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Tumori, quanto ne sappiamo? Ultima tappa

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di Silvia Vitale e Fabio Zerillo

Apriamo quest’ultimo capitolo con un aneddoto. Il giorno dell’incontro con i professori di cui ora vi parleremo, ci trovavamo in sala d’aspetto, c’erano altri medici che si preparavano per il loro turno in reparto di oncologia e tra una chiacchiera e l’altra la domanda è sorta spontanea: “perché scegliere proprio questo campo, per uno spiccato senso di amore o di solidarietà?” Uno di loro ci ha risposto con un’unica parola: compassione.

La quinta e ultima tappa del nostro viaggio è rivolta a capire come oggi si possa lavorare sui numeri.

I Registri tumori sono strutture impegnate nella raccolta di informazioni sui malati di cancro residenti in un determinato territorio. Sono necessari perché in nessuna struttura ospedaliera italiana, pubblica o privata, c’è l’obbligo di archiviare i dati relativi alla diagnosi e alla cura dei tumori. Quello provinciale è stato istituito nel 2003. Oggi è diretto dal professor Francesco Vitale, coadiuvato dalla dottoressa Rosanna Cusimano, Coordinatrice.

Li abbiamo incontrati al Policlinico di Palermo per spiegarci il loro impegno, nel registrare i tumori e capire come questi si evolvano nei comuni della provincia palermitana. La Sicilia è la regione italiana col maggiore numero di registri. Il punto di partenza è stato: affrontare il cancro, il male del secolo. Oggi è una patologia curabile, con cui battersi alla pari e a volte riuscire a vincerlo. Negli ultimi trent’anni si è verificato certamente un miglioramento della ricerca, anche grazie ad una maggiore prevenzione e comprensione di come la malattia si distribuisce (in base al sesso, al lavoro, ecc.). I registri oggi coprono tutto il territorio della Regione siciliana suddivisi per quelli che erano i territori provinciali.

È fondamentale il lavoro di registrazione dei dati: la variazione del luogo può dare risultati differenti. I registri lavorano tramite le cartelle cliniche, indifferentemente dalla loro provenienza, pubblica o privata. Ci si chiede il motivo per cui i dati più aggiornati risalgano al 2014; i professori ci spiegano che si tratta di una logica conseguenza dovuta alla difficoltà di poter ottenere in tempi ragionevoli le informazioni complete, da parte di altre regioni, della popolazione residente, in quanto esiste un fenomeno che può definirsi “migrazione sanitaria” per cui un numero rilevante di pazienti decide di curarsi fuori dalla Sicilia. Le motivazioni di fondo della migrazione potrebbero essere individuate, ad esempio, nella presenza di parenti del paziente che vivono fuori dalla nostra regione, così come in una naturale diffidenza, tuttavia infondata, nei confronti della sanità siciliana, in particolare per quanto riguarda alcune forme tumorali comuni come il colon o la mammella. Per questi tumori frequenti non vi è migrazione in quanto le nostre strutture sono adeguate. Vi sono delle motivazioni reali che possono portare fuori dalla Sicilia come, per esempio, centri di eccellenza che si occupano di tumori rari, che a volte praticano sperimentazione.

Il registro ha promosso un incontro con i sindaci della provincia per fornire loro una scheda sull’andamento delle rilevazioni in tutti i comuni, sostanzialmente un utile strumento che può aiutare nella conoscenza del fenomeno che a livello locale può avere una risonanza smentita dai dati. Per quanto riguarda Cinisi il livello di allerta è assolutamente nella norma.

Ringraziamo i professori per la loro disponibilità e per il tempo concessoci anche qui con la speranza di riuscire ad organizzare un momento di incontro congiunto (nostro nuovo obiettivo) tra loro e chiunque fosse interessato a questo argomento.

Grazie a questa nostra ricerca un po’ complessa a volte, siamo venuti a contatto con medici, specialisti e professori e non abbiamo potuto non notare con quanto amore e passione svolgano la loro lotta giornaliera contro la malattia e l’impegno profuso nella ricerca, come ci diceva proprio il professore Vitale, tutti i progressi raggiunti danno speranza e ci forniscono nuove prospettive.

Il nostro percorso termina qui, ci auguriamo principalmente di essere stati chiari e di avervi dato maggiore consapevolezza sulla situazione odierna e territoriale, una diversa percezione o semplicemente un nuovo sguardo su questa malattia.

Dostoevskij scriveva che “la compassione è la più importante e forse l’unica legge di vita dell’umanità intera” perché è empatia, è vicinanza all’altrui dolore, questi sono sentimenti che non possiamo perdere. Solidarietà è una parola logorata dall’abuso, amore è troppo, disponibilità troppo vaga. La compassione no, non si può lasciarla andare. E saperne di più, informarci, prevenire per intervenire in tempo è qualcosa che dobbiamo a noi stessi quanto agli altri.

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