Home Cultura L’Opra dei Pupi fra le strette vie di Palermo

L’Opra dei Pupi fra le strette vie di Palermo

Palermo, il Capo. Mi ritrovo a camminare fra le bancarelle del mercato, immersa in un continuo mescolarsi di odori e colori. Sento le immancabili ‘vuci’ del mercato e l’allegria che riempie l’aria di questo posto. Arrivo a destinazione, in una delle tante viuzze che incrociano il mercato. Entro in un laboratorio, uno dei pochi a Palermo in cui ancora si realizzano i famosi ‘pupi’ dell’opra, tradizione siciliana che è stata dichiarata patrimonio dell’umanità ma che spesso gli stessi siciliani non conoscono.

Il laboratorio è di Salvatore Bumbello e della sua famiglia, così come è nella tradizione infatti il mestiere del ‘puparo’ è una vocazione che si trasmette di padre in figlio. Entro nel laboratorio e sono subito attratta dal luccichio delle armature dei paladini, dai colori delle piume degli elmi, dalle tantissime teste appoggiate al muro in attesa della costruzione del proprio corpo. Oltre ai lavori quasi finiti, mi colpiscono i tantissimi attrezzi utilizzati per eseguire questi prodotti di grande raffinatezza artigianale e mi viene spiegato che, anche gli attrezzi, sono realizzati dai costruttori dei pupi perché devono servire per rendere certi dettagli. Osservo l’accostamento meraviglioso dei paladini già finiti, dipinti, con l’armatura addosso e immediatamente dopo gli elementi primari, dai quali questi oggetti preziosi derivano ovvero un semplice tronco di legno e del metallo. Dopo questa lunga carrellata ho la possibilità di assistere per un attimo alla lavorazione delle famose teste e ad un lavoro di assoluta precisione, una pratica in cui l’artigianato incontra la letteratura per mettere in scena le celebri vicende del ciclo di Carlo Magno e dei suoi paladini.

Con molta disponibilità Salvatore Bumbello racconta la nascita della sua compagnia “Opera dei Pupi Brigliadoro” e in generale dell’opra dei pupi e dell’evoluzione di questa forma di spettacolo. Oltre alla famiglia Bumbello, Palermo può vantare tanti nomi famosissimi come i Cuticchio, i Mancuso, gli Argento i cui spettacoli sono oggi meta di turisti e soprattutto di scolaresche ma è una forma d’arte che andrebbe incentivata e supportata per diventare nuovamente ciò che era nell’ 800 l’opra dei pupi, ovvero uno spettacolo realizzato dal popolo e per il popolo. La tradizione risale al periodo a cavallo fra ‘700 e ‘800 quando gli artigiani palermitani e poi catanesi presero consapevolezza della propria abilità nel modellare il legno e le stoffe e decisero di mettere in scena dei loro prodotti artigianali, i pupi, cercando di alleggerire la drammaticità delle storie dei cavalieri di Francia con la peculiarità che da sempre ha caratterizzato il popolo siciliano: la comicità. L’idea della narrazione fuori campo, ovvero quella della voce del puparo che simula la voce dei suoi paladini, è stata mutuata dalla lunga tradizione siciliana del teatro di figura, quello del ‘cuntastorie’ che da sempre girava per le piazze e che si rivelò agli occhi degli artigiani una vera e propria risorsa cui attingere.

L’invenzione dell’opra dei pupi, portata avanti dalla classe artigiana di Palermo, nasce dopo l’esempio degli spettacoli delle compagnie napoletane che mettevano in scena tra ‘700 e ‘800 la propria cultura ricavandone un profitto economico. Seguendo questo trend anche i siciliani sentono il bisogno di mettersi in gioco e danno il via alle ‘vastasate’ dalle cui ceneri nascerà proprio l’opra dei pupi, considerata forse la più importante espressione di teatro dialettale della nostra regione ma che per diversi decenni è stata considerata come forma di parateatralità e non una vera alternativa al teatro borghese tradizionale, quale realmente è stata. Adesso questo genere di teatro è certamente un’attrazione per i turisti ma non conserva più le radici da cui è nato ovvero l’idea di comunità, di partecipazione collettiva. Agli inizi questa attività infatti era una sorta di rituale festivo, una liturgia per la comunità che si ritrovava ogni sera alla stessa ora, nello stesso luogo ad assistere ai vari ‘episodi’ delle gloriose vicende dei paladini che si ripetevano sempre secondo una linea generale uguale e il pubblico aveva la possibilità di protestare contro il puparo nel momento in cui non si fossero rispettati i canoni soliti della rappresentazione teatrale. Come spiega Salvatore, fonte primaria dell’opra è il lavoro di Giusto Lo Dico che nel suo “Storia dei paladini di Francia” ha rielaborato dai grandi testi della letteratura italiana il ciclo carolingio rendendolo accessibile a tutti.

Per Salvatore, una delle cause per le quali la tradizione pian piano sfiorisce è sicuramente la difficoltà dei pupari e in generale dei conoscitori del mestiere ad aprirsi alla collettività e il voler tenere gelosamente per sé la conoscenza di quest’arte creativa. Secondo il nostro intervistato, al contrario, deve essere insegnata ad altri, anche ai non appartenenti alla famiglia in modo da coinvolgere il più possibile la cittadinanza, garantendo una continuità nel ricordo di ciò che caratterizza la storia e il costume siciliano. Sappiamo infatti che proprio presso il laboratorio dei Bumbello lavora un ragazzo spagnolo, Ramon Queralt Corral che si è talmente appassionato alla pratica della costruzione dei pupi che ha deciso momentaneamente di restare a Palermo per approfondire questa conoscenza nostrana.

Questa compagnia, molto attiva nel territorio, organizza spettacoli presso le scuole, in occasione dei vari Festival della cultura e presso gli ospedali. Di recente infatti si è recata presso un reparto di oncologia a Palermo per realizzare iniziative di beneficienza per i bambini. Numerose, invece, sono le esibizioni presso il Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino, luogo prezioso di Palermo che sostiene attività culturali molto interessanti e che rappresenta il simbolo della sicilianità per eccellenza nel mondo. Realtà queste che forse per la troppa vicinanza e per il fatto di averle sempre sotto gli occhi, dimentichiamo di apprezzare, come anche la storia e l’ voluzione delle nostre tradizioni popolari promosse da grandi nomi quali Pasqualino, Buttitta e tanti altri ma anche, e soprattutto, dalle piccole realtà come le famiglie e le compagnie di pupari.

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