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Una scintilla di unicità a Cinisi: l’orto di Nonno Nino

La papaya sbarca nel biologico a Cinisi: maestria, studio e creatività vincono al Best in Sicily!

Adoro chi continua a coltivare e mantenere un rapporto intimo e viscerale con la Terra, chi con meticolosità, pazienza, cura e passione ogni giorno con gran dedizione, spinto da un’intrinseca motivazione, “si sporca le mani” di valore e tradizione, per osservare con stupore i germogli dei semi piantati!!

Tutto ciò mi ha spinto a non voler solo riportare la notizia, riguardante la vincita del Best in Sicily, sicuramente riconoscimento d’eccellenza enogastronomica “cinisense”, per la squisita originalità e qualità dei prodotti, ma a voler approfondire con un’intervista diretta ai due proprietari, i fratelli Palazzolo: Benedetto e Rosolino, 40 e 39 anni, che hanno accettato di buon grado.

Con curiosità e voglia di sapere venerdì 3 febbraio mi sono recata sul luogo, per carpire con mano e odorare rilassata l’aria, che s’insinua in quei terreni, quasi surreale e magica, dove sorge l’Orto di Nonno Nino, che si trova a pochi chilometri dallo svincolo autostradale per Montelepre, sull’A29 Palermo-Mazzara e che prende il nome dal padre dei due proprietari: il signor Nino.

Ho avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il fratello minore, Rosolino, che mi ha felicemente ospitato e che con semplicità mi ha rivelato i loro “segreti”, svelandomi anche, la realizzazione di altri progetti, che, però, sono ancora in fase sperimentale e su cui non vuole esporsi per evitare delusioni.

Ho trovato dei ragazzi, che, nonostante le soddisfazioni e i riconoscimenti ovunque vadano, sono rimasti con “i piedi ben ancorati per terra”, come mi ha subito risposto Rosolino: “La mattina del premio ero a far distribuzione a Palermo”, quasi a farmi capire che grati alla terra e al padre, sono ambiziosi, ma non vivono solo di sogni. Vogliono far crescere l’azienda, ma sanno che ogni cambiamento deve avvenire in modo graduale.

Rosolino, il più giovane, volto sereno, mani ruvide e sorriso che rilassa, ha risposto alle mie domande:

Caro Rosolino come mai hai deciso senza alcun dubbio di volerti dedicare all’agricoltura? È un lavoro abbastanza incerto per quanto concerne il guadagno oggi?

Io ho bisogno di stare all’aria aperta, sono nato e cresciuto in campagna, per me continuare sulle orme di mio padre è stato del tutto naturale, non è stata una scelta forzata. È un lavoro che faccio con estremo piacere, soprattutto, perché mi rende felice poter vedere i germogli, prendermene cura con amore e pazienza. Nella vendita vedere e sentire le parole della clientela, che si mostra sempre grata e soddisfatta. Tutto ciò mi dà gioia.

Come è nata l’idea dell’agricoltura biologica?

Il bio è venuto proprio quando io e mio fratello Benedetto nel 1994 abbiamo cominciato a lavorare la terra, e non saremo mai disposti a cambiare con prodotti derivanti dall’agricoltura convenzionale.
Non poter vendere un prodotto, perché in quel periodo non è possibile che cresca, e avere in alcuni momenti dell’anno pochi prodotti non ci spaventa. Ci premia sempre essere sinceri con la clientela, che si fida. Questo rapporto reciproco di fiducia ci rende ancor più fieri e orgogliosi e ci motiva a continuare.
Crediamo che il biologico sia il migliore, perché è anche un discorso di prevenzione per la salute. Abbiamo studiato le proprietà di tutti i nostri frutti e ortaggi, che aiutano anche in alcuni casi a risolvere vari malesseri, come è successo spesso con diversi clienti, che credevano di essere intolleranti: abbiamo regalato loro dei ciuffetti di quell’ortaggio, il giorno dopo si presentavano felici, perché avevano visto che i nostri prodotti non facevano male, e per noi era sempre motivo di gratificazione”.
Poi afferma con sguardo luminoso e grato: “Il frutto biologico è più ‘bello’, naturale.  È più sano!!”. Quasi a voler far venire l’acquolina, mentre mi descriveva entusiasta i suoi prodotti.

Quando un raccolto va male come reagite?

Con il tempo comprendi che sei tu a doverti adattare alla natura, con la quale devi instaurare un rapporto di reciproco rispetto.
Se curi la terra in modo giusto, essa ti ricompenserà, con i suoi frutti a suo tempo. Il valore dell’attesa è un grande insegnamento.
Ci adeguiamo ai tempi della Natura, spesso non scandibili, né programmabili su scale precise, perché una pioggia insistente o al contrario un caldo torrido possono rovinare un intero raccolto: ma questo non ci fa paura, anzi, siamo sempre pronti a rispondere con assoluta naturalezza e spontaneità alle richieste sempre maggiori della nostra ‘preziosa’ clientela.”
Dice ancora Rosolino: “Io parlo con i miei alberi, ascolto le piante, così facendo posso anche prevenire qualche raccolto, che potrebbe andare male, perché riesco a capire al primo esordio se la pianta è stata contaminata, così intervengo velocemente, ma solo ed esclusivamente con prodotti naturali”.

 A proposito di clientela, che tipo di clientela avete?

“La clientela inizialmente è stata reperibile soprattutto a Palermo. Il bio si è inizialmente diffuso tra i ceti più alti, perché il biologico costa qualcosa in più, essendo un prodotto di qualità migliore. Ma con il tempo, seguendo ciò che il cuore ci diceva, abbiamo cercato di adattare i prezzi a tutti i tipi di clientela, in modo da poter rendere felici anche quei clienti che ne necessitavano, ma non potevano sempre permetterselo”.

Anche onestà e buon cuore!!!

Caro Rosolino come è nata l’idea dei frutti esotici? Nasconde in sé una giusta carica di ambizione…

“In realtà l’idea è nata dopo uno studio accurato, per aiutare mia suocera, che aveva un problema di salute, abbiamo provato a coltivare la papaya, frutto su cui abbiamo puntato di più, per i suoi innumerevoli benefici. Poi ci siamo allargati al mango, alle banane e a tanto altro e ci ha sorpreso, perché non solo il risultato è stato ottimo, mia suocera ne ha tratto reali benefici, ma anche la clientela ci ha fatto sempre più richieste, complimentandosi.”

Rosolino, un’ultima domanda: vincere il premio per voi come è stato, era atteso o no?

A questa domanda Rosolino mi fissa e con una pausa mi risponde: “Per noi è stato inatteso, la mattina avevo fatto la mia solita distribuzione a Palermo, quando l’abbiamo saputo la cosa ci ha colto di sorpresa. Siamo orgogliosi del riconoscimento ricevuto, ma non ci avevamo mai pensato, perché tutto ciò che noi facciamo lo troviamo estremamente naturale e “normale”. ..Si, secondo noi era qualcosa che tutti facevano”.

 

Aver avuto il contatto diretto, aver esplorato un po’ la “loro” verità, come essi percepiscono tutto ciò che li circonda, mi ha fatto riflettere: i sogni, le ambizioni, le innovazioni possono esistere insieme alla tradizione, anzi, credo proprio che, se non si hanno buone “radici”, tutto potrebbe trasformarsi in un piccolo “fuoco di paglia” e svanire già prima di attecchire.

Ho avuto il privilegio di perlustrare la straordinaria realtà che i fratelli Palazzolo hanno tenuto in vita con tanto talento, tanta umiltà, sorprendente amore e, soprattutto, singolare innovazione.

Ho assaporato i silenzi delle loro terre, che nascondono le corse e lo stress di un mondo fuori da quei terreni: fatiscente, fatto di oggetti scabri e obsoleti, frutto di un consumismo bulimico, massificato e privo di reale desiderio. Privo di confini netti, dotati allo stesso tempo di continuità, che si muove autonomamente sotto l’impeto del tempo, ma pieno d’identificazioni, che spersonalizzano l’individuo dalla sua peculiarità e creatività! Rosolino e Benedetto, invece, sono un esempio di unicità. Hanno radici profonde come arbusti antichi, e le loro chiome (i loro desideri) si ramificano verso l’alto e crescono e maturano con frutti succosi, zuccherini e colorati. Con questa metafora vi lascio sognare e allo stesso tempo sperare che tradizione, valore, studio, creatività e ambizione possano coesistere e creare realtà uniche e singolari!

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