Home Cultura “La giostra dorata del ragno che tesse”

“La giostra dorata del ragno che tesse”

“Molte di queste poesie non appartengono a me, alla mia vita. Sono storie che ho captato da ciò che è fuori di me e che in un certo modo mi hanno dato un’emozione”.

Così esordisce Giovanna Fileccia durante la nostra chiacchierata post-presentazione della sua nuova raccolta poetica.

I tuoi figli ti accompagnano in questa tua avventura espressiva, Leo è autore del quadro che rappresenta graficamente la tua raccolta.

“Si, vi è un ragno che dopo aver costruito la mano, tiene in bilico la sua personale giostra, ricreando la precarietà stessa del vivere”.

Maria Anotonietta Mangiapane presenta i relatori: Pippo Oddo, la professoressa Manzella, Veronica Billone, editrice di Symposium, Francesca Currieri, solo per citarne alcuni.

Hai voluto fare riferimento a “Posto Occupato” l’iniziativa in ricordo delle donne vittime di violenza. Che tipo di sentimenti ci sono nelle tue poesie? Come rappresenti l’animo femminile?

“Come dico in “Frammenti ribelli”: tante me stesse, tutte uguali e tutte diverse. E così siamo noi donne. Abbiamo sentimenti e ci accomunano valori. Poi però, a seconda di come ci rapportiamo con gli altri, li rendiamo vivi in maniera diversa. In questo libro c’è una poesia che si chiama: “La donna jolly”, visione di una donna che fa mille cose e che non pensa mai a se stessa. L’unica cosa che le manca è il valore che non le è riconosciuto abbastanza, quello che ella stessa si dà”.

Che mi fa pensare alla donna siciliana, la donna tradizionale che si dà così tanto da non riuscire a capire dove finisce il suo spirito di devozione e inizia magari l’abuso. C’è spesso questa confusione.

Chi legge ti ha mai comunicato cosa susciti?

“Ci si commuove e mi comunicano le reazioni viscerali che hanno avuto, l’interpretazione che ne danno, il senso che vivono. Mi dicono che riesco a comunicare emozioni che gli altri rivivono con le mie parole”.

Tenti di costruire un rapporto con chi legge, captando suggerimenti e risonanze che le tue parole suscitano negli altri. Cosa ti interessa?

“Se devo individuare una costante è il mio rapporto con la natura e il contatto con la terra. Infatti l’unico mio racconto s’intitola “A piedi nudi”. Narra di una donna che entra in chiesa e chiede un grazia durante la veglia pasquale. L’ho scritto in un momento di grande sconforto perché ci sono delle situazioni difficili a volte, nella vita. Ho voluto mettere in contrasto questa donna vestita di cenci con la grande eleganza degli altri che normalmente presenziano a questo momento liturgico. Questa donna povera dava il suo intero cuore a Dio, e tutti gli altri che erano lì solo per guardarsi a vicenda, alla fine, si vergognano”.

Tante le parole per descrivere Giovanna e la sua poetica ma, tra tutte quelle, di Caterina Vitale sono state emblematiche: “Giovanna, forse, un po’ come il ragno, a volte mente, a volte svela, ma sempre racconta di valori e di emozioni. Esprime la gioia di vivere, il senso della perdita, il vuoto. Esprime soprattutto la trasformazione del dolore e racconta così, in modo semplice, il senso del vivere come liberazione, come bisogno di pensare chi siamo, il bisogno di esserci e condividere”.

“La giostra dorata del ragno che tesse” adesso è anche una mostra e un recital che si terrà al Castello di Carini dal 27 dicembre al 2 gennaio 2016.

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