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Sguardi di Primavera

Desiderare qualche minuto per rifiatare. Qualche minuto per mettere a fuoco l’orizzonte tronco, tra l’azzurro e il blu della linea del mare. Scavare con lo sguardo un solco tra l’asfalto e il cemento, perdendosi per un attimo.

Cinisi è anche così. Almeno una volta ogni tanto il cielo si trasforma. Dall’alto del Palazzo, ai piedi della nostra montagna, si può godere di un invito a riflettere, quando e se il vento freddo di Primavera taglia il viso, ti sveglia e t’impone di farlo. Impone a gratificarsi con un piccolo quadro unico e personale. È ciò che dovremmo volere, dovremmo cercare, difendere. Dovremmo farci gratificare da questo spettacolo.

La luce particolare del tempo ci conduce agli alberi, alle loro gemme appena sbocciate, ai fiori che risuonano di giovinezza. Sono gli ornamenti delle nostre strade, ma anche delle nostre vite, in qualsiasi luogo si trovino. Andrebbero onorati come un tempo in cui tradizioni antiche ne rivelavano la missione e mostravano le radici, loro e nostre.

Ognuna di queste radici è parte di noi, del luogo che amiamo e amiamo vivere. Quei fiori lasceranno spazio ai frutti. Vanno preservati come faremmo coi nostri per continuare a essere ciò che siamo e non potrebbe essere altrimenti. Niente strade, finanza o cemento e senza perderci durante il viaggio.

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