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Giovanna Fileccia: la poesia diviene “Pittiddu”

Cinisi, 6 febbraio 2015. Maria Anastasi ci accoglie presentando la cooperativa Helianthus di cui è la presidente. Ci racconta della sua storia e dei suoi intenti, delle persone che hanno contribuito a farlo diventare un gruppo culturale che ha l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica su problemi sociali, promuovere la crescita socio-culturale del territorio mediante contributi e suggerimenti d’azione costituitisi vettore programmatico anche delle precedenti elezioni amministrative.

fileccia_1Una delle tappe significative ha riguardato la promozione delle risorse artistiche locali, lo scrittore cinisense Alessio Puleo, ad esempio, vi ha presentato i suoi due libri. Collabora come gruppo alla promozione dello scambio con le associazioni locali, assieme ad “Asadin” e al suo presidente, Caterina Blunda, ospita una mostra fotografica: “Paesaggi in bianco e nero”. L’incontro con la poesia diviene terza tappa mediante il contributo di Faro Manzella e la presentazione dei lavori di Giovanna Fileccia, poetessa nostrana.

Durante la serata, prima della lettura degli inediti di Giovanna, della sua prosa interpretata da Veronica Giuseppina Billone, viene recitata da Francesco Ferrante la poesia di Giovanni Mannino:

 


 A lu me paiseddu

‘Ntra dui muntagni e apertu a la marina,
tra virdiggianti alivi e prati n’ciuri,
e tra jardina in zàgara, chi oduri
suavi sparginu pi’ l’aria fina.

Cinisi stà, paiseddu d’onuri,
ch’ispirò a Meli a la grutta salina
e a la vaddata umbrusa di lu Furi,
la materia eccelsa di puisia divina.

Sicula gemma chi ricchizzi teni,
di Saracini storici ricordi,
e di cuntrati diliziusi e ameni.

Si ‘ccà nascisti, parti, ma nun scordi,
giri lu munnu, ma nun poi truvari
di ‘ccà cchiù beddu e ‘ccà voi riturnari.

Mi rasti li natali e, picciriddu,
cu pochi gioì mi dasti tanti peni,
cunservi la mimoria mia ‘cchiù cara.

Lu tempu passa e biancu è lu capiddu.
Bedda quantu l’amuri pensu a Fara;
puru pi ‘chissu nun ti voghiu beni.fileccia_4

Tutt’intorno alla sala, esposte nei diversi punti cardinali, le installazioni di Giovanna Fileccia raccontano con le loro forme e colori di una creatività prorompente che voglio esplorare:

Da «Sillabe nel Vento» a «Poesia Sculturata» cosa rappresenta «Pittiddi d’Amuri»?

“Questo evento unisce esattamente le due cose: poesia e scultura. Le mie installazioni prendono spunto proprio dal libro «Sillabe al vento» e fanno da contesto alla lettura delle poesie da me scritte e lette stasera dai miei amici poeti del Salotto letterario Simposium”.

Giovanna Fileccia
Giovanna Fileccia

Come nasce «Sillabe nel vento»?

“La poesia nasce “per caso”. Ero stanca di scrivere e una mattina ho pensato di voler creare una poesia senza parole, Mi è venuta così una delle poesie più caotiche e strane che abbia mai scritto:

 


 Sillabe nel Vento

Vorrei scrivere una poesia senza parole
le cui sillabe si disperdano nel vento
vorrei che volasse con la forza del pensiero
e che arrivasse direttamente nel caos delle menti.

Vorrei scrivere una poesia senza parole
che racchiuda tutto il sapere dell’universo
abbia memoria di ciò che ancora è da venire
viva di vita propria senza alcunché  da celare.

Vorrei scrivere una poesia senza parole
dove il vero e il falso siano ognuno al proprio posto
l’uomo possa comprendere il giusto percorso
anche senza vocaboli possa esprimere il suo intelletto.

Vorrei scrivere una poesia senza parole
dove al posto delle parole ci siano silenzi
dove al posto di silenzi ci siano emozioni
dove le emozioni possano sfociare in sagge riflessioni.

Vorrei scrivere una poesia senza parole
una poesia che nella sua coerenza sia totalmente sconclusionata
perché ognuno possa prendere ciò che gli serve
per far luce nel caos della sua mente.


Pittiddi d’Amuri” è invece un inedito che fa parte del testo di prossima pubblicazione e racchiude un po’ come sono fatta io”.

Nel tuo modo di fare arte non ti risparmi né nelle parole né nella manipolazione della materia. Come ti viene l’idea di accostare anche oggetti ordinari riciclati, assolutamente imprevedibili con oggetti naturali?

“Queste “forme” che vedi qui e altre che sono in allestimento, abitano il mio mondo interiore da tanto tempo. E’ come se vivessero a prescindere dalla poesia. Il fatto che io le faccia “vivere” attraverso le parole mi permette di unire i due aspetti come opposti che s’incastrano, ed io sto al centro”.

Come hai trovato il modo di esprimerti mediante la poesia?

“Io scrivo da sempre. Da quando, piccolina mi trovavo a comporre poesie, fiabe, racconti per le persone a me più vicine. Poi diviene un lavoro introspettivo nel momento in cui voglio raccontarmi, raccontare delle cose che possono aumentare la consapevolezza anche negli altri”.

Tu scrivi in siciliano. E’ una scelta “ad hoc” perché la cultura siciliana rappresenta per te un crogiolo di significati caratteristici o è semplicemente una scelta stilistica?

“Non credo sia solo questo. Lo faccio perché credo che io sia siciliana in ogni granello di sabbia che mi rappresenta”.

Spiegami questa immagine.

“Io mi sento come la sabbia, duttile, plasmabile, sempre in continuo movimento; come la sabbia assorbe l’acqua e poi la rilascia prendendo la forma che tu le vuoi dare, io sono così. Mi adatto molto a tutto ciò che mi circonda e mi piace l’idea del movimento. L’hai presente il mulinello che si crea quando c’è il vento? Ecco”.

Quindi perché in siciliano?

“Ci sono delle situazioni, immagini che riesco a suggerire ed esprimere solo in siciliano. Soprattutto quando parlo “al maschile”. Quando scrivo in siciliano è come se non scrivessi più io e uso il punto di vista maschile, perché è come se io attraverso “il maschio” prendessi il meglio di questa terra”.

Quindi, secondo te, la Sicilia è più generosa con gli uomini?

“Probabilmente si. Immagina la Sicilia come una donna e l’uomo in qualche modo come il suo l’amante. Quando ho scritto “Scruscio” c’è stata invece una vera e propria svolta: ho iniziato a scrivere in siciliano dal mio punto di vista. In “Pittiddi d’Amuri” parlo infatti di me, del mio essere siciliana”.

Nel suo modo originale di unire versi “in movimento” viene coinvolta tutta la platea a cui vengono messi in mano “i pittiddi” colorati lanciati verso il cielo a ritmo delle sue parole:

« … Jucati cu mmia.
Strincitila nta li manu
Sintiti lu caluri? Vi servi pi sunnari
Allistitivi!
Sfaciti sti pittiddi  ca eranu cusuti.
Purtatili a ddi ‘nnuccenti
ca nun hannu prescia di parrari.
Inchitili di vasati,
inchitili di ducizza,
inchitili di manciari.
Eppuru
nun vi scurdati…
… inchitili – nichi e granni-
di pittiddi d’amuri…»

La pagina Facebook di Giovanna.

1 Comment
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Giovanni Mannino
9 Febbraio 2015 13:59

Cosa posso dire… provo piacere che pubblicate la mia poesia “A lu me’ Paiseddu” e ancor più piacere vedere e sentire che, anche grazie a Voi, culturalmente Cinisi si sta risvegliando da un letargo che dura da secoli. Altro, sufficientemente potete trovarlo nella piccola silloge che avete visto in mano al gran bravo poeta Francesco Ferrante che, nella serata del 6 febbraio, vi lesse la suddetta poesia, è il libro dei miei ricordi che ho scritto e dedicato a Cinisi dal titolo: “IL MIO PAESELLO”, già pubblicato cartaceo in tutta Italia e in E-book PDF in tutto il mondo, come,… Continua a leggere »