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L’Opera dei Pupi, patrimonio orale e immateriale dell’umanità

Signuri mei, sintiti, signuri mei…” questa una delle classiche formule incipitarie di uno spettacolo con pupi e opranti, così caro alla nostra tradizione siciliana. Ma cos’è l’opera dei pupi? Che tipo di spettacolo propone e a chi si rivolge?

Terrasini, 18 Gennaio 2017. La splendida cornice di Palazzo D’Aumale propone una giornata di incontro per celebrare il Teatro popolare dell’Opera dei Pupi. Nell’ambito dei festeggiamenti per i 500 anni dalla prima edizione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, è importante ribadire quanto alcune grandi opere della letteratura italiana abbiano contribuito a formare un genere strettamente legato alla nostra terra e al nostro modo di sentire, un genere che fonde la maestranza dell’artigianato isolano alla gestualità e alla verve diretta e graffiante del popolo palermitano.

I relatori presenti, Giovanni Isgrò, docente di Storia del Teatro dell’Università di Palermo, Sandro Dieli, attore e mimo palermitano, Ignazio Buttitta, docente di Antropologia culturale dell’Università di Palermo, insieme a Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, hanno fatto entrare gli astanti all’interno di questo affascinante mondo, quello del teatro popolare siciliano.

Ma quando nasce e si sviluppa? e soprattutto, a chi si rivolge? qual è il messaggio che vuole trasmettere? Intorno alla metà del ‘700 la Sicilia passa dal diretto dominio del re di Spagna alla supervisione da parte del Re di Napoli. Molti artisti campani giungono direttamente nel capoluogo siciliano e danno vita a spettacoli di strada, soprattutto a Piazza Marina, che vengono particolarmente apprezzati dalla gente del luogo. La farsa napoletana, le cosiddette “pulcinellate” stimolano la creatività degli artigiani palermitani che iniziano a coltivare la passione per lo scambio di battute veraci e particolarmente colorite. Prende forma, dunque, la vastasata, il primo esempio di farsa genuinamente palermitana. Con “U Curtigghiu degli aragonesi”, un’opera che ritraeva le baruffe e gli intrighi attorno al cortile del palazzo del barone, la farsa palermitana raggiunge un successo immediato coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone interessate a partecipare a questo tipo di spettacoli. Vengono allestiti inizialmente piccoli casotti con delle panche e un piccolo palcoscenico che successivamente vengono ampliati per accogliere un numero sempre maggiore di spettatori.

All’inizio del XIX secolo mutano le esigenze e gli artigiani abbracciano l’idea di creare un nuovo tipo di spettacolo. Dalla farsa si passa al teatro di figure e si iniziano ad utilizzare delle marionette che prendono il nome di Pupi, figure che riproducono i paladini di Francia e di cui vengono raccontate le gesta già narrate nella Chanson de Roland, nell’Orlando Furioso di Ariosto o nella Gerusalemme Liberata di Tasso.

Nel teatro popolare siciliano, però, esistono solamente dei canovacci abbozzati, nessuna sceneggiatura da seguire, in modo tale da lasciare totalmente spazio all’estrosità e alla naturalezza dell’oprante. Assieme al “pupo” nasce la figura del Cuntastorie, artigiano e attore in compresenza con i personaggi che racconta la storia con un’enfasi e una metrica talmente particolare da inchiodare gli spettatori, facendoli sentire partecipi di un evento avvincente. Essere cuntastorie e oprante è una vocazione, che si tramanda di padre in figlio. Per tale motivo ci sono diverse famiglie che si sono impegnate a salvaguardare tale tradizione. basti pensare alla famiglia Argento, Mancuso, Greco e Cuticchio.

Pupi e pupari si incastrano su brillanti scenografie policromatiche, in un continuo andirivieni tra passato epico e presente. Nelle gesta dei paladini di francia, nelle battaglie contro i saraceni viene ribadita l’etica cavalleresca dei guerrieri che si battono a favore degli indifesi, dei deboli e degli oppressi contro gli invasori. Per cui gli spettatori, appartenenti alla classe popolare, condividono gli stessi valori e principi e si identificano negli eroi oltrepassando la sfera del quotidiano.

L’opera dei pupi è un’istituzione e i pupari sono dei beni culturali viventi. Per tale motivo la Convenzione UNESCO del 17 ottobre 2003 ha inserito il teatro popolare siciliano, ovvero l’opera dei pupi all’interno del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un’eredità da salvaguardare, promuovere e assicurare per le generazioni che verranno prima che sia dispersa.

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