Home Approfondimenti Cinisi in una parola? “Rubbish”

Cinisi in una parola? “Rubbish”

Capita spesso, durante la stagione estiva, di avere contatti con qualche turista che sta soggiornando nel nostro bel paesello o che semplicemente si trova qui di passaggio. A me è capitato.

E, ai turisti che ho incontrato, per lo più inglesi e francesi, ho chiesto di descrivere in una parola Cinisi e dintorni: come se dovessero scrivere la loro recensione su Trip Advisor, ho chiesto di descrivermi il loro soggiorno, cosa li aveva stupiti, cosa emozionati, cosa sconvolti. Le risposte partivano tutte dallo stesso presupposto: la Sicilia è un bellissima terra. E questo è, e resta, un dato di fatto. Ma sarà abbastanza? 

Cinisi, 21 agosto 2016. Sfogliavo in spiaggia il mio Vanity Fair appena acquistato, quando mi sono imbattuta in un’intervista al sottosegretario ai Beni Culturali e al Turismo, Dorina Bianchi. «L’Italia è il sogno dei viaggiatori di tutto il mondo. Che però conoscono ancora poco le mete piccole ma belle»questo l’incipit dell’articolo, che continuava descrivendo l’importanza del web come luogo virtuale per consentire l’incontro fra domanda e offerta, l’adozione di strategie di storytelling e la bellezza di raccontare il nostro Paese per incentivare il turismo. Spiegando che è sul modello dell’ospitalità diffusa che si sta attualmente puntando per regalare ai turisti un’esperienza, per farli sentire parte di un territorio. Affermando, però, che il modello turistico auspicabile ed auspicato cozza un tantino con svariati deficit del Meridione, fra cui si citava la mancanza di un sistema di trasporti adeguato: sistema ferroviario inesistente, asse viario molto malridotto, voli ridotti e costosi.

La Sicilia nell’articolo non era neanche citata, non meritava evidentemente le prime posizioni sul podio delle più belle località turistiche italiane. La regione più a Sud a cui si faceva riferimento era la Calabria. Questo dovrebbe mettere un Siciliano con le spalle al muro, o almeno stimolarne la riflessione. A dirla tutta, in Sicilia (nel palermitano in particolar modo), i trasporti carenti sono davvero il minore dei mali, se si considera l’immondizia, l’inquinamento dell’acqua e dell’aria, la crescente criminalità, la scarsa gestione e organizzazione del territorio, la crisi economica persistente e l’incapacità di reagire, l’impossibilità di investire, la voglia quasi innata del Palermitano di voler fregare l’altro a tutti i costi.

Allora ho deciso di chiedere lumi a chi il viaggio in Sicilia lo vive in prima persona: i turisti.

Le risposte, alcune schive e superficiali, altre eccessivamente zelanti, si sono articolate più o meno tutte allo stesso modo: iniziavano tutte con la descrizione di un posto incantevole, dove la natura, il sole, il mare, le montagne sono visibili nel loro immenso splendore, dove la gente sa essere ospitale e generosa, dove il tempo pare fermarsi per farti assaporare ogni cosa, ogni attimo, e dove, più di altri posti, arrivi a percepire lo zampino di Qualcuno di davvero grande, che lo si chiami Dio o Allah, che dir si voglia. Ho visto gli occhi dei visitatori brillare mentre mi raccontavano della gentilezza del personale di hotel e b&b, della dolcezza e della disponibilità della gente incontrata, della goffaggine, mista a grossolanità, del siciliano medio percepita, a pelle, come spontaneità e naturalezza, della bellezza dei posti visitati durante le escursioni, dello stupore provato osservando le attività artigianali rimaste, della suggestione dei monumenti e della storia raccontata e vista e vissuta attraverso di essi.

E’ allora che ho chiesto:

Come definirebbe Cinisi e i dintorni che ha visitato in una parola?” 

“Doubtless, Rubbish” (tradotto: Senza dubbio, spazzatura).

“Come fate ad essere così pieni di immondizia? Come fate a sopportare tale e tanta sporcizia per le strade, l’erba alta, i rifiuti ovunque, il cattivo odore di rifiuti bruciati, di fogna a cielo aperto? Come fate a gettare sacchetti di mondezza ovunque, senza preoccuparvene? Perché gli amministratori non prendono un provvedimento serio, duraturo e risolutivo, con l’aiuto dei propri concittadini, per rendere il posto almeno vivibile? Come potete voi, giovani e meno giovani, girarvi dall’altra parte e far finta di non vedere? Come potete lamentarvi dietro allo schermo di un PC, pensando di aver compiuto, solo condannando, il vostro dovere di cittadini, a giorni alterni, senza rimboccarvi le maniche? Come fate, in alcuni casi, ad essere voi stessi causa del vostro male? Ne va della vostra salute, non solo della vostra immagine. Non dovreste permettere che tutto questo, che coinvolge tutti e quattro i sensi, che coinvolge la vita intera, diventi un’abitudine”.

E ci ho anche provato a parlare della Sicilia a statuto speciale, della strana e lenta burocrazia italiana, del singolare rapporto di in-dipendenza dall’Italia, della differenziata allo stadio iniziale, di ATO, ARO e quant’altro. Ma nulla.

“Come fate a sopravvivere così, senza alcuna coscienza sociale, con un misto di cinismo e reticenza?” mi ha chiesto, poi, un ragazzo fiorentino.

A quel punto avevo già dimenticato i complimenti iniziali, di cui comunque solo la natura poteva prendersi merito. Non restava che la vergogna profonda, mista ad una sensazione di inadeguatezza, impotenza, debolezza. La stessa sensazione che continuo a provare quando sento dai Nordici che parlano fra loro in spiaggia, osservandoci: “Che puoi aspettarti da loro? Sono solo ignoranti terroni”, senza la possibilità di dargli, ahimè, torto marcio.

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