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Un tenerume di giornata

Inizia una nuova settimana. Ore 10,30 sono fuori casa… Mi metto in macchina con le mie bambine per una giornata piena di impegni. Neanche il tempo di fare il giro della strada, e noto una bella sorpresa nell’aiuola della rotonda accanto la piazza: una timida ma ambiziosa piantina di tenerumi.

Che bellezza! C’è pure un fiorellino…Vuoi vedere che tra un po’ di giorni il vicinato si attrezza con pomodori e melanzane, improvvisando un vero e proprio orticello?!

Mentre elaboro questi pensieri, scatto la dovuta foto col mio cellulare e rispondo alle mille domande delle bambine del tipo: “Chi l’ha piantato, Conny? Un tenerume fa tenerezza? Mamma, dobbiamo innaffiarlo?” Non so perché, ma ho la  sensazione che questa nuova vita cresciuta spontaneamente in un terreno rinvigorito dalla buona volontà, sia di buon auspicio. E penso fermamente che quella che verrà sarà una bella giornata.

Ma la sfiga è sempre in agguato: discendo il corso canticchiando “…Meraviglioso, ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso…”, e rallento all’altezza dell’Unicredit per fare bancomat. Da lontano noto gente che sbuffa e il segnale “PRELIEVO NON DISPONIBILE”. Pazienza, faccio bancomat a Banca Nuova… Paghero’ la commissione. Cerco posteggio, lo trovo un po lontanuccio… E faccio sta passeggiatina fino a lì. Anche qui fila e gente sudata e infastidita che mi fa sapere che lo sportello è fuori servizio.

OOOOOOk! Porto le bimbe dalla nonna, sbrigo altre cose e vado all’Unicredit di Terrasini… Non ci posso credere: prelievo non disponibile. Qualcuno evidentemente non vuole che io oggi abbia dei contanti nel mio borsellino. Do un’occhiata all’interno: il pienone! Torno a Cinisi.

Decido di andare a ritirare la giacenza che mi aspetta all’ufficio postale. Ma mentre risalgo il corso Umberto, vedo Banca Nuova gremita di gente… Lo sportello è di nuovo in funzione! Posteggio, scendo… Faccio la fila e ascolto i discorsi della gente: …“Chi cauru! ma quannu finisci st’arsura?”…e cose del genere. Arriva il mio turno: inserisco la carta, seleziono PRELIEVO, mi chiede il PIN… Come sempre, sempre lo stesso, da anni… La mia mente oggi, però, ha rimosso quel dato. Più cerco di ricordarlo, più mi affiorano alla mente i numeri più disparati tipo il PIN del cellulare, la data di nascita di mio marito, il numero di telefono di mia nonna buonanima… Ma quello che mi serve… no! Non lo ricordo! Farfuglio un po’ di numeri a muzzo… Fino a quando leggo nello schermo: CARTA TRATTENUTA.

Mizzica che culo!!! Ok, calma. Vado alla posta. Entro: la temperatura lì dentro è quella di una sauna, l’ambiente sembra proprio quello visti i volti grondanti di sudore degli astanti, le facce stanche e i pinzoni nelle chiome delle signore. Vado nella fila delle raccomandate: sono solamente la nona. Posso farcela! Mi metto lì serenamente a turno, nel frattempo non posso non notare l’aroma nell’aria: un mix di ascelle deliranti, aliti improponibili e qualche pipì di pannolone. Da scappare.

Chiedo timidamente al signore dietro di me: ma l’aria condizionata perché è spenta? Lui scocciato quanto me, quanto tutti… Batte un colpetto sul vetro dell’impiegata e fa la stessa domanda. La giovane risponde che il motore non regge entrambi i condizionatori, per cui o si accende quello dei clienti, o quello dalla parte degli impiegati. “Aaaah ceeeeertoooooo! Vuatri, tri cristiani, assittati au friscu a ‘ncassari picciuli, e nuatri,centuvinti quantu a briscula, aggritta, morti ri cauru a nesciri picciuli! Povera Italia! E Mussolini vuleva vinciri a guerra!” L’impiegata non se ne cura… E’ abituata alle polemiche. Ma non sa che le lamentele non sono finite.

Tocca alla signora davanti a me, lei si sente già fuori da lì tra cinque minuti… Io tra dieci. Ma la fanciulla con tutta calma si mette a selezionare la posta per il postino in arrivo, e con flemma si fa tutte le sue operazioni. Dopo 15 minuti buoni di questo supplizio, noi a guardare ogni suo gesto per cercare di capire quanto manca alla fine… La signora esordisce: “Mi pareva ca avia finutu sta sunata! ma lei u viri ca io aspettu cca comu na babba?!?!” L’impiegata risponde che se non fa queste operazioni prima che arriva il postino, sono guai.

Il signore dietro di me, quello di prima dice: “Ah! Sta chiudendo la scatola per il postino?” La tipa annuisce. Lui chiede: “E io che devo spedire questa busta, cosa ci sto a fare qui??? Cioè: pure che la lascio oggi, lo stesso non arriva domani. Eggiusto??? Megghiu ca vegnu dumani matina!”. Lei gli dice che è proprio così, e tra imprechi e maledizioni torna a casa.

Quando è il mio turno sono le 12,45. Incredibile ma vero: ce  l’ho fatta. Esco da lì e vado alla riscossione della mia carta. Faccio tutto in un’ora, e vado a prendere le mie bambine. Torno a casa che sono le 14,30. Una mattinata infernale, altro che tenerume ben’augurante e tutte ste poesie che per forza voglio trovare nelle mie cose! Puro cinismo oggi: tenerume del piffero!

Nel tardo pomeriggio racconto la mia mattinata a mio fratello nel suo ufficio, che mi suggerisce di scrivere le mie peripezie quotidiane. Mentre parliamo un uomo sulla sessantina, accompagnato da un baldo giovane entra e chiede: “Scusate, ci siamo persi… Cerchiamo la via San Benedetto…”. Mio fratello non può non esclamare “CHE CULO!”, mentre una me incredula risponde: “E’ dove abito io, sto tornando a casa… Se mi segue la porto direttamente lì”.

Faccio il tragitto con la macchina che mi segue e li indirizzo alla loro destinazione, ovvero il B&B accanto casa mia. Il signore mi raggiunge e mi ringrazia dicendomi: “Questa è proprio la mia giornata fortunata!”

Al che penso al tenerume di nuovo con la stessa poesia di dieci ore prima, accantono lo stress di una mattinata di avventure e guardo con piacere la famiglia che scende dall’auto i bagagli per la vacanza. Quel fiore oggi era di buon auspicio per il loro arrivo.

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