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Palio dei Rioni: una manifestazione ad alto impatto sociale

A Cinisi, in provincia di Palermo, durante il mese di giugno ha avuto luogo una importante manifestazione ad alto impatto sociale: Il Palio dei Rioni.

Un massiccio numero di cittadini del paese, a titolo volontario, ha impiegato il proprio tempo, le proprie energie e le proprie risorse per promuovere una manifestazione volta a realizzare l’aggregazione dei compaesani attraverso l’agonismo dello Sport, l’intrattenimento ludico dei giochi di strada, la competizione della gara.

Di facile accesso, il Palio ha coinvolto circa mille persone nell’organizzazione, gestione e partecipazione alle attività annesse. E avendo come esclusivo discriminante l’appartenenza al rione, i partecipanti, di fatto, hanno trovato nel Palio, l’occasione di essere esattamente tutti sullo stesso livello.

A partire dalla residenza si è stati un giglio giallo, un cane rosso, una torre verde o un’aquila bianca.

Tredici ragazzi di origine gambiana, così, sono diventati bianchi e a gran voce gridavano “Forza bianchi”. Nessuna differenza sociale, economica, psicologica, culturale, etnica, ma solo il rione di appartenenza, ha fatto, per l’appunto, la differenza.

Figli di genitori benestanti e figli di genitori utenti dell’assistenza sociale insieme a giocare, a tifare, a sperare di vincere, a consolarsi per la sconfitta, ad assaporare la bellezza di essere sullo stesso livello. Bianchi e neri, etero ed omo, ricchi e poveri, maschi e femmine, giovani e vecchi… Tutto svanito grazie ad una maglia, grazie alla possibilità di APPARTENERE. Un livellamento delle differenze importante, che ha permesso di vivere in piena libertà la propria identità, ma che ha permesso soprattutto la valorizzazione di capacità che troppo spesso restano celate dietro l’egemonia di uno status che intrappola i cinisensi dentro alla stratificazione sociale, e li cristallizza dentro ai pregiudizi.

Nessun raggruppamento familiare e amicale particolare. Le mamme e i papà che hanno partecipato, di fatto, sono diventati le mamme e i papà di tutti i bambini e gli adolescenti partecipanti, l’attenzione amorevole ed il tifo per tutti i bambini del rione. Mondi intergenerazionali che sembrano non comunicare mai e che dietro l’esultanza per un canestro si scoprono più simili di quanto non credano. Non perché i bambini siano piccoli adulti, ma perché gli adulti sono grandi bambini. E di questo i bambini si sono accorti. Eccome.

Una manifestazione che ha abbattuto le barriere intergenerazionali, che ha messo insieme le categorie note come genitori e figli, o se vogliamo, grandi e piccoli. Un’occasione preziosissima per gli adulti di scoprire l’universo giovanile, fatto di passioni, emozioni, relazioni. E le emozioni, fin troppo evidenti, dei ragazzi nel vedere gli adulti così tanto coinvolti, appassionati, protettivi. Presenti.

Omologhe e rumorose presenze che hanno portato dentro il sostrato sociale chi solitamente ne resta ai margini, che, in una parola, hanno permesso di RI-CONOSCERSI.

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