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Nuova mozione di sfiducia per il presidente del consiglio, otto consiglieri firmano per la revoca a Manzella

A distanza di due mesi dal primo tentativo di revoca della carica di presidente del consiglio, una nuova mozione di sfiducia presentata da otto consiglieri di maggioranza, che riprende nei contenuti le motivazioni che avevano indotto i firmatari a firmare il documento, riapre la polemica sul ruolo ricoperto da Manzella.

Questa volta le motivazioni sono di ordine strettamente politico, come si evince dalle dichiarazioni del capogruppo di maggioranza in consiglio Marina Maltese, che parla di “una reazione alla sua scelta di dichiararsi indipendente in aula e a quella di non avere rispettato gli accordi pre elettorali, che prevedevano, tra l’altro, quello di cedere la carica istituzionale attualmente ricoperta da Manzella al terzo anno dall’insediamento”.

Il presidente risponde al tentativo di eliminarlo politicamente con una lettera aperta ai cittadini, cui aggiunge la sua versione dell’accordo pre elettorale: “durante una riunione pre elettorale, a cui hanno preso parte il sindaco, il vice sindaco, i consiglieri Ruffino e Anselmo e il sottoscritto, si è deciso che il primo consigliere eletto avrebbe ricoperto la carica di presidente, senza che fosse posto nessun limite di ordine temporale”.

C’è da chiedersi per quale motivo le motivazioni riportate dalla Maltese, per cui Manzella “ha aggirato la maggioranza impegnandosi, con promesse da marinaio, di ricoprire la carica soltanto per tre anni, consentendo successivamente la rotazione che, in politica, è ammessa”, non siano state chiaramente espresse già ad agosto, quando invece che parlare di accordi pre elettorali, seppur ammessi in politica, i consiglieri che sostengono il Sindaco Palazzolo hanno firmato una mozione in cui venivano presentate responsabilità pressoché inconsistenti.

Adesso le decisioni spettano al consiglio comunale, che dovrà votare nuovamente la sfiducia a Manzella. Quando, però, non è ancora chiaro: per la maggioranza, lo statuto comunale obbliga il presidente a convocare il consiglio entro dieci giorni dalla data di presentazione, quindi entro lunedì. Il regolamento del consiglio comunale, che norma queste situazioni, prevede invece venti giorni di tempo, rinviando tutto al 2 febbraio.

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