Home Approfondimenti Diverso da chi? Vedere il mondo con gli occhi di un altro

Diverso da chi? Vedere il mondo con gli occhi di un altro

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel possedere altri occhi, vedere l’universo attraverso gli occhi di un altro, di centinaia d’altri: di osservare il centinaio di universi che ciascuno di loro osserva, che ciascuno di loro è.” (Marcel Proust)

Oggi voglio proporvi una visione diversa, un nuovo spunto di riflessione, vedere l’universo con gli occhi di un altro, con gli occhi di Vincenzo. Vincenzo è uno dei nostri, un nostro picciotto cinisaro che vive fuori, classe 1977. Vive a Parigi da qualche anno, recentemente si è sposato, Andrew è ufficialmente suo marito. Gli ho posto delle domande e ora ho messo nero su bianco le sue risposte.

Il 25 Febbraio viene approvata in Italia la legge sulle unioni civili, cosa ne pensi?

“Formazioni Sociali Specifiche” questo è il nome ufficiale che è stato dato. Personalmente, questa denominazione la trovo ridicola, come se la parola “matrimonio” fosse la sola a contenere i valori veri rappresentati dall’unione di due persone. Infatti, sono stati costretti a dare un altro appellativo affinché si facesse una differenza fondamentale, probabilmente per conservare i voti dei cattolici cari ai nostri politici. Tralasciando comunque il nome e guardando invece alla legge, essa contiene diverse mancanze e non rispetta quanto indicato dall’articolo 2 della nostra Costituzione, vale a dire, pari diritti a tutti i cittadini italiani senza discriminazione di razza, sesso o religione. Questa mezza legge – fatta dopo numerose pressioni da parte della comunità europea ormai intollerante verso il ritardo italiano accumulato nella regolamentazione dei diritti civili – deve rappresentare l’inizio di un percorso e non il suo termine. Infatti, essendo un cittadino di uno stato “laico”, sostengo che tutte le persone abbiano pari diritti e doveri: ritengo giusto tanto pagare le tasse e assolvere ai doveri che ne conseguono, quanto che di ritorno questo paese mi garantisca le stesse opportunità degli altri cittadini. Vorrei anche precisare che quando parlo di matrimonio mi riferisco a quello civile, che è un atto di volontà e non un sacramento (sacramento come punto di vista puramente cattolico e su cui non intendo né fare comparazioni né forzare un’apertura che non m’interessa). Credo che ognuno debba avere la libertà di professare il proprio credo religioso che va sempre e comunque rispettato e compreso.

Le famiglie omosessuali sono una realtà, esistevano prima della legge ed esistono tutt’ora. Perché si vuole fermare il futuro, anzi negare il presente?

Infatti non si tratta di fermare il futuro: le famiglie “alternative” esistono da sempre. Durante il periodo della guerra ad esempio, con gli uomini impegnati al fronte, moltissimi bambini furono cresciuti da famiglie monoparentali (solo madre) o omo-parentali (madre e nonna) e ad oggi sappiamo che quei bambini non sono cresciuti con particolari problemi comportamentali né che siano diventati tutti omosessuali. Con l’esclusione della Stepchild adoption (inglesismo che tre quarti dei nostri politici non è neanche capace di pronunciare), che dà la possibilità di adottare il figlio del/la proprio/a compagno/compagna, non solo si lascia un vuoto legislativo importante ma – cosa ben peggiore-   si continuano a discriminare i bambini di famiglie omoparentali, che sono una realtà esistente, classificandoli come cittadini di secondo livello. Che opinione avranno mai questi bambini da adulti rispetto al loro paese? Molti si preoccupano della salute mentale dei bambini che crescono con due padri o due madri, criticando aspramente e con toni duri questo tipo di famiglia senza prendersi la briga di leggere e informarsi. Infatti, se ci fosse maggiore informazione circa la questione, le persone scoprirebbero che in realtà non ci sono particolari differenze tra il crescere in una famiglia etero e in una omo, anzi se proprio si volesse trovare una differenza, questa sarebbe data dal fatto che i bambini cresciuti nelle seconde sono più aperti e tolleranti verso le differenze e diversità. Ritengo, invece, che il problema vero in Italia consista nella paura del ‘diverso’ e di ciò che non si conosce. Ci sentiamo minacciati nel nostro modo di vivere, come se il nuovo mettesse in pericolo le nostre secolari sicurezze e quindi il nostro sistema familiare. A queste persone, a chi non si informa vorrei rispondere che: non é negando un diritto ad alcuni cittadini che si salva la famiglia, perché essa si evolverà in ogni caso, anzi si é già evoluta. La storia lo dimostra. Pensiamo alla legge sul divorzio ad esempio, anche in quell’occasione la chiesa e i cattolici propagandavano a destra e a manca che sarebbe stata la fine della famiglia e che i figli sarebbero cresciuti con forti turbe psicologiche, ma non é stato così. Le famiglie tradizionali continuano ad esistere e inoltre il divorzio non sconvolge più nessuno, permette anzi la creazione di nuovi modelli e nuclei familiari, mi aspetto che tra qualche anno la stessa cosa valga per le famiglie arcobaleno.

Quanto influisce la Chiesa?

La Chiesa ha una forte influenza su tutto, questo è chiaro. Per noi italiani poi ha una rilevanza ancora più forte, fa parte della nostra cultura, come la pasta asciutta insomma! Personalmente, pur non amando la chiesa in quanto sistema istituzionale, riesco a motivare l’influenza che essa ha sul Paese e ritengo fondamentale, quale chiave di una reale e concreta emancipazione, il dibattito e la comunicazione con chi, a vario titolo vi appartiene. Solo attraverso queste vie si può giungere ad una sicura crescita dell’Italia, dandosi la possibilità come comunità di vivere insieme senza farsi la guerra. Ciò che non è tollerabile in un’epoca come la nostra, in cui l’informazione é accessibile quasi a tutti, è piuttosto il parlare di qualcosa con sicumera, senza aver alcuna conoscenza attendibile sull’argomento in questione. Personalmente se ignoro un argomento sto zitto, non ne parlo e non pretendo di farmi ragione e se voglio discuterne, mi informo. Sempre più spesso leggo o sento frasi del Levitico utilizzate a casaccio o versetti biblici diffusi da persone che probabilmente non sono mai andate oltre la copertina di un vangelo, un “ atto di dolore” o un “eterno riposo”. Preghiere fondamentali in un paese di peccatori quanto di timorati di Dio come il nostro. Pertanto, credo che se prendessimo alla lettera ogni frase della Bibbia, la nostra vita quotidiana si svolgerebbe in un modo assai diverso. In altri termini, penso che al predicare bene dovrebbe seguire il razzolare anche meglio! Forse sarebbe più corretto se la gente oltre a divulgare aforismi isolati del verbo, ne seguisse anche la restante parte giusto per non fare della Bibbia un riassunto Bignami a propria convenienza. Ecco, questa incoerenza mi risulta complicata da accettare. Devo anche dire ( e non per dovere di cronaca) che molti dei miei amici e familiari sono legati alla religione e alla Chiesa. Io stesso credo fortemente in Dio, pur mantenendo molta diffidenza verso il sistema Chiesa, ma ciò dimostra come avere idee diverse non significa non poter vivere bene insieme, il disastro scatta nel volerle imporle a tutti e ad ogni costo. Per tornare alla tua domanda su quanto influisce la Chiesa, aggiungo che in un vostro articolo ho letto che é stato chiesto ad un arcivescovo di intervenire affinché il settore dell’allevamento possa essere posto al centro dell’agenda politica. Un politico che chiede ad un ministro di Dio d’intervenire nella politica! Questo la dice lunga e per me contiene la risposta alla tua domanda.

Sei un nostro compaesano e il tuo lavoro ti ha spinto a costruire un altro percorso altrove, quanto ha influito il tuo orientamento sessuale nella scelta di andar via?

Forse ti sorprenderà sapere che in realtà non ho lasciato Cinisi né per il lavoro né per il mio orientamento sessuale. In paese ho una casa e una famiglia. Fino a poco prima di lasciare Cinisi svolgevo un lavoro che, per quanto a contratto stagionale, mi piaceva molto. Il mio orientamento sessuale quindi non é stato il fattore determinante nella mia decisione. Tutto è avvenuto per caso, sette anni fa quando sono venuto a Parigi per migliorare il mio francese. L’idea iniziale, rimanere quattro-cinque mesi per poi rientrare e magari tornare a svolgere lo stesso lavoro di prima, venne stravolta giusto tre settimane prima della mia partenza, quando, aiutando delle amiche a fare un trasloco, incontrai Andrew. Sin dalle prime frequentazioni non è stato complicato capire che ci stavamo innamorando l’uno dell’altro e io stesso gli dissi che sarei rimasto se avessi trovato lavoro in un paio di settimane. Per farla breve, in pochi giorni trovai lavoro ed eccomi qua. Va detto anche che in Francia ho avuto la fortuna di fare carriera piuttosto agevolmente, grazie al dinamismo del mercato del lavoro parigino e alla mia italianità che per cultura e storia ci fa nascere predisposti al marketing e alla comunicazione.

Ora che anche in Italia sono riconosciute legalmente le unioni civili hai mai pensato, lavoro permettendo, di tornare?

Non sarà il riconoscimento delle unioni civili a farmi tornare in Italia, perché avrei ben altri motivi per farlo. Non ho mai pensato d’invecchiare in un Paese che non fosse il mio, la Sicilia, e il sentirmi italiano è legato al territorio, alla sua storia, alla sua cultura che amo, per questo cerco sempre di tenermi aggiornato e di tornare spesso. Last but not least, è qui che ho la mia famiglia e i miei amici a cui sono molto legato. Andrew adora l’Italia e la Sicilia, quindi dal momento che anche lui non disprezza la possibilità di un trasferimento, considero ancora la mia venuta a Parigi come una specie di piacevole trasferta.

Com’è la situazione in Francia? Stai percependo paure o chiusure?

Bisogna fare la differenza tra la Francia e la città di Parigi, perché per quanto possa sembrare strano, le due realtà sono molto diverse. Parigi si è comportata in maniera esemplare dopo gli attentati: nessun panico, nessuna rabbia o canto di vendetta. La città, seppur ferita, é rimasta comunque compatta ed ha avuto la forza di rialzarsi dopo appena una settimana. La Francia come Paese invece è andata nel panico e per reazione molti hanno sostenuto il pensiero politico di destra, dando spazio e peso al populismo cieco della Le Pen. Alla luce di quanto avvenuto non nascondo una certa preoccupazione per questo spostamento perché ciò potrebbe indebolire una delle caratteriste principali del popolo francese, l’apertura verso la diversità.

Si pensa che l’universo gay sia un mondo fatto di trasgressione, è davvero così? Sfata una delle tante banalizzazioni dette sugli omosessuali.

So perfettamente che si pensa questo del mondo gay e sono consapevole che alla base di questo giudizio ci sia tanta ipocrisia. Cosa è la trasgressione? Ritengo che non sia legata all’orientamento sessuale, quanto invece all’uomo in sé. Da sempre, noi omosessuali, siamo stati oggetto di derisione e modi di dire che ormai sono entranti a far parte di uno slang maschile di uso comune. Nonostante molte cose siano cambiate e mi riferisco alla società divenuta più tollerante e aperta, ancora si ha a che fare con discriminazioni e atteggiamenti omofobi. Fin quando l’omofobia non verrà riconosciuta come reato e perciò punita, credo si continuerà ad avere gli stessi problemi e, al contempo, a ripetere gli stessi errori. Dopotutto il problema di base è sempre quello: la “non cultura” delle differenze. Tutto ciò che non conosciamo fa paura, è pericolo e minaccia e quindi facilmente classificato come sbagliato. Molto spesso si dice che i gay siano una categoria di persone frivole, promiscue ed effeminate. Se c’è una banalizzazione che vorrei sfatare è proprio questa: essere gay è una realtà che va oltre queste ridicole classificazioni ed è giunto il momento di smetterla di additare gli omosessuali per ogni stupida cosa. Si tratta di persone che al di la di quello che può essere l’orientamento sessuale – al pari di tutti gli altri – sono dotate di sentimenti, passioni, talenti e responsabilità civili ed è necessario abbandonare queste visoni a compartimento stagno per abbracciare (non soltanto simbolicamente) una realtà sociale che definirei “parlante”, fatta di diversità e di innumerevoli variabili. In cambio avremmo più apertura mentale e, al contempo, meno omologazione e saremmo tutti più ricchi dal momento che diversità è ricchezza. Questo ce lo insegna la storia.

Quanto influisce il web sulla questione, dove ognuno può dire la sua senza nessun freno?

Il web negli ultimi anni ha assunto una forte rilevanza sociale anche rispetto alla questione dei diritti, ma per quanto riguarda la condizione omosessuale, trovo che svolga una funzione ambivalente. Se da un lato è uno strumento di controllo e di rivendicazione, mi riferisco alla militanza sociale operata dal movimento LGBT, dall’altro è occasione di libero sfogo per quella categoria di persone che senza alcuna coscienza si ritrovano a sentenziare su argomenti che non conoscono. Qualche tempo fa, mi è capitato, proprio su un gruppo locale di facebook, di imbattermi in una serie di commenti omofobi o comunque gravi per i contenuti, a commento di alcune semplici foto che documentavano la partecipazione di alcuni paesani al “PalermoPride”. E’ allarmante che questi commenti di odio arrivassero da persone mie coetanee. Se poi consideriamo le boiate pubblicate rispetto alla questione gender o alla stepchild adoption, mi viene la pelle d’oca. La cosa divertente è che spesso vengono pubblicati articoli facendoli passare come veritieri, frutto di studi e ricerche importanti ma che poi, andando a guardare bene le fonti, si scopre che non c’è nessuna base e che l’articolo è stato scritto da uno dei Papaboy che, svegliatosi una mattina in preda a un accesso immaginativo, si improvvisa sociologo, pedagogo o anche scienziato. Purtroppo, riscontro troppo spesso che l’emancipazione del pensiero e la tolleranza non  vanno di pari passo con la maturità biologica di una persona. La partecipazione sociale di tutti per l’affermazione dei diritti, l’eliminazioni delle discriminazioni sono ancora mete lontane. Il web dopotutto è anche strumento di informazione e crescita culturale. Basterebbe sfruttarne bene le potenzialità per giungere ad un altro livello di cultura e di emancipazione. Una ricerca personale da fare, con l’intento di conoscerne la realtà, capirne le questioni e magari unirsi nella lotta per l’acquisizione di diritti di tutti, senza necessariamente condannare per partito preso.

A parer tuo, dato il tuo punto di vista distaccato, perché l’Italia è così indietro sul fronte della libertà personale?

L’Italia rimane fanalino di coda in un’Europa che invece già da tempo da per scontato modi di vivere e realtà civiche che per noi rappresentano ancora argomento di discussione e tabù, quest’intervista non avrebbe dovuto avere motivo di esistere, stiamo parlando di argomenti che dovrebbero da un pezzo far parte delle nostra normalità. Il perché di tutto questo a parer mio é dato dal fatto che in una situazione economica precaria come la nostra dove la distribuzione della ricchezza rimane non bilanciata e la meritocrazia quasi un’utopia, la cultura dell’ognuno per se e Dio per tutti é diventata l’unica possibilità di sopravvivenza apparente. Viene da se il bisogno di cercare rassicurazioni appigliandosi a quello che già si conosce, siamo un paese che si é rassegnato da tempo a questo status quo. Mentre la generazione dei Baby Boomer non intende, se pur vecchia e fallimentare, lasciare spazio alle nuove generazioni, i giovani dal canto loro non riescono a dar voce in modo serio e organizzato alle loro frustrazioni, rimanendo in continua richiesta di approvazione da parte di questi vecchi volponi che ancora ci governano. Trovo assurdo che in Italia ci scandalizziamo e argomentiamo ancora su questioni di libertà personali, mentre sembra normale che un vecchio bavoso possa avere una fidanzata di 50 più giovane o che il marito di una nostra parlamentare nipote di un dittatore, sia stato processato per istigazione alla prostituzione e rapporti sessuali con una minore. E poi si va tutti quanti al Family Day! Tanto in ogni caso meglio fascista che finocchio! Aggiungi a tutto questo la presenza della Chiesa che, se pur con un nuovo modello di marketing, cerca di influenzare per poter portare ancora acqua al suo mulino, ed eccoti il ritardo di 20 anni che abbiamo accumulato. Per quanto voce fuori dal coro continuo ad aver fiducia e credo nel cambiamento, da un lato sento che già con la mia generazione, lentamente, si stiano cominciando a creare le condizioni per un evoluzione concreta sul piano sociale e dei diritti anche se molto rimane da fare, dall’altro penso che un’inizio ci sia stato.

Quanto coraggio ci vuole per accettarsi e farsi accettare?

Credo che la cosa più complicata sia l’accettarsi in prima persona, perché troppo spesso le pressioni sociali e quelle familiari inducono senso di colpa e vergogna. In genere, quando ci si scopre o si comincia ad intuire il proprio orientamento sessuale lo si vive come un ostacolo tanto da contrastarlo o addirittura negarlo, ma è solo quando se ne ha piena consapevolezza che la natura stessa – in un modo o in un altro- riconduce verso se stessi, che lo si voglia o no. Per quanto mi riguarda il percorso tra l’accettarsi e il farsi accettare è stato breve. Sono un uomo che s’innamora delle persone prima che della loro sessualità. Personalmente, sono arrivato alla comprensione di me stesso in maniera graduale senza avere avuto traumi particolari rispetto a quelli tipici di un qualsiasi adolescente. L’aver fatto coming-out con le persone a me care, quindi anche con la famiglia, è stata una svolta importante. Quando a casa ci si sente a proprio agio l’opinione della gente diventa superflua. Sarò stato fortunato forse, ma non ho mai avuto veramente la sensazione di essere discriminato o trattato diversamente rispetto agli altri. Probabilmente il fatto di non essermi nascosto e l’aver vissuto la mia vita in modo autentico ha stroncato sul nascere tutti i chiacchiericci tipici e conseguenti. D’altra parte il matrimonio con Andrew e le nostre foto sui social avranno indubbiamente chiarito le idee a tutti. Anche se sono una persona discreta e piuttosto riservata, credo che ad un certo punto sia necessario metterci la faccia per lanciare un messaggio diretto senza ipocrisie o vergogna. Come potrei mai provare vergogna per quello che ho costruito negli anni con fatica e perseveranza?

Cos’è per te lamore? Non mi permetterei mai di dare una definizione universale dell’amore. Se uomini di scienza, filosofi, psicologi e poeti non ci sono riusciti veramente, figurati se posso riuscire io nell’impresa! Ogni persona è unica e pertanto possiede un proprio concetto dell’amore. Ma sono convinto che se pensiamo a certi aspetti dell’amore, come i fremiti, le palpitazioni, il sentirsi felici, a volte tristi …. be, io credo che si ami tutti allo stesso modo. Se da un lato vedo l’amore come uno strumento dell’evoluzione atto a creare reti sociali fondamentale per la cooperazione e la crescita del genere umano, per un altro verso l’amore rappresenta per me quella semplicità e autenticità che riscontro in un sorriso, nella gioia, nell’energia pura che percepisco pensando al mio compagno di vita, nel volto di mia nonna, nelle mani di mia madre, tra gli abbracci delle mie sorelle, le grida dei miei nipoti e nel sostegno degli amici. Il giorno del mio matrimonio, seduto in prima fila, non avevo visione della sala gremita alle mie spalle e dopo aver pronunciato le fatidiche parole « si, lo voglio » mi è bastato girarmi per essere inondato di sguardi, sorrisi e commozione. C’erano persone tanto diverse fra loro per religione, provenienza ed esperienze di vita, arrivate da diversi angoli del mondo per noi, per celebrare l’Amore. In quell’occasione, come poche volte nella vita, ho sentito quell’energia di cui parlo, talmente forte e intensa da poterla toccare e annusare , dolce e accogliente come il calore del letto la mattina. Ecco, io quel giorno, mi sono commosso profondamente.

Forse la lettura che dà una definizione dell’amore che più si avvicina alla mia é tratta da una lettera di San Paolo: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l’amore, niente mi gioverebbe.

L’amore è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.  Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.  L’amore non avrà mai fine.”

Hai altre considerazioni?

Le considerazioni finali che tengo a fare sono rivolte soprattutto ai genitori e ai familiari di ragazzi omosessuali. Voi sapete, e probabilmente soffrite di questo, ma sono sicuro che volete il meglio per loro. L’essere omosessuali non li fa diventare figli peggiori, saranno sempre loro! Gli stessi figli che vi abbracciano vi baciano, che vi hanno fatto sentire unici, forti, amati, sono gli stessi figli di sempre, ma che crescono e crescendo cominciano a capire se stessi. Non negate loro l’opportunità di spendere le loro energie per la loro piena realizzazione, non costringeteli a dirigerle verso la strenua conquista della vostra accettazione e della vostra approvazione rispetto a chi devono o non devono amare. I figli faranno sempre errori al di là della loro sessualità, tanto quanto i genitori, allora concentratevi piuttosto nel farli crescere aperti, tolleranti, indipendenti e autentici, capaci di pensare con la loro testa, affinché questi errori, non siano considerati tali, ma opportunità per capirsi ancora meglio. Se c’è una cosa su tutte per la quale devo ringraziare i miei genitori è di avermi insegnato l’amore e il coraggio di viverlo.

Prima di questa chiaccherata io non conoscevo Vincenzo, di lui però ho subito capito che è uno tosto perchè ci vuole coraggio ad esporsi, mettersi in discussione, parlare.

Gli ho chiesto se preferisse rimanere anonimo e lui mi risposto: “non é stato facile per certi versi rispondere alla tue domande, ci si sente come se si mettesse in piazza la propria intimità, e per dirla alla cinisara di “inchiri un paisi”,   ma coerentemente con l’insegnamento che mi é stato dato ho deciso comunque di rispondere e di espormi, ancora, in prima persona, per mostrare concretamente che non é poi cosi complicato vivere bene per quello che siamo. Ritengo di essere cresciuto in una famiglia che è riuscita a farmi divenire la persona che sono e di cui vado fiero, mettendoci la faccia, la mente e il cuore. Spero a qualcosa sia servito. ”

Vincenzo, classe 1977.

No, non è poi così così complicato.