Home Interviste Manfredi Vitello: “Mai detto quelle frasi”…

Manfredi Vitello: “Mai detto quelle frasi”…

Il presidente della Pro Loco Manfredi Vitello, smentisce in parte le dichiarazioni su Peppino Impastato riportate da MeridioNews.

(foto da legalitaegiustizia.it) Abbiamo incontrato Manfredi Vitello, presidente della Pro Loco, dopo le sconcertanti dichiarazioni su Peppino Impastato e sulla questione casolare di contrada Feudo, rilasciate al blog MeridioNews.

Manfredi confermi le dichiarazioni rilasciate al blog?

“Non sapevo che l’intervista fosse stata pubblicata. Siamo rimasti con la cronista che l’avrei letto prima della pubblicazione” (legge l’articolo prima di continuare la nostra intervista n.d.r.)

Quindi confermi o no?

“Smentisco categoricamente il virgolettato riportato in questo articolo. La cronista è stata scorretta perché ha estrapolato delle frasi da un contesto di discussione diverso”.

Per esempio?

“Se mi si chiede se Peppino è per me un eroe in senso assoluto io dico di no, ma nell’intervista ho argomentato che Peppino ha lottato contro la mafia al costo della vita, dunque pur non condividendone metodi e stile di vita, per me va tra quelli che sono riferimenti positivi a cui guardate con apprezzamento”.

Nell’intervista riabiliti addirittura Don Tano…

“Ho riportato le voci degli anziani del paese che in parte parlavano di don Tano in senso positivo e in senso negativo di Peppino. La cronista invece ha riportato le frasi come se le avessi preferite. Smentisco che don Tano ha fatto cose buone per questo paese”.

Nell’intervista dici che andresti ad abitare nel casolare…

“Potrei abitarci come si abita la casa di Giovanni Meli, o qualunque altro bene di interesse collettivo. Ma noi vogliamo fare del bene un luogo della memoria aperto a tutti. Oggi lì c’è una targa affissa in memoria di Peppino, il cancello è aperto e tutti possono visitare il luogo”.

I rapporti con “Casa Memoria”?

“Non mi risulta che abbiamo mai fatto una richiesta di acquisto dal farmacista Venuti, il quale ha affidato alla mia cooperativa sociale Aglaia e a Libera Cinisi, il casolare. Vorremmo veicolare una raccolta fondi per l’acquisto e cederlo alla scuola, il primo luogo di educazione alla legalità”.

Quindi il signor Venuti sarebbe disposto a vendere?

“Si. Ma ovviamente non ci vuole rimettere di tasca”.

C’è una procedura di espropriazione in corso?

“No. C’è solo un vincolo di interesse pubblico generico”.

Torniamo alle dichiarazioni su Peppino. Parli di spinelli ed altri caratteri poco carini nei confronti di una persona scomparsa…

“Anche qui il contesto della discussione era più ampio. Non ho conosciuto personalmente Peppino, dunque ho parlato di un personaggio visto da suoi contemporanei che citavano queste abitudini. Io ho un’estrazione culturale diversa e quindi non posso essere membro o simpatizzante di collettivi di sinistra o di estrazione ateo o comunista. Ma non per questo ritengo, come invece riporta la cronista, che Peppino sia stato un drogato o un poco di buono. Per me vale la sua attività di lotta alla mafia”.

Avresti detto che a Cinisi non c’è mafia ma delinquenza?

“Lo dissi sbagliando anche otto anni fa in consiglio comunale. Dopo due giorni arrestarono la banda Lo Piccolo a Cinisi. La mafia oggi non si vede, si mimetizza e spesso non si riconosce. Questo era il contesto delle frasi riportate”.

In sintesi, il casolare diventerà un luogo della memoria o è destinato a rimanere un vecchio rudere?

“Se Giovanni Impastato o Salvo Vitale vogliono che il casolare e il terreno sia inserito nel patrimonio di Casa Memoria, devono acquistarlo dal signor Venuti. Se invece, come ritengo, il casolare rappresenti un luogo collettivo di interesse sociale, comprato da tutte le associazioni con una raccolta fondi veicolata dai mezzi di stampa, allora potremmo dire che la memoria delle vittime di mafia non ha padroni o bandiere politiche”.

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