Home Lettere “Scavi l’orizzonte con la tua assenza”

“Scavi l’orizzonte con la tua assenza”

Sono passati dieci lunghi anni da quando mio padre ci ha lasciati. E’ successo una mattina. Ci ha colti alla sprovvista. Ci ha lasciati senza fiato.

Uno scatto di Agostino Vitale
Uno scatto di Agostino Vitale

Abbiamo cominciato a capire cosa fosse successo qualche mese dopo, quando la vita ci ha messo dinanzi ad una verità bruciante: che la morte era una sua parte.

Mio padre non era né il primo né sarebbe stato l’ultimo uomo strappato precocemente ai suoi sogni e ai suoi sforzi ma, per noi, era l’intero universo ad esser collassato su sé stesso.

E come quando senti delle cose che accadono ad altri ma le comprendi solo se ci passi in prima persona, capimmo che la vita dava e la vita prendeva e questo faceva molto male.

La presenza di tutti coloro che hanno fatto sentire la loro vicinanza è stata magnifica e sorprendente e a volte, anche se poteva sembrare pesante, avere qualcuno vicino in momenti difficili era sempre una buona cosa.

La solitudine che abbiamo imparato a conoscere, ci ha resi forse più sensibili alle cose che di norma sfuggono mentre vivi e sei affaccendato e ti danni e amareggi.

Di lui rivivo il ricordo della sua curiosità creativa, del rispetto per il punto di vista dell’altro, della sua estrema socievolezza e della sua tolleranza.

Non conosco i suoi nemici, se ne aveva, le sue antipatie o i suoi rancori perché quello che lo contraddistingueva era il sapersi confrontare anche con chi aveva un pensiero diverso dal suo, in ogni senso.

Di lui conservo tanti ricordi, battute, immagini, modi di ridere e di esser serio, e una lettera, che mi scrisse in occasione di un compleanno da ragazzina, che è rimasta il suo testamento spirituale e che voglio condividere come mio modo personale di celebrare l’uomo più importante della mia vita.

 

Cara Lidia,

ho smesso di lavorare per scrivere questo pensiero nell’occasione del tuo compleanno.

Sei ad un tratto della tua strada, nel quale non sei più una bambina, ma non sei ancora (per fortuna) una donna.

Appartieni ancora a me, anche se i tuoi pensieri cominciano a volgere (com’è giusto) altrove.

Il tuo immaginario è denso di sensazioni, di sentimenti nuovi, di scoperte, di curiosità.

Sei come una farfalla a cui cominciano a spuntare le ali e s’interroga su come e su quanto è bello il mondo che scoprirà quando si alzerà in volo.

Il mondo può essere bello o brutto, dipende da noi, da come ci rapportiamo con gli altri, a cominciare dalla propria famiglia, da come lo vogliamo vivere. Dipende dalla nostra forza di volontà, dal nostro stato d’animo.

Ma ognuno di noi può esprimere sé stesso e le sue qualità solo se ha dentro qualcosa, la cultura, i valori morali, la serenità e l’affetto che i genitori hanno saputo istillare.

Io spero che, malgrado i nostri errori, io e tua madre abbiamo saputo, fin qui, darti tutto questo.

Perché scoprirai (spero il più tardi possibile) che la vita è un bel dono, ma ha il difetto della precarietà, e, come suggerisce il messaggio di quel film che abbiamo visto insieme, bisogna viverla intensamente, minuto dopo minuto, attimo dopo attimo, che fugge velocemente.

Ma se uno è forte dentro, è portatore di valori sani, saprà affrontare le difficoltà che pure inevitabilmente si presenteranno, con il coraggio necessario a superarle.

Non sono i soldi che danno la felicità, ma la capacità di vivere la vita, coerentemente con le cose in cui si crede.

Se io e tua madre abbiamo saputo guidarti, in questo senso, non sarà fallita la nostra missione di genitori e il nostro insegnamento ti seguirà e guiderà per sempre, anche quando noi non ci saremo più.

Cinisi 28 Marzo

Auguri – tuo Agostino

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