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Insegnare è una missione

Di Rosalia Magnis

L’idea di scrivere questo articolo è nata dopo una lunga riflessione, in seguito ad un convegno effettuato presso la pasticceria Palazzolo che ha avuto come tema: la prevenzione dei tumori.

Dal convegno è emerso che la nostra salute dipende da diversi fattori: dieta equilibrata, eccellente respirazione, molto moto fisico, benessere psichico ed emotivo, insomma lo stile di vita che si conduce.

Mi presento, sono una docente e penso di parlare a nome di tutta la mia categoria. Il lavoro di docente, che si definisce “intellettuale”, che l’ignoranza fa definire rilassante, riposante per le lunghe ferie che ci invidiano, è in realtà un lavoro che prevede soltanto ferie estive e non quando effettivamente ce n’è bisogno, con permessi che non sempre vengono concessi, con uno stipendio inadeguato alla aspettative e con 5/6 ore di lavoro a tempo pieno, senza un momento di respiro. Infatti, se ci si distrae un attimo in classe o in sezione ti può accadere di tutto con alunni e genitori che non sono più quelli di un tempo, che rispettavano e comprendevano il lavoro e la sua finalità (una sana ed integrale crescita dell’individuo). Spesso si lavora in quartieri a rischio per la scarsa frequenza dei fanciulli ed in quartieri malfamati, dove il docente rischia l’incolumità personale. Mi chiamo Rosalia Magnis, ho 59 anni e sono docente nella scuola dell’infanzia, dopo esserlo stata per venti anni nella scuola primaria. Ricordo con amore e nostalgia i miei insegnanti, in particolare ricordo il professore dell’I.S. Magistrale, di Matematica, materia in cui non ero molto ferrata e che temevo… con il senno di poi, però ho stimato quell’uomo, perché ho compreso che non era l’orco che immaginavo, ma uno splendido professore che mi ha dato tanto.

Oggi ci troviamo a lavorare in una società degradata, con inesistenti valori, che manda messaggi mediatici avvilenti, sbagliati, fuorvianti, che guastano la salute psichica e fisica dei giovani, con genitori impegnati a tempo pieno e quindi con sensi di colpa, stanchi e permissivi che permettono, di conseguenza, ai loro figli di ottenere tutto e addirittura l’impossibile!

Il governo vede la scuola come la panacea a tutti i mali ma ci lasciano operare in edifici evanescenti, con personale qualificato e con competenze indispensabili ma non sufficienti, sostegno medico e psicologico inesistenti o quasi. Classi e sezioni strapiene che non possono garantire un’istruzione adeguata ed individualizzata. Oggi dobbiamo sostituire al 100% i genitori inesistenti e abbiamo paura di segnalare la cosa agli assistenti sociali perché non sappiamo se a denunciare la cosa facciamo bene o male ai ragazzi. Tra l’altro non sempre questi genitori ti sono grati per questa intromissione nei ruoli. Siamo chiamati ad educare pedagogicamente e a lottare strenuamente le stereotipie. Alla faccia dello stress, dell’equilibrio psichico, emotivo e dello stile di vita che dovremmo condurre tutti per evitare l’insorgere delle malattie!

Ho scelto di scrivere perché il lavoro delle insegnanti, come molti ancora non hanno capito, è molto usurante e quindi chi di competenza dovrebbe concederci la meritata pensione ad un’età accettabile, invece che a 62/65 anni e più, in base ai contributi versati. Ho iniziato la mia carriera con entusiasmo e davo il meglio di me stessa senza mai risparmiarmi, perché ero e sono convinta che insegnare è una missione, oltre che una professione, e di grande responsabilità, perché abbiamo nella nostre mani esseri in erba che diventeranno particelle fondamentali e portanti della società. Con l’età e soprattutto con gli acciacchi certe attività non possono più essere espletate come facevo prima e come vorrei, mentre gli alunni/ ragazzi hanno bisogno di essere condotti mano nella mano nel viaggio della vita, hanno bisogno di linfa giovane, creativa e vitale.

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