temperature rigide, poteva causare.

Nell’immaginario collettivo, dunque, è lo scenario invernale a suggerire una serie di associazioni che rimandano alla dimensione notturna e ctonia. La natura, nel periodo invernale, viene come avvolta da un manto gelato e silenzioso, tutto tace come se fosse morto. Mentre in realtà il sottosuolo si rigenera e produce nuova linfa per il futuro. I terreni si fortificano per far sì che successivamente possano dare nuovamente frutti. Si associa, pertanto, la rigenerazione del sottosuolo al risveglio dei morti che, proprio durante la notte del 31, tornano sulla terra a far visita ai propri cari. Si diffonde così, in Irlanda, l’usanza di accendere fiaccole e lanterne fuori dagli usci delle case insieme ad un po’ di latte e cibo, per rendere benevoli i defunti.

Una forma di riverenza che si mescola inevitabilmente alla paura nei confronti di presenze che non fanno più parte del mondo dei vivi. La paura dell’ignoto cui, nel corso dei secoli, espressioni artistiche e letterarie hanno dato un volto concreto. Per cui, la concettualizzazione e la rappresentazione della morte si è sempre caricata di visioni mostruose e raccapriccianti. Non è certo un caso che la narrativa gotica e fantastica sia nata in territorio anglosassone, perchè più suscettibile a determinate tematiche legate ad antiche tradizioni e usanze.

Fin qui, a ben vedere, non si nota alcun riferimento a satana. Adesso, dopo un quadro di ciò che era, in origine, la festa tanto condannata, passiamo in rassegna cosa oggi è rimasto e cos’altro viene proposto durante tale festeggiamento. Halloween viene adottata dagli Stati Uniti come ricorrenza ed inserita nel fitto calendario delle “feste comandate”. Ad oggi Halloween è una festa essenzialmente rivolta ai bambini che si travestono in maschera, girando di casa in casa (un po’ come facevano gli spiriti dei defunti in Irlanda?) a racimolare qualche dolciume. Si è conservato il riferimento alla dimensione funerea e dunque si prediliggono costumi e maschere orrorose che possano spaventare. Ma, fondamentalmente, potrebbe benissimo essere accostata al “nostro” carnevale. Ho inserito appositamente le virgolette perchè nell’accesa battaglia contro l’ignominiosa tradizione d’oltreoceano si pecca di ignoranza. Tengo a ricordare che il carnevale che festeggiamo in Italia, baluardo dei cattolici intransigenti oppositori del “cattivo halloween pagano”, non ha nessuna origine cristiana. Difatti, l’usanza del travestimento in maschera deriva a noi direttamente dai Saturnalia di epoca romana, una festività in onore del dio Saturno (o Plutone come dir si voglia), divinità infera preposta alla tutela dei defunti. (sembrerebbe, dunque, che anche noi siamo legati ad una tradizione pagana in onore di un dio sotterraneo?è mai possibile?).

Ma continuiamo ad andare avanti, analizzando un altro aspetto. La festa di Halloween, oggi, ha raggiunto capillarmente tutto il mondo civilizzato, assumendo proporzioni mediatiche immense. Effetto, prima di tutto, di una serie di opere cinematografiche di genere horror che trovano nella notte a cavallo tra il 31 ottobre e l’1 novembre l’ambientazione ideale su cui innestare storie raccapriccianti. Inoltre, la festa è entrata a pieno titolo nel circuito di marketing mondiale interessando qualsiasi settore relativo ai servizi: i ristoranti propongono piatti a base di zucca, le pasticcerie realizzano dolcetti e cupcake (anche questi fuori dalle nostre tradizioni culinarie ma abbondantemente accettati!) sormontati da ragnatele e pipistrelli, i locali propongono feste in maschera e decorazioni volti a creare atmosfere buie e spettrali, e via dicendo.

E la nostra (stavolta intendo quella sicula) tradizione? Ebbene, in Sicilia più che di commemorazione religiosa dei defunti, si parla di “Festa dei morti”, festività particolarmente sentita dalla popolazione dell’isola da secoli. Qui, a differenza del lato “oscuro” prospettato dall’anglica gente ne abbiamo sempre colto un aspetto di benevola e tenera riconciliazione con i cari defunti (ma non è forse ciò che volevano anche le popolazioni celtiche in origine?). “Osannata festività cristiana”, in Sicilia, come da “tradizione” diventa sempre un buon pretesto per ‘banchettare’ tra amici e parenti con pupi di zuccaru, nucàtuli o ossa di mortu, mustazzoli, ecc… rivendicando la presunta origine religiosa di tutto ciò. Ma l’antica cultura popolare siciliana ha poco a che fare con la religione cristiana, si nutre invece di antichi culti e usanze dove fa da padrona la superstizione.

In conclusione, il mio intervento non vuole essere una difesa di una festa “estera” contro le nostre usanze. Il mio è semplicemente un invito alla riflessione, a non condannare a priori qualcosa che è diverso, a comprenderne le origini e le inevitabili evoluzioni che la contemporaneità impone. Halloween né originariamente né adesso inneggia a Satana o spinge ad operare il male. Non sono gli spiriti o i defunti ad essere malvagi (purtroppo è la gente in carne ed ossa!)

È doveroso aprirsi al nuovo senza abbandonare e dimenticare l’antico, senza stravolgere né puntare il dito sulle altre culture, cercando invece di contaminare e mescolare le nostre radici a quelle di altri popoli, facendo emergere la ricchezza che ne può derivare.

 

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