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Alberi di arance della memoria

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Le arance sugli alberi sono un simbolo del periodo. Giorni di freddo intenso in cui tanti si saranno fermati a ammirare il campo lungo verso la montagna di Cinisi. La cima imbiancata dal gelo e dalla neve hanno infervorato più di un ammiratore, lì oltre curve che si accavallano l’una sull’altra, verso il santuario e ben oltre.

Le arance sugli alberi che seguono il Corso sono un vezzo che ci si può permettere: uno spruzzo di colore forse non intenso ma pulito, allegro. Qualcosa che ricorda sempre e comunque una storia nata sotto quegli alberi, camminandoci accanto, salendo e scendendo come se non ci fosse altro da fare in questo mondo.

Le arance di quegli alberi che fine faranno? Saranno mangiate? Saranno ancora usate come proiettili di Carnevale? Magari arrivati a Primavera qualcuno tornerà a pensare di sostituirle con altro che la moda delle palme, che non ci appartiene, non è ancora terminata.

Ci sarebbe da rivedere le miriadi di fotografie, che immortalano il ritmo vitale di questi alberi. Anch’essi rappresentano un pezzo di memoria. Forse qualcuno se ne sarà accorto e avrà perso due minuti del suo tempo per rimirare gli alberi, i loro frutti. Due minuti per ricordarsi, per portare alla luce le nostre radici, non troppo saldamente ancorate.

Come tutti i frutti anche questi non vanno sprecati o lasciati marcire. Coltivati. Come la memoria.

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