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Birrificio Bruno Ribadi: quando il talento incontra la fortuna!

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Anche questa volta mi sono imbattuta in un’esperienza di vita quotidiana di tre ragazzi, tre cugini, Sandro, Vito e Giuseppe Biundo, che dal nulla hanno creduto in se stessi e hanno dato vita ad un originale progetto: vera espressione di talento, creatività e amore per la nostra, non sempre rispettata, meravigliosa Sicilia. Un misto di cultura,tradizione, tanta innovazione, coraggio e fede hanno permesso la realizzazione del birrificio Ribadi.

La parola che più mi è rimbalzata in mente, mentre mi accingevo a intervistare i ragazzi e dopo aver letto un po’ sulla loro iniziativa è stata “coincidenze”.

Come avvengono in maniera così perfetta? Ve lo siete mai chiesti? Esistono? Adesso capirete il perché delle mie riflessioni.

Proprio questo lunedì ho incontrato Sandro Biundo, uno dei produttori della birra artigianale, del marchio Ribadi, che insieme ai cugini Vito Biundo e Giuseppe Biundo hanno messo in piedi una vera e propria piccola fabbrica, dove viene prodotta la particolarissima birra Ribadi!

Perché parlo di coincidenze… Sandro era un geometra, perché un uomo con una famiglia lascia, quasi spontaneamente, dopo anni di studio, il certo per l’incerto? Determinazione e coraggio solamente? E ingaggia i due cugini nell’allestimento e creazione di un vero proprio “nuovo” mestiere? Come ci sono riusciti?

Cosa ha spinto i cugini a investire in un’impresa così ampia e “pericolosa”? Perché, come mi ha riportato Sandro, non sono stati sostenuti neppure attraverso fondi e sovvenzioni. Alcuni di voi diranno doveva andare così, o non se lo chiedono neppure. Io rispondo:“Quando si ascolta la voce interiore, quando senti il cuore battere, anche con la paura di non farcela, ma c’è una spinta più forte, che ti fa andare oltre. Lì sta il genio e tutto fluisce e le passioni diventano arte, e bisogna seguirle, si, perché anche la creazione di ricette particolari, sofisticate e selezionate, e legate al territorio siciliano per un prodotto come la birra, che nasce addirittura nel periodo a.C., è pura arte!”

Un’altra domanda spontanea è: chi è Bruno Ribadi? Come mai questo nome?

Sandro ce lo racconta: siamo agli inizi del ‘900, un uomo bizzarro, che lavorava con le piante, abitava nel monastero dei Benedettini a Cinisi, perché orfano di madre. Ragazzo dal carattere ribelle fin da bambino scappava spesso da quel luogo, per andare alla ricerca di foglie ed erbe tipiche del territorio siciliano. Dopo questo periodo decide di andare via ed esplorare il mondo, scoprire usanze, qualità, proprietà di piante, facendo con esse diversi esperimenti.

Bruno lascerà tutto il suo sapere in un piccolo diario. UN VERO E PROPRIO TESORO!!

Vi racconto brevemente, così come ha fatto Sandro, del modo in cui i cugini sono venuti “casualmente” in possesso di questo piccolo manoscritto, dove ricette e segreti sono ben descritti.

Sandro e Vito, un giorno, mentre stavano rovistando in casolari di famiglia, vengono attratti da una vecchia cascina, molto sporca, abbandonata e quasi inaccessibile dove “per caso” è sbucato tra vari libri, come lo definisce Sandro “IL LIBRICINO”, che inizialmente doveva diventare un progetto per la creazione del vino, bevanda più tipica della Sicilia, invece poi, più originalmente, viene ai due l’idea innovativa della birra!

Dice Sandro: “Abbiamo cercato di ‘sicilianizzare’ un prodotto originario di altri luoghi, ma con cibi, spezie e piante tipiche della nostra terra. Tutto parte dall’amore e dalla riscoperta del nostro territorio, che vogliamo assolutamente valorizzare”. Dal libricino vengono a conoscenza di come alcune commistioni fra alcune piante possono creare prodotti eccellenti e gustosi.

Sta qui il carattere innovativo, sovversivo e tradizionale allo stesso tempo. Hanno creato tutte le loro birre, selezionando con cura diversi prodotti locali, rivalutandoli e facendone di ognuno una vera e propria prelibatezza e dando alla birra un carattere diverso.

Le tre birre per ora in commercio da settembre sono tre: la “pilsner” birra chiara e leggera, la “India Pale Ale”, dove l’innovazione sta nell’uso delle bucce di alcuni agrumi tipici: arance e limoni e dall’uso strano delle bacche di sommacco, di cui il nostro territorio è colmo, e addirittura dal pepe rosa. Infine, la “Special Ale” in cui potete rintracciare il gusto forte e deciso delle bacche di carruba, delle bucce di arancia amara.

E divertitevi a scoprire e accostare a cibi diversi tutti i vari retrogusti che nascondono. Vi delizierete!!

Ogniqualvolta mi imbatto in queste esperienze sono mille le domande che mi pongo. A volte mi butto a capofitto, certe volte cerco di andare preparata, leggendo e chiedendo, ma poi scopro in loco, la bellezza di poter parlare direttamente con chi, con passione e amore, dà vita a progetti unici e positivi per la rigenerazione del nostro territorio, e la grandezza sta nel fatto, che viene prodotto tutto solo inseguendo ideali, che si trasformano in realtà concrete.

Sandro ha parlato tantissimo, non c’era quasi bisogno di fare domande, travolgendomi con i suoi occhi espressivi all’interno del loro progetto, che è in fase di crescita e sperimentazione.

Lavora sodo, ma lo fa con il cuore. La fatica viene dopo. I tre cugini si alzano al mattino presto e sino alla sera stanno in cantina, o comunque dividendosi ruoli per meglio cooperare.

Studiano, sperimentano alla ricerca della novità…. L’innovazione sta proprio nel fatto che vogliono tornare alle origini, al passato, all’amore per i doni che ci offre la terra, per poi trasformarli combinandoli in prodotti gustosi, singolari e nuovi, rispondendo con la birra alla richiesta del nuovo mercato.

Ci riescono con genialità, coraggio, buttandosi anche nelle ricette più strane, a volte qualche esperimento è andato male, ma non si abbattono, e subito via con un altro. Adesso c’è l’idea di far la birra al sapore di “buccellato”, inserendo tutte le fragranze tipiche: uva passa, miele, cannella e non vi svelo tutto così sarete voi a decidere che voto dare.

Ho osservato l’amore per ciò che fanno anche nella cantina stessa, nella cura di piccoli dettagli, la precisione dei contenitori con le date per la fermentazione e ancora un piccolo particolare mi ha colpita: le porte con effetto ruggine, una ridefinitura ricercata. Ridendo, Sandro mi dice: “ai controlli sembravano porte vecchie mal messe, invece, è il dettaglio che fa la differenza”.

Il loro mestiere lo reputo un vero e proprio processo creativo, che continuerà a produrre instancabilmente unicità, se continuano con questa costanza.

So che faranno tante cose ancora, la produzione e la vendita è cominciata solo a settembre, ma già esportano a Palermo, e anche grazie alla presentazione presso alcune fiere, nei territori di Catania e Siracusa.

Si sono svestiti dei loro vecchi abiti, hanno inseguito il balzo che sentivano dentro ed ecco come per “magia” (che non è magia! dietro ci sono: sacrifici, coraggio, determinazione, fiducia, passione, ecco perché non credo alle coincidenze…), nascere nel nostro territorio in c/da San Giovanni a Cinisi, una meravigliosa unica realtà.

“Nulla avviene per caso”, siamo noi stessi a inventarci e reiventarci in ogni istante.

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