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Quando a Cinisi c’era Musica e Cultura…

Cinisi, 18 novembre 2014. Ogni esperienza associativa è assolutamente irripetibile. Ogni gruppo di menti che si unisce crea un microcosmo che contiene un sentire e una magia che mai più si ripeteranno. Giacomo Randazzo ce lo ricorda… il Circolo irripetibile.

Donne e uomini di "Musica e Cultura"
Donne e uomini di “Musica e Cultura”

A Cinisi il Circolo Musica e Cultura ha segnato la storia del paese e il futuro di coloro che ne hanno fatto parte: Giacomo Randazzo è uno di quei giovani che hanno fatto “scruscio” dal gennaio ’76 al giugno ’78 con l’intento di traslare il bollore reazionario nazionale di quel periodo storico nella nostra piccola comunità.

“Quarant’anni fa il paese era caratterizzato da una cultura democristiana dilagante, non c’era nella gente l’obbiettivo di crescere emotivamente… bensì di rimanere nella propria mediocrità”, confessa Giacomo.

Per il paese i ragazzi di Musica e Cultura erano dei pazzi, dei drogati…“E pensare che Peppino ci diceva sempre che TUTTE LE VOLTE CHE SI COMPRA DROGA, SI METTONO SOLDI NELLE TASCHE DELLA MAFIA”, ricorda con nostalgia.

Sì, Peppino. Quel Peppino morto per mano della mafia. Proprio lui fu il fondatore e la guida di questo gruppo di 135 ragazze e ragazzi dediti alla diffusione della cultura di chiunque volesse emotivamente arricchirsi: concerti, mostre itineranti per le vie di Cinisi, documentari, cineforum, dibattiti su temi dell’epoca quali il nucleare, la cementificazione spietata, la condizione femminile.

A proposito di donne, ce ne parla la moglie di Giacomo, Maria Concetta Biundo. “Invitavamo rappresentanti dell’U.D.I., del Movimento Femminista, e piano piano cominciavamo a vedere le cose in maniera diversa. Credevamo nel confronto aperto con le realtà più grandi affrontando problematiche tutte nostre come l’aborto, il divorzio, per imprimere nelle nostre donne il concetto imprescindibile di parità dei sessi”.

Immaginiamo, e null’altro possiamo fare, l’impatto culturale che questa ondata di novità ha avuto su un piccolo paese abbarbicato sullo scoglio del maschilismo tipico della cultura meridionale e, ancor di più, di provincia del Sud.

La sede era in via Faro Pizzoli, altezza via Milano. Ma, qualora possibile, tutto veniva fatto per strada all’insegna di quel “…non rinchiuderti partito, nelle tue stanze…” tanto caro al compagno Peppino.

Gli incontri erano quotidiani, una trentina di ragazzi tiravano il carretto e tutti gli altri appresso. Aria fresca che nasceva dal bisogno di cambiamento, dalla rivolta per mezzo della quale le energie si trasformavano in intervento sul territorio.

“Quello che ci ha caratterizzati, allora, è il DARSI senza pensare a un ritorno. E questo non è automatico…” dice Giacomo.

Già, non lo è. Musica e Cultura si fa baluardo del concetto del NOI in contrapposizione a quello dell’IO tipico della cultura mafiosa in base alla quale IO TI DO, PER RICEVERE QUALCOSA IN CAMBIO… anche fosse solo riconoscenza e rispetto.

Giacomo ci lascia con parole propositive: “Il segreto è sentirsi un anello di una catena. Partecipare alla vita e sentirsi vivi è una cosa bellissima!”.


Nei prossimi giorni daremo pubblicazione di due racconti di Giacomo Randazzo.

 

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