Home Interviste Moncalieri. Una intervista

Moncalieri. Una intervista

CONDIVIDI

Cinisi, 21 marzo 2017. Botte e risposte. Articoli e smentite. Un ping pong mediatico, che, in genere, non porta da nessuna parte. Come questa volta del resto, dove ad accalcarsi sono solo voci di paese, dicerie e rumors.

Quando si discute di vicende come quelle che hanno interessato il sindaco e la scuola di Moncalieri, invece, bisognerebbe andarci con i piedi di piombo.

Noi abbiamo scelto di recarci a Moncalieri, a parlare con i ragazzi, con il Preside e con il professore che li aveva accompagnati. Volevamo capire e comprendere.

Vi invitiamo a leggere tutta l’intervista che uno degli studenti del Liceo Scientifico di Moncalieri ci ha concesso. Lo stesso studente che si è sentito rispondere: “Tu non capisci un c…” dal sindaco.

Quando siete arrivati a Cinisi?

“Siamo arrivati a Cinisi l’ultimo giorno del nostro tour e abbiamo iniziato con la visita a casa di Peppino Impastato. Ci siamo incamminati con i famosi Cento Passi verso la casa di Badalamenti e poi li è successo che è suonato l’antifurto e siamo andati a chiedere subito spiegazioni al sindaco”.

Puoi confermarmi che, come dicevano anche i tuoi compagni, il tono è stato sin da subito alto?

“Sì assolutamente. Lo é stato sin da subito contro di noi che chiedevamo spiegazioni. Perché, ovviamente, se si verifica un problema in un luogo di una cittadina si chiedono spiegazioni alle istituzioni di quella cittadina, in questo caso al sindaco di Cinisi. Una volta arrivati lì, ha iniziato a sostenere che il problema dell’allarme non fosse un suo problema, che il Sindaco ha ben altre priorità e che pertanto se ne lavava le mani. A noi ciò ha dato fastidio. Da lì ha iniziato a parlarci con tono sempre più aggressivo, sostenendo che noi fossimo andati lì per poter vedere i mafiosi come fossimo stati allo zoo o di essere venuti a Cinisi per trovare il mafioso con la coppola e la lupara e questo ci ha dato parecchio fastidio, sinceramente”.

Quindi tutti i virgolettati sull’articolo de “La Repubblica” riportano le parole pronunciate dal sindaco Palazzolo?

“Sì, assolutamente. Tutte le frasi tra virgolette sono parole pronunciate da lui stesso come: “Vorrei abbattere la casa di Badalamenti”. Ha iniziato poi a sostenere che Peppino Impastato e tutta la vicenda a lui legata dovesse essere dimenticata e, invece, a parer nostro la Memoria è una cosa fondamentale. Senza Memoria non si possono superare determinate stragi o, per così dire, problemi che ci sono stati nel passato. Gli abbiamo fatto sentire il nostro punto di vista e lui ha iniziato a denigrarci dandoci innanzitutto delragazzini che non potevano ancora capire”. A me stesso lui ha detto “Tu non capisci un cazzo”, testuali parole. Al che, dato che mi è stato presentato come un’istituzione, gli ho chiesto “Tu rappresenteresti un’istituzione con questo linguaggio, con questo modo di porti a dei ragazzini che vengono qua a chiedere spiegazioni?”.

Relativamente “ragazzini”, in quarta liceo siete quasi adulti.

“A parer suo siamo ancora dei ragazzini non in grado di comprendere molte cose”.

Come si è concluso l’incontro?

“Ognuna delle due parti ferma sulle proprie posizioni, lui ha continuato a sostenere il suo pensiero per quanto noi avessimo cercato di fargli capire cosa pensassimo. Ci ha congedati, la casa di Badalamenti non abbiamo potuto vederla e non abbiamo ben capito nemmeno se il problema fosse stato risolto. Tra l’altro mentre parlavamo lui controllava il cellulare o i foglietti sulla scrivania. Sembrava non tenere neanche conto di ciò che stessimo dicendo. Ci ha trattati molto male, diciamo”.

Dopo la proposta di Libera, a proposito del progetto di alternanza scuola-lavoro, chi ha deciso di farvi aderire all’iniziativa e, quindi, di farvi visitare Cinisi?

“Libera aveva promosso il progetto alla scuola, la scuola poi lo ha sottoposto agli studenti e noi stessi, interessati da questo percorso legato alla legalità abbiamo deciso di aderire. Invece che fare la classica gita ad Amsterdam o a Madrid abbiamo deciso di fare una scelta politicamente ed eticamente corretta”.

Il Sindaco durante l’intervista rilasciata ad una emittente locale, Teleoccidente, afferma che saranno bene accetti tutti quei giovani che verranno per ripercorrere le orme di Peppino Impastato. Questi giovani, però, dovranno essere consapevoli e preparati. Voi non eravate preparati?

“Noi eravamo preparati proprio grazie al tour organizzato da Libera. Eravamo più che consapevoli che quella mafia fosse una cosa abbastanza superata ma mi sembra assurdo sostenere che la mafia non esiste e mi sembra anche una sorta di insulto nei confronti di Peppino continuare ad essere come fine a se stessa, invece di essere usata come esempio per spronare ancora di più la lotta alla mafia”.

Siete venuti a Cinisi pensando di vedere un sindaco mafioso?

(Ride) “No. Noi siamo andati da un sindaco rispettando il ruolo istituzionale che ricopre ed in quanto tale volevamo avere delle spiegazioni su quanto era accaduto in casa Badalamenti. Era solo un antifurto. Non ci aspettavamo di essere trattati così e nemmeno di trovare un sindaco che sostenesse questo tipo di ideali”.

Finirei con l’ultima frase pronunciata dal sindaco dove venite accusati di esservi recati a Cinisi con l’impressione di andare a visitare uno zoo. Che ne pensi?

“Non saprei nemmeno cosa dire. Noi siamo venuti a Cinisi con l’intenzione di vedere che la mafia è stata combattuta e viene ancora oggi combattuta. Se poi gli ideali di un sindaco sono questi, a me può soltanto dispiacere”.

Questi ragazzi sono stati educati alla legalità come concetto molto più alto di qualsiasi idea di mafia, ‘ndrangheta o camorra. Sanno che non esiste più la mafia da “far west” ma che la mafia che resta è quella nascosta dei professionisti che fanno accordi con chi ha potere di incidere anche sulle istituzioni, di trasformare i regolamenti e la gestione anche della cosa pubblica e che si permette di opporre alla logica del bene comune quella del profitto economico sempre e comunque, sia in Sicilia che nel resto d’Italia, come loro stessi mi hanno detto. Poteva essere questo uno degli argomenti con cui confrontarsi, come anche quello delle tante sfaccettature dell’antimafia e delle difficoltà di governare un paese con un alto tasso di mafiosità storico.

Ho sentito il bisogno di chiedere scusa e loro mi hanno accolta nelle loro classi come se fossi una di loro, perché è così che si fa, senza arroganza né superbia. Cinisi non è “stanca di ricordare le morti tragiche”, ho tenuto a sottolineare loro, “Cinisi è solamente stanca di essere trattata con la stessa supponenza con cui siete stati trattati voi”.

Se Alessio fosse stato vostro figlio e il Sindaco di Moncalieri gli avesse detto “Tu non capisci un c….”, cosa sarebbe accaduto?

Lascia un commento:

Ancora nessun commento. Commenta per primo!

wpDiscuz