Home Cronaca Il racconto della vittima del furto in via Venuti

Il racconto della vittima del furto in via Venuti

Sono gli occhi stanchi di una signora terrorizzata che raccontano quanto è successo nella notte fra giovedì e venerdì, sforzandosi di trovare le parole, cercando di superare la paura.

E ogni volta che il racconto inizia e prosegue, quegli occhi rivedono e rivivono tutto, continuamente e sempre con la stessa intensità.

A Cinisi, nella notte fra giovedì 3 e venerdì 4 luglio, due malviventi, ben coperti per non farsi vedere né riconoscere, sono entrati in casa di un’anziana signora.

Si sono creati un accesso direttamente dalla terrazza al piano superiore dell’abitazione e hanno iniziato a rovistare dentro mobili, armadi e cassetti, sicuri di trovare qualcosa che in realtà probabilmente non c’era. Una scala è stata ritrovata al di fuori della terrazza, servita probabilmente per passare da un balcone ad un altro.

La padrona di casa, che, sola, dormiva al piano di sotto, svegliata da insoliti rumori e dal latrato del suo cane, si accorge quasi immediatamente che qualcosa non va, che qualcosa manca e qualcos’altro è stato spostato.

I due delinquenti la raggiungono subito: uno di essi decide di tenerla ferma e di farla tacere, premendole con una mano la bocca; l’altro le chiede subito oro e soldi, un’eventuale cassaforte o una probabile carta di credito e prende tutto quello che trova. Non contenti di quel poco che avevano trovato “a disposizione” e delle risposte ricevute, hanno continuato a frugare, minacciando di ricorrere a metodi alternativi, più violenti.

La signora, tuttavia, aveva dato loro veramente tutto quello che aveva, insistendo e pregando persino i due malviventi di lasciarle almeno un ricordo del defunto marito.

Infine, i due hanno portato via quel poco che hanno trovato: posate e argenteria, 200 Euro in contanti e i gioielli che la signora aveva addosso.

Una vicina di casa, preoccupata dei rumori provenienti dalla dimora attigua, alza la cornetta del telefono, tentando di capire cosa stesse succedendo accanto, ma il telefono squilla più volte, senza nessuna risposta.  Proprio le continue chiamate della vicina, insieme alla possibilità che da un momento all’altro potesse arrivare qualcuno in soccorso, hanno allarmato probabilmente i due, che sono andati via dalla cucina al piano di sotto.

Hanno portato via “poco”, solo cose materiali, ma hanno lasciato una scia di pura paura: paura di essere ancora “osservati”  (“Ormai mi conoscono ma io non conosco loro”…), paura di essere soli, di non essere protetti da nessuno, di non essere sicuri neanche in casa propria, di essere derubati anche dei propri ricordi personali.

Non ci si stupisce più l’esistenza di un senso di insicurezza ormai diffuso e la consapevolezza che, nella vita reale, quando si gioca a guardia e ladri, proliferano i ladri, ma mancano le guardie.

«Come si fa per noi anziani a vivere così?… Sono stata malata e ho superato tante difficoltà nella vita ma non credo di potere superare tutto questo: ho in testa la loro voce e appena chiudo gli occhi li vedo davanti a me».

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments