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L’infanzia privata, i tempi moderni e la rassegnazione

E’ arrivata la Primavera e, finalmente, anche a Cinisi e a Terrasini si possono portare fuori i nostri bambini. Ma dove? Sono tempi difficili, in giro c’è tanto degrado, ed innumerevoli i pericoli presenti, i due parchi giochi sono chiusi, adesso anche la piscina, nessuna pista ciclabile, la mondezza è sempre tanta, l’aria è malsana, l’acqua del mare appare, senza depurazione, anche essa inquinata. Ma la cosa peggiore, soprattutto, è che in giro parecchia è la rassegnazione e la quasi totale convinzione che nulla potrà cambiare.

Dai, è sabato, papà andiamo a giocare sullo scivolo! E’ sabato mattina, finalmente c’è sole, i bimbi sorridenti, tanti, corrono, salgono e scendono. Ci vorrebbero alcune opere di manutenzione, ma tutto sommato c’è, è bello, e vederli felici, sicuri, divertirsi, ci porta a pensare – a me e agli altri genitori presenti – che per fortuna il parco giochi a Terrasini esiste.” Mi sveglio improvvisamente, era un sogno. Questo il pensiero ricorrente fino a qualche settimana fa, prima che i cancelli non fossero chiusi. E senza alcun avviso pubblico da parte delle Istituzioni e, quindi, senza (tuttora) alcuna spiegazione conosciuta. Perchè da queste parti, purtroppo, le cose vanno così. E sono solo le voci a rincorrersi. “Non è agibile, manca l’assicurazione, è successo un incidente ad una bimba… e tante altre”. Ma nulla di certo, attenzione, nessuna risposta, neppure dal giovane (anagraficamente) Vice Sindaco del Paese, sollecitato più volte nei giorni scorsi.

Eppure era un vanto del Paese, una di quelle strutture riconosciute anche dai Paesi limitrofi: molti bambini, ad esempio, provenivano anche dal vicinissimo Cinisi. Anche qui, un piccolo parco divertimento per piccoli era stato attrezzato, grazie alle donazioni di alcuni privati (La famiglia Butera, from USA, in primis), utilissimo e ben frequentato fino ad alcuni mesi addietro, trovandosi tra l’altro proprio accanto al Municipio, ma che da subito ha presentato i soliti problemi di gestione, di chi avesse dovuto (in sostanza) mantenerlo aperto. Per poi chiudere, e solo successivamente, essere vandalizzato. Ce ne eravamo già occupati, chiusura questa, quindi, non solo da attribuire ai gesti di persone che non hanno a cuore, paradossalmente, – sempre di più – la “Res Publica”. Ed anche in questo caso le notizie e le responsabilità presentano purtroppo delle ombre e parecchie “perplessità”. Speriamo che si trovino subito delle soluzioni per la riapertura ed una piena fruizione. Senza poi volere tornare a ritroso alle ultime elezioni Cinisensi, dove tutti i bimbi del luogo hanno potuto udire i candidati a Sindaco di futuri bellissimi parchi e spazi per loro.

Decido allora di andare in piscina, di tornare a Terrasini, altro luogo di vanto, me ne hanno parlato molto bene, di un ambiente sano, di istruttori molto validi e motivati, di sani principi, alla fine insieme ai bimbi sorridenti e felici lascio i nostri dati, ci chiameranno, il corso partirà a fine Aprile. Ma oggi l’ennesima e cattiva notizia. Leggo che, a causa della caduta di calcinacci negli spogliatoi, questa è stata chiusa, e che nulla si sa, naturalmente, della sua riapertura.

Ci sono piccole cose che sono indicative, più di tante altre che sono grandi ed importanti, ma che però non riescono con la stessa forza a raccontarne la vita e la condizione in cui viviamo. Il degrado fa parte oramai delle nostre vite e la rassegnazione ha rapito le nostre anime. Ed non è solo un problema di soldi come sempre si vuol rappresentare le tante mancanze, le assenze, gli anni per rialzare un guardrail o sistemare una scritta all’ingresso di una scuola, ma innanzitutto questione di cattiva gestione, di incapacità, di assenza anche dal basso, di diffusa rassegnazione, dove tutti dovremmo chiedere a gran voce un futuro diverso, e lottare per quello che un tempo non troppo lontano era normalità.

scuole_cinisi_strade_terrasini

Di pubblico e di funzionate in zona non è rimasto quasi nulla, per tutti quei bimbi che non possono permetterselo sarà sicuramente un’infanzia triste e, almeno all’apparenza, con poche opportunità e prospettive. Siamo quasi assuefatti a tale condizione di privazione, tarantelle improvvise, e privatizzazione continua. Quando eravamo piccoli, noi giocavamo in strada, ma queste erano libere, senza pericoli, con poche macchine, nelle spiagge, ma queste venivano quotidianamente pulite, c’erano persino le disinfestazioni, giravamo per lungo e largo, senza che nessuno ci torcesse un capello, erano tempi antichi, neppure così tanto lontani (primi anni novanta). Adesso non si può, lasciare solo un attimo il proprio bambino rappresenta in sé già una condizione di pericolo. Ma non è paura o mammismo, semmai una insicurezza costante che mina alle fondamenta la nostra società, penetrandola e distruggendola pian piano, privandola della felicità e rendendola sempre più singola, fragile, divisa e, ahinoi, piuttosto moderna.

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