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Angelo Sicilia e il teatro della riflessione

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La tradizione per definizione viene considerata comunemente come una realtà che preserva il passato e lo conserva, chiudendosi all’attualità e a qualsiasi cambiamento. Non è il caso di Angelo Sicilia, palermitano che ha creato una sorta di arte ibrida capace di unire tradizione e novità, utile e dilettevole.

Si tratta dell’associazione “Marionettistica Popolare Siciliana”. Segni particolari: innovazione e apertura verso la modernità. Quando si pensa alle marionette e al mondo dei pupi, la nostra mente vaga verso qualcosa che sembra essere cristallizzata nel tempo, nel passato. La tradizione ci affascina senza dubbio ma spesso ha bisogno di essere incentivata e di essere rilanciata e inserita nel mondo attuale. È proprio questa  l’operazione di Angelo Sicilia e della sua compagnia che trasforma il teatro d’azione (tipico della tradizione) in teatro di riflessione e di impegno.  Il teatro di Angelo è un teatro sociale che propone temi quali il fenomeno mafioso e la resistenza partigiana. Le sue storie sono quelle di Falcone, Borsellino, Peppino Impastato e di tutte le altre vittime della mafia che vengono spiegate attraverso lo strumento dei pupi siciliani. La compagnia si muove in tutta Italia facendo conoscere alle scuole le storie che hanno reso la Sicilia una terra martoriata e corrotta ma allo stesso tempo coraggiosa e piena di esempi positivi, di uomini e donne capaci di tenere la testa alta e contrastare la mafia, svolgendo al meglio il proprio dovere nella quotidianità.

L’incontro con Angelo Sicilia è avvenuto all’interno del castello di Carini dove è allestito un Museo permanente, il MOPS (Museo  dell’Opera dei Pupi Siciliani).

Conosciamo meglio la storia della “Marionettistica Popolare Siciliana”…

Come ha avuto inizio questa associazione e di cosa si occupa?

“La compagnia è stata fondata tanti anni fa cominciando con la rappresentazione dell’opra tradizionale mentre nel 2002 è iniziato il ciclo dei pupi antimafia il cui primo spettacolo è stato realizzato in piazza a Cinisi con la storia di Peppino Impastato.”

Da chi hai imparato quest’arte?

Io ho seguito tante compagnie ma uno dei miei maggiori punti di riferimento è stato Antonino Canino.

Il museo è fisso? Quando e come è possibile visitarlo?

“Il Museo è fisso ed è stato allestito grazie alla convenzione con il comune di Carini che è stato un grande centro dell’opra dei pupi fino agli anni ’50. L’operazione è quella di portare nuovamente a Carini il patrimonio dell’opra dei pupi. Il Museo è aperto tutti i giorni dalle ore 09.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00, festivi inclusi.”

Angelo mi mostra le collezioni presenti all’interno del Museo. Le sale sono suddivise in base ai temi. È possibile vedere la sala dedicata all’esposizione dei paladini di Francia classici, l’ambiente che ospita i personaggi fantastici, quello dei pupi saraceni. È allestita anche una zona dedicata ai pupi di tutte le produzioni teatrali che si sono susseguite nei secoli in Sicilia e che nonostante non siano famose e conosciute come la classica opra dei paladini di Francia, sono pur sempre facenti parte della tradizione. Parlo della produzione dei pupi utilizzati per le rappresentazioni delle storie dei Beati Paoli, della Passione di Cristo, dello sbarco dei Mille e naturalmente a Carini non poteva mancare la collezione che riguarda la storia della Baronessa di Carini. Fra gli oggetti esposti ci sono anche alcuni pupi donati da una famiglia di Palermo e dulcis in fundo, arriviamo ad una sala unica nel suo genere e che rappresenta il tratto distintivo di Angelo rispetto alle altre compagnie : la sala dei pupi antimafia, dedicata a Ninni Cassarà e Roberto Antiochia.

Qui si trovano i pupi rappresentanti Pio La Torre, Falcone, Borsellino ed Emanuela Loi, Placido Rizzotto e Peppino Impastato. Oltre ai pupi è interessante notare anche la presenza dei fondali delle scene che di volta in volta raffigurano i luoghi- simbolo delle storie narrate come Corleone ma anche la piazza di Cinisi e Radio Aut, dove Peppino Impastato svolse la maggior parte della propria lotta alla mafia. La sala è stata inaugurata lo sorso Ottobre alla presenza del Prefetto, del Questore e delle Forze dell’Ordine.

Tutti questi pupi vengono utilizzati nelle rappresentazioni?

“Sono stati usati in passato, adesso sono solamente esposti.”

Quando hai cominciato questa attività particolare e insolita, sei stato fin da subito ben visto e apprezzato dai pupari tradizionali?

“All’inizio devo ammettere di no. Il mondo dell’opra dei pupi è un mondo molto conservatore in cui vengono portati in scena dei valori opposti rispetto a quelli che vogliamo portare avanti noi. La mia proposta di togliere le armature ai paladini è stata vista come una profanazione della loro realtà. A molti è sembrato che volessi  scardinare la tradizione e ciò su cui essa si fondava. Il mio progetto è  un’innovazione che oltrepassa la tradizione ma che allo stesso tempo la mantiene. Durante gli spettacoli nulla cambia rispetto alle modalità della messa in scena ,della meccanica dei movimenti, della recitazione. Ciò che cambia è il repertorio e la finalità dello spettacolo. Io non mi definisco un ‘puparo non tradizionale’, semplicemente, mi occupo di altre tematiche.”

Hai ricevuto dei riconoscimenti ufficiali? Sei stato apprezzato dalle autorità e dalle istituzioni per questa sterzata innovativa ma anche educativa?

“Il riconoscimento c’è stato. Nel 2012 ho ricevuto dal sindacato di Polizia il premio “Legalità e cultura”. Nel 2015 è stata la volta del Premio “Ignazio Buttitta” e del premio “Guttuso” e nel 2016 il Premio “Ninni Cassarà”.”

Dove vengono rappresentati questi spettacoli?

“Per scelta il mio pubblico principalmente è quello delle scuole. Il messaggio di legalità è rivolto ai bambini che devono ancora formarsi e che sono protagonisti del presente e saranno protagonisti del futuro. In realtà chiunque può assistere alle rappresentazioni, soprattutto in occasioni di festival e rassegne cui partecipiamo regolarmente ogni anno in tutta Italia.”

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

“Stiamo lavorando alla realizzazione di rappresentazioni che affrontino altri temi, sempre attuali, come l’immigrazione e storie poco conosciute come quella di Lia Pipitone, figlia di un capomafia che fu fatta uccidere proprio per volere del padre.”

I bambini come reagiscono? Sono stimolati da queste storie?

“I ragazzi riescono a recepire il messaggio immediatamente e hanno modo di assistere al racconto di una storia non su un tablet o su un qualsiasi mezzo tecnologico, con cui sono costantemente a  contatto, ma tramite delle semplici marionette di legno. Restano incantati come dentro ad un sogno.”

Oltre alla passione per i pupi hai un altro interesse, la scrittura. Hai scritto di recente un libro dal titolo “Testimonianze partigiane. I siciliani nella lotta di Liberazione” edito da Navarra Editore. Di cosa si tratta lo si intuisce già, ma come è nata quest’idea?

“Tutto è cominciato da una ricerca durata dieci anni condotta  dall’Archivio Siciliano delle resistenze al fascismo ma anche alla mafia. Il viaggio di ricerca era finalizzato alla raccolta delle testimonianze dei siciliani che hanno partecipato alla Resistenza nel Nord Italia e che sono stati deportati nei campi di concentramento fino al momento della Liberazione. Dalla ricerca è nato un libro e in seguito anche uno spettacolo intitolato ”Dalla Sicilia a Dachau” che racconta la storia di Calogero Marrone, uno dei siciliani deportati nel campo di concentramento.

Il taglio innovativo di questo teatro consiste nell’aggiornamento del classico repertorio epico-cavalleresco. Lo scopo è quello di trasformare questa epicità nel quotidiano. Nell’epica classica i ‘buoni’ cioè i cristiani lottavano contro i ‘cattivi’ ovvero i saraceni. Adesso sarebbe assurdo e anacronistico parlare di religioni buone e cattive. Piuttosto, i difensori della legalità si contrappongono al nemico vero e attuale, rappresentato dalla mafia.”

A giudicare dalle espressioni dei bambini che hanno assistito allo spettacolo sulla storia di Falcone e Borsellino, lo stesso giorno dell’intervista, si direbbe che l’obiettivo di abituare i ragazzi ai valori della giustizia e della legalità sia stato raggiunto a pieni voti.

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