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Orme d’inchiostro su una Sicilia di carta

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Pino Manzella, L'isola raccontata

“γνῶθι σαυτόν” Conosci te stesso era l’epigrafe che campeggiava sul tempio di Apollo a Delfi. Una massima, sicuramente abusata, ma che dai miei studi classici mi ha sempre accompagnato. Negli anni ho maturato la convinzione che, prima di ogni cosa, prima di iniziare qualsiasi percorso occorre esplorare sé stessi, scavare nelle profondità, toccare le proprie radici. In cosa ci distinguiamo dagli altri, cosa ha forgiato il nostro modo di essere, gli atteggiamenti e la nostra gestualità? Cosa significa nascere e crescere in Sicilia?

Non è semplice definire, spiegare il marchio che ci si porta dentro. Non si tratta neppure di nazionalità. Prima di essere italiani, noi siamo siciliani e si trascorre l’esistenza in un perenne moto ondulatorio tra orgogliosa e sfacciata apparenza, quella di appartenere ad una terra crocevia di culture, e un continuo senso di sconfitta che inabissa il siciliano nell’immobilismo malinconico.

Mi torna in mente un brano di Gesualdo Bufalino, da “La luce e il lutto” che condensa il suo sguardo sulla Sicilia: “Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto di isola corrisponde solamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è mischiato, cangiante, contraddittorio, come nel più composito dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle. Vi è la Sicilia verde del carrubbo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava. Vi è una Sicilia “babba”, cioè mite fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di Carnevale. Una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un eccesso di abbagliante delirio…”.

E ha ragione Bufalino, quando parla di aspetti cangianti e contraddittori, di estremità che convivono in un’unità apparente. Luce e oscurità che emergono l’una dall’altra, dipende sempre dalla prospettiva da cui si osserva e si scruta. La bellezza che si capta nell’aria e che pervade l’animo come un turbine di emozioni sensoriali, sì, perché la Sicilia si sente, si vede, si annusa e si assapora nei suoi infinitesimi meandri.

Dunque, essere siciliani è prima di tutto una questione che ho sempre ricondotto alla percezione sensoriale. Indicibile, inspiegabile, avvertibile unicamente sulla propria pelle. Un rapporto viscerale che probabilmente non tutti riescono a definire o trasmettere, ma alcuni lo hanno fatto e continuano a farlo. La Sicilia va sentita, percepita, lasciata scorrere dentro le vene, ma va soprattutto letta.

“Orme di inchiostro su una Sicilia di Carta” è un viaggio, un percorso tra parole che parlano di noi, isolani aggrappati ad una terra mutevole, che sempre stupisce, che sempre turba e ci regala bagliori di bellezza e vitalità. Un “on the road” tra scrittori che la Sicilia ha partorito nel corso del secolo scorso fino ad oggi che su carta hanno impresso visioni, spettri, paure, ossessioni, storia, scorci acquerellati di paesi in bilico tra la vita e la morte. Parlano di noi, della società di ieri, di quella di oggi e svelano la loro “sicilianitudine”, ciascuno con la propria sensibilità, con il loro inchiostro, divenendo tasselli di un mosaico mai concluso e sempre in costruzione.

Non si tratta di una storia letteraria della Sicilia, né di un compendio dei grandi autori novecenteschi che tanto lustro hanno concesso alla letteratura nazionale. Inevitabile pensare a Verga, Quasimodo, Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Sciascia. Essi sono “grandi” e imprescindibili, ma in questo viaggio voglio accompagnarvi alla scoperta di personalità meno osservate, meno lette e meno indagate, e soprattutto delle nuove e interessanti proposte letterarie che oggi si ritagliano un proprio posto nel panorama editoriale contemporaneo. Nessuna pretesa di creare un catalogo di tutti gli scrittori siciliani (sarebbe impensabile!).

Parleremo di Sicilia, di luoghi familiari e meno familiari e adotteremo le prospettive di chi li ha vissuti, li ha amati e odiati. Un viaggio letterario, sì, ma che vuole toccare corde più profonde, che vuole andare alla ricerca di radici, di un’essenza comune che travalichi il tempo e lo spazio, mescolando i ricordi personali alle storie che i nostri autori raccontano.

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