Home Cultura “Il Teatro, il Territorio, la Comunità”: a Terrasini, Francesco Giambrone

“Il Teatro, il Territorio, la Comunità”: a Terrasini, Francesco Giambrone

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Un appassionato e formidabile discorso di democrazia, di azione politica, di integrazione, di coinvolgimento, di apertura, di inclusione, di comunità: è quello che hanno potuto ascoltare, venerdì 21 aprile, i fortunati presenti all’incontro con il Sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo. E lunedì 24, sempre a Terrasini, alle 20.00 in punto presso la Chiesa Madre, il magnifico “coro arcobaleno”.

In una sala gremita da tantissimi cittadini di Terrasini, da uomini e donne di ogni estrazione culturale e sociale, da semplici appassionati del teatro, venerdì scorso si è svolto, presso l’istituto comprensivo Giovanni XIII, ed esattamente nell’aula magna della scuola media, un interessantissimo incontro culturale, a cura dell’AssociazioneCosì, per…passione”, con il Sovrintendete del Teatro Massimo Francesco Giambrone. Dopo l’accoglienza ed i saluti del Vicepreside Professore Alberto Cipolla e l’introduzione di Ino Cardinale e l’intervento di Adalberto Magnelli, rispettivamente Presidente e Coordinatore culturale dell’Associazione, subito un primo intervento del graditissimo ospite: ” Sono felice di passare un bel pomeriggio insieme a voi a parlare del teatro, del territorio, di comunità.  Credo che non poteva esserci titolo più azzeccato visto il contesto in cui mi trovo e il ritorno con la memoria.  Il teatro, il territorio, la comunità. E’ per me una bella opportunità, qui in fondo ci interroghiamo su quale sia il senso del teatro, di una Istituzione Culturale che opera nel territorio e mi fa molto piacere che il primo appello sia partito dal mondo della formazione. L’appello del mondo della scuola lo accolgo sempre con molto piacere.  Perché il mondo della formazione ed il teatro devono camminare insieme. Lo fanno già, ma non c’è mai fine per collaborare. I due ambiti devono cercare stimoli reciprochi. Oggi, qui a Terrasini,  non ho un intervento pronto e confezionato, mi piace parlare con voi, secondo gli stimoli che ricevo”. 

Prendendo spunto dalle parole di  una signora di Terrasini, incontrata poco prima, che riconosce nel Teatro Massimo e nel Teatro Biondo di Palermo i suoi due luoghi maggiormente rappresentativi, Giambrone dice:  “ Noi siamo una grande Istituzione di produzione Culturale, facciamo opere liriche, quello è il  nostro mestiere, abbiamo tutto quello che serve per costruirla partendo dalla materia prima, dal legno, dalla stoffa… e siamo felici di essere una struttura di produzione, e siamo soprattutto una struttura di produzione pubblica, togliamo di mezzo questo grande equivoco per cui le fondazioni liriche sono private, sì sono private secondo la forma giuridica, però sono pubbliche, che vuol dire che hanno una funzione nella la società, precisa chiara, ed è una funzione pubblica”.

Il Sovraintendente, a tal proposito, ricorda le parole dette in una conferenza stampa, qualche giorno fa, da Sergio Escobar, il direttore del Piccolo Teatro di Milano, una grande eccellenza italiana:” un teatro pubblico deve educare il suo pubblico”. “Vi sembra – dice Giambrone, continuando – una cosa rivoluzionaria.  No. Dovrebbe essere la norma. Eppure tutti i giornali ne hanno scritto. Quindi vuol dire che tanto banale non è. Il che vuol dire che abbiamo perso un pò la stella cometa, che abbiamo perso di vista la funzione originaria del teatro. Per ritornare alle parole della signora, due grandi uomini di teatro, Giorgio Strehler e Paolo Grassi, che negli anni 40 fondarono il Piccolo Teatro, scrissero nel manifesto fondativo una cosa che io cerco di ricordare sempre in luoghi come questo o all’università. Un teatro è un luogo dove – attenzione alle parole – una comunità, liberamente riunita si incontra e si riconosce, ascolta una parola e poi, da questa parola che ha ricevuto, trae qualcosa, Quindi è un luogo dove la comunità si riconosce. E questo è importante, e questo è vero.  E spesso le nostre Istituzioni culturali hanno perduto di vista questa funzione, di essere il luogo dove la comunità si riconosce e sono diventati dei luoghi chiusi, estranei ”.

Ha poi ricordato come nel 2014, anno in cui divenne sovraintendete, il teatro aveva una occupazione dei posti del 54 per cento ed era aperto una sera sì ed una no. Mentre adesso, nel 2017, l’occupazione dei posti ha raggiunto il 76 per cento e fa 230 alzate di sipario l’anno nella sala grande, ed è aperto due giorni sì ed uno no.  Insisto tanto – continua Francesco Giambrone – su questa ragione perché il teatro prende un sacco di soldi pubblici. Che comunque non ci bastano. Sono sempre pochi, per quello che servono a noi. E quindi il teatro Massimo deve restituire qualcosa alla comunità. Ha un dovere, di essere aperto e pieno. Ed il Sovraintendente del Teatro Massimo, non parliamo di me ma del Sovraintendente in genere, deve essere soddisfatto solo quando lo vede aperto e pieno. Se è chiuso e vuoto si deve porre un problema. Allora questo è l’obiettivo a cui bisognava arrivare… e ci siamo arrivati. La strategia messa in atto per cambiare il teatro d’opera, e può sembrare abbastanza banale, è stata quella di apertura. Semplicemente aprire 8 cancelli. L’azione simbolica di aprirli, metterli in contatto con il territorio urbano e togliere le barriere, è stata una operazione formidabile. Dove tutti abbiamo la possibilità di dire io mi ci riconosco. Cominciamo a fare capire che non né detto che il prezzo non sia così alto ed impossibile, quindi una politica dei prezzi ”.

Successivamente amplia il ragionamento e dichiara all’attenta e nutrita platea che il teatro rischia di diventare un posto non per tutti ma per pochi poiché si è diffusa la convinzione che per andare a teatro bisogna andare vestiti in un certo modo, che esiste “un dress code”, che ci voglia un abito speciale . “Se io l’abito speciale non ce l’ho – afferma – io capisco che il teatro non è un luogo adatto a me ed invece il teatro deve essere un luogo di cultura adatto a  tutti, è per tutti, un luogo dove nessuno possa dire ‘non è adatto a me’. E’ per tutti, con qualsiasi abito. Io ho visto di tutto nella mia vita. Ho visto meravigliosi signori in smoking fare squillare il telefonino nel pieno dell’opera ed ho visto dimessi signori in jeans spegnere il telefonino  prima di entrare. Mi permetto di dire che preferisco quelli in jeans perché il rispetto per il luogo non è lo smoking ma è spegnere il telefonino”.

Al termine del primo articolato ed appassionato intervento, uno splendido momento musicale-canoro inframezzato da letture brevissime, un insieme di aforismi (frasi famose, brani di autori vari) sulla musica, da parte di alcuni membri dell’associazione. Poi, nel secondo intervento, a spron battuto, il graditissimo ospite ha parlato di integrazione culturale, di migranti,  di un organo elettivo nuovo come la consulta delle culture, formato da una decina di rappresentanti delle varie etnie che vivono e sono presenti . Di quanto sia importante anche attraverso il teatro coinvolgerli, integrarli, renderli partecipi, farli vivere e diventare comunità: ”Abbiamo trovato una soluzione bellissima, una cosa che si chiama Coro Arcobaleno, che rispecchia il territorio, un coro di voci bianche di tutte le comunità di migranti che operano e che vivono nella città di Palermo. Ed è quello che verrà qui da voi a Terrasini lunedì 24 aprile alle 20.30 in chiesa Madre.  Si chiama arcobaleno perché colorato da tanti bambini di diversa nazionalità, è presente persino il bambino cinese, cosa importantissima perché la comunità dei Cinese è tra le più chiuse, bambini che stanno insieme e cantano insieme, un percorso in comune. Il senso è quello di far si che il teatro sia una comunità in cui ci si riconosca …”.

Al termine del secondo intervento – di cui abbiamo riportato solo alcuni momenti – un altro bellissimo momento musicale e canoro e, successivamente, alcune domande del pubblico, spunti improvvisi per altre riflessioni sulle periferie e l’azione politica del teatro stesso. Giambrone ha ricordato con piacere la messa in scena del “Barbiere di Siviglia” nella piazza di Cinisi del settembre scorso: Noi abbiamo messo l’opera su un camion, non abbiamo inventato niente, fatto insieme all’opera di Roma, un tir con la scritta Teatro Massimo, e lo abbiamo portato lì, dove cerano 800 persone rispettose, sedute, attente, senza pagare un biglietto…questo il Ministero dovrebbe comprendere e finanziare, ed è stato bellissimo, a due passi dalla storia di Peppino Impastato e Badalamenti“.

E l’altra cosa splendida che abbiamo fattocontinua il raccontoè stata quella di prendere un maxi schermo, metterlo fuori il teatro insieme a mille sedie e vendere i posti al prezzo simbolico e per noi per nulla conveniente di un euro, è andato tutto esaurito, un successo, un momento bellissimo, elegantissimo, per rispetto ad un atto politico, questo è importante, questo è bello ed è stato molto positivo ”.

Al termine un ultimo commiato e la consegna di alcuni doni (uno da parte del Professore Giovanni Ruffino, complimentatosi per quanto ascoltato) e di una targa in segno di riconoscenza e a ricordo, allo stesso Giambrone.  Grazie a questo incontro a Terrasini, all’azione continua e capillare di diffusione della cultura da parte dell’associazione  “Così,…per passione”, oltre ai tanti spunti venuti fuori, è emersa la totale disponibilità del Teatro Massimo di instaurare rapporti con i territori, le amministrazioni, e nello specifico anche con quella di Terrasini, per agevolare la partecipazione degli studenti, e non solo, accompagnati da genitori e nonni, agli spettacoli messi in scena dal Teatro Massimo.

Presenti all’incontro, in rappresentanza del Sindaco di Terrasini, dottor Giosuè Maniaci, il consulente culturale del comune Giacomo Greco e, a titolo personale, il presidente del Consiglio Comunale Virginia Ferrigno, e diversi professori universitari.

L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita.  Vano delle scene il diletto, ove non miri a preparar l’avvenire“. Sperando in ulteriori momenti, aperture, confronti di cotanta raffinatezza e qualità culturale nel nostro comprensorio, riprendendo il cammino e seguendo la stella cometa, non possiamo non condividere la funzione emersa ed il senso di quanto ascoltato, ovvero, di territorio, di comunità, di appartenenza, di memoria, di racconto, di emozione, per tutti e senza alcuna differenza.

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1 Commento su "“Il Teatro, il Territorio, la Comunità”: a Terrasini, Francesco Giambrone"

Giacomo Greco

Ottimo articolo che descrive puntualmente il senso della presenza del Sovrintendente del Teatro Massimo e la narrazione delle sue idee. Ottimo servizio nell’ottica della crescita culturale del territorio.

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