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A Misterbianco incontro/dibattito “La mafia uccide il silenzio pure”, per cominciare a scalfire i lunghi silenzi della storia d’Italia

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Giorno 25 Maggio 2017 a Misterbianco CT si è svolto l’incontro “La mafia uccide il silenzio pure” presso la Sala Giarrizzo all’interno del suggestivo Stabilimento Monaco di Misterbianco, un vecchio opificio costruito alla fine del XIX secolo all’interno del quale, oggi, si trovano alcuni uffici comunali.

All’incontro, organizzato e promosso da Carmela Zuccarello direttrice della Galleria Civica d’Arte Pippo Giuffrida, con il patrocinio del Comune, erano presenti Nunzio Sarpietro Presidente del GIP Catania, Pucci Giuffrida Amministratore di beni confiscati, Dario Montana Referente di Libera Catania e fratello di Beppe Montana, poliziotto vittima della Mafia, Nino di Guardo Sindaco di Misterbianco e autore del libro “Sindaco per passione”. È intervenuto anche il pittore di Cinisi (PA) Pino Manzella che in questi giorni, per iniziativa sempre della direttrice della Galleria, ha esposto a Misterbianco la sua mostra “Il filo rosso della memoria”, una mostra itinerante che lo scorso anno ha fatto tappa in alcune città della Romagna: Ravenna, Bagnacavallo, Cervia e Forlimpopoli, per poi tornare a Cinisi durante i giorni dedicati alla memoria di Peppino Impastato, di cui la mostra racconta la storia e porta avanti il ricordo. Il dibattito è stato moderato magistralmente dal giornalista Roberto Fatuzzo. Nadia Trovato ha interpretato alcuni brani e letture facendo emozionare tutti i presenti in sala.

Il dibattito, aperto dall’introduzione di Carmela Zuccarello a cui sono seguiti i saluti dell’Assessore alla cultura Federico Lupo e la testimonianza diretta e intensa di Pino Manzella, non è stato caratterizzato da toni retorici, come spesso accade in occasioni simili, si è al contrario sviluppato un dialogo franco, onesto e profondo che ha coinvolto tutti i relatori.

Pino Manzella ha raccontato, da testimone quale è stato in quanto facente parte del gruppo dei compagni di Peppino Impastato a Cinisi, la vicenda del ritrovamento dei resti di Peppino, ucciso dalla Mafia il 9 Maggio del 1978. Ha riferito che Peppino, nei primi giorni successivi alla sua uccisione, fu accusato di essere un terrorista maldestro o un terrorista suicida: queste le prime teorie che divennero un vero teorema, frutto di un depistaggio messo in atto da alcune forze deviate dello Stato (come la stessa Commissione parlamentare antimafia stabilì nella relazione conclusiva del 2000, “Anatomia di un depistaggio”). Il pittore Manzella ha chiesto a se stesso ed al pubblico a cosa serva ottenere l’accertamento della verità, se poi, come nel caso Impastato, in cui si è arrivati ad una condanna nei confronti del boss mafioso, dopo 24 anni circa dall’uccisione di Peppino, invece non ci sono state conseguenze per il depistatore. Ha domandato infine perché le forze sane dello Stato non intervengono per ristabilire la legalità.

Dopo questo toccante intervento è seguito quello di Nunzio Sarpietro il quale con molta franchezza ha messo in rilievo le anomalie del sistema giudiziario italiano e le inefficienze di un apparato burocratico in cui capita che, a capo di importanti uffici, si trovino persone non in grado di svolgere bene il proprio servizio, in quanto scelte non per il merito, ma per un sistema nepotista e fatto di scambi ed interessi politici. Quella mafiosa è una mentalità e una metodica che non è solo esclusiva della criminalità organizzata. Vicende come quella di Impastato, che il presidente del GIP di Catania ha definito uno dei pionieri della lotta alla Mafia, mostrano le luci e le ombre di una realtà molto complessa che andrebbe riformata.

Dario Montana dopo aver ricordato la vicenda del fratello che fu uno dei fondatori della Catturandi, ha evidenziato come la lotta alla Mafia debba essere fatta all’interno dei confini dello stato democratico e della Costituzione italiana, evidenziando però quanto sia fondamentale oltre la repressione, la questione educativa e culturale e che lo Stato sappia dare una risposta complessiva alla società che altrimenti trova risposte d’insieme, se pur negative, nella Mafia che rimane vincente e attrattiva per una importante fascia della società. Lo Stato deve però saper comprendere, includere e non censurare il dissenso giovanile e trovare forme di tutela e allontanamento dei minori dagli ambienti mafiosi, prendendo anche ad esempio i percorsi di Libera con donne che si stanno liberando e ribellando alla mafia, scegliendo un futuro diverso per sé e per i propri figli.

È poi intervenuto il Sindaco di Misterbianco raccontando la sua storia di Sindaco per passione e la sua idea di lotta alla mafia che si esprime essenzialmente nella volontà di compiere il proprio dovere secondo coscienza mettendosi a servizio del bene comune.

È intervenuto successivamente l’Amministratore di beni confiscati Pucci Giuffrida mettendo in risalto le debolezze del sistema di affidamento dei beni confiscati e soprattutto delle aziende che nel momento in cui vengono affidate allo Stato non riescono ad essere produttive. Un sistema molto delicato che deve anche tener conto dei costi della legalità, ma che può essere migliorato affinchè la collettività possa giovare di questi beni. Gli argomenti espressi in tutto il dibattito non sono stati di circostanza, illusori e rassicuranti, hanno messo in luce i reali limiti e raccontato la complessità di un sistema che può e deve essere migliorato. Un incontro che si è quindi rivelato di grande spessore ed ha dato ai presenti spunti importanti di riflessione per leggere la realtà che ci circonda.

Presenti in sala i referenti di associazioni del territorio, l’ass.ne fotografica Asadin che opera nel territorio tra Cinisi e Terrasini e di cui il pittore Pino Manzella fa parte, i rappresentanti della Questura di Polizia, Guardia di Finanza e Arma dei Carabinieri che hanno portato i loro saluti ai presenti.

Durante il dibattito ha fatto da sfondo in sala lo striscione originale del 1979 dove i compagni di Peppino scrissero “La mafia uccide il silenzio pure” e in cui Pino Manzella dipinse il volto di Peppino. Lo striscione è stato portato a Misterbianco da Pino Manzella per questa occasione.

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