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Giacomo Randazzo e il “nostro” presepe semovente

Entro piano da una delle porte che dalla strada si apre ad un piccolo palcoscenico illuminato. Non vi sono attori, né scenografie, ma un mondo in miniatura che si anima davanti ai miei occhi.

Un'immagine del presepe semovente

Carri trainati da muli tracciano un percorso scomparendo all’orizzonte, donne filano e tessono raccontandosi aneddoti e vicende, impegnate a preparare la “dote”, il panettiere è intento ad infornare e un puparo a fare i suoi burattini, una donna incinta parla ad una vecchia e ascolta i suoi consigli e le sue storie. Vi sono case ben arredate e altre più umili. Animali sono intenti ad annusarsi, coccolarsi, scontrarsi e cibarsi, sparsi qui e lì a caratterizzare, assieme alle costruzioni e al paesaggio, un ambiente campestre, praticamente una Cinisi che non esiste più.

Giacomo si trova arrampicato sul presepe ad inclinare le luci, a controllare la prospettiva, ad osservare le “scene”, spostare oggetti. Mi avvicino a quest’uomo così devoto e appassionato e inizio a chiedergli dell’opera delle sue mani.

“L’idea iniziale era proprio quella di riprodurre un angolo della Cinisi che andava scomparendo. Partendo dai tre meccanismi che aveva realizzato mio padre sessant’anni fa per il suo presepe: “u firraru”, “u mulinu” nel 1955, “u furnu” un anno dopo”.

Una cosa che mi colpì da piccola quando vidi per la prima volta il tuo presepe fu sapere che anche tua madre aveva collaborato affinché il lavoro risultasse verosimile  e affascinante.

“I personaggi del forno, un uomo e una donna, sono stati vestiti da mia madre, e i loro capelli, sono sue ciocche che tagliò appositamente dal suo capo.

Quando mio padre iniziò, nel 1955, io ero davvero piccolo ed ero considerato un “disturbatore”: gli sottraevo il martello mentre lavorava, la pinza con la quale gli smontavo la bicicletta, e gli altri utensili che mentre uno lavora ed è concentrato e teso al massimo non vorrebbe certo gli venissero sottratti. Quando il presepe era allestito, io non potevo toccare nulla e nemmeno potevo, come invece alcuni ragazzi privilegiati, stare in bottega con mio padre ad aiutarlo. A me è rimasta, ricordo, una invidia nei confronti dei ragazzi che potevano avvicinarsi, toccare e partecipare alla realizzazione del presepe.

Dopo trent’anni, a trentatrè iniziai a “metterci mano” io. Era il 1986, costruii la prima casetta in occasione della nascita di mio figlio, era un regalo per mia figlia. Poi venne il pozzo, il muretto, l’alberello, l’idea di riprodurre la Cinisi di un tempo, di riprodurre il presepe riprendendo il lavoro di mio padre.

Ho quindi preso i movimenti che aveva realizzato lui sostituendo le case che erano fatte “ad occhio” ed in compensato con le mie in muratura e a rapporto 1:10. Il primo movimento che ho fatto è la “senia”, il secondo, “il falegname” il cui segreto del movimento è che in un braccio lungo sette centimetri ci sono cinque snodi per braccio che permettono un movimento molto realistico: spalla, braccio, gomito, avambraccio e polso”.

Questo falegname è così realistico che sembra girarsi dal nostro lato a parlarci dei fatti suoi, chiederci quello che è accaduto in paese, farci sapere cosa ne pensa degli ultimi avvenimenti e dei personaggi più in vista.

“Via via ho realizzato tanti altri movimenti, come quello dei carretti che girano per le strade del paese. Alcuni bambini incuriositi si aspettano che il carretto faccia il giro completo per tutta la larghezza del presepe e vada dove vuole, ovviamente non notano il circuito su cui il carro è costretto a girare!”.

Hai partecipato a dei concorsi e sei stato premiato. Il tuo presepe è inserito nel Registro delle eredità Immateriali (R.E.I.) istituito dalla Regione Sicilia, a salvaguardia del patrimonio culturale dell’umanità secondo le indicazioni dell’Unesco, come già ricordato altrove.

“Ho avuto diversi riconoscimenti tutte le volte a cui ho partecipato ad un concorso. Ce ne sono stati sia di regionali che nazionali: architettura, movimenti, miniature, sono state al centro dell’attenzione e dell’apprezzamento. Spero inoltre che possa divenire un evento caratteristico di Cinisi e costituire una vera e propria attrattiva non solo natalizia. La particolarità di questo presepe è che tende a non tralasciare nulla che possa renderlo sempre più completo. C’è ceramica, legno, ferro, cartapesta. Ho curato l’apparato elettrico e la muratura, luci e movimenti, fatto altri personaggi e animali, cercando di creare scene di vita quotidiana”.

Mi allontano dando un’ultima occhiata e mi accorgo di un particolare: all’interno di una casa vi è un presepe nel presepe. E’ riprodotto con scala 1:100, con personaggi lunghi un centimetro e sette millimetri, una piccola perla di uno splendido scrigno.

http://www.giacomorandazzo.it/presepe%20di%20Giacomo%20Randazzo.htm