Home Eventi Riforma costituzionale: a Cinisi un incontro dibattito per arrivare preparati al referendum

Riforma costituzionale: a Cinisi un incontro dibattito per arrivare preparati al referendum

Il 4 dicembre 2016 gli italiani sono chiamati ad esprimersi sulla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi. Le modifiche sono cospicue e, se approvate, cambierebbero radicalmente la costituzione entrata in vigore nel 1948. Per chiarire i tanti dubbi sul referendum e rispondere alle domande in merito al contenuto della riforma e alle eventuali conseguenze, Cinisi Online ha deciso di organizzare un incontro-dibattito dove verranno esposte le ragioni del SI e del NO.

A poco più di un mese dall’appuntamento con il referendum buona parte dei cittadini non ha ancora capito i contenuti essenziali della proposta di riforma costituzionale e soprattutto le conseguenze della stessa, se dovesse vincere il SI.

Per stimolare una riflessione ponderata che faccia votare con coscienza, il nostro giornale ha pensato di chiedere a due esperti, portavoce del SI e del NO, su cosa verte il referendum.

Vi aspettiamo Domenica 6 Novembre, alle ore 18, presso la sala conferenze del Magaggiari Hotel Resort, via Peppino Impastato 7, Cinisi.

Salvatore Siragusa, deputato all’Ars del Movimento 5 Stelle e Antonio Ferrante, Responsabile Cultura, Turismo e Sport del PD Sicilia, moderati dall’avvocato Alessandro Riccobono, risponderanno alle domande sulla riforma, nella speranza che la nostra iniziativa favorisca un voto consapevole, fondamentale in questo caso.

Intanto, abbiamo pensato di tracciare le linee guida generali sul referendum, per chi non potrà essere presente al dibattito o per chi ha deciso di partecipare e vuole sapere di cosa si parlerà: al di là della decisione finale e delle diverse opinioni sulla riforma, che ascolterete direttamente dai nostri relatori, ci teniamo a ricordare che il voto è un diritto-dovere che va espresso, sempre. Speriamo quindi di chiarirvi un po’ le idee!

Referendum costituzionale

Il referendum in questione è di tipo costituzionale. Previsto dall’articolo 138 della Costituzione, è un referendum di tipo confermativo. Si chiede, cioè, di approvare o meno una modifica alla Costituzione. A differenza del referendum abrogativo, non necessita di nessun quorum: il risultato, a maggioranza, sarà valido a prescindere dal numero di votanti.

Il quesito referendario

La domanda che viene posta ai cittadini è la seguente: Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della costituzione?

Il bicameralismo paritario

La nostra costituzione è nata in un periodo storico ben preciso, quello subito successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Il 2 giugno del 1946 gli italiani votarono, per la prima volta dopo il 1924, per scegliere tra la Monarchia e la Repubblica e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente, organo a cui fu affidato il compito di scrivere la costituzione italiana. I membri dell’Assemblea, tra cui vi era anche Vittorio Emanuele Orlando, di Terrasini, impiegarono quasi due anni per redigere il testo.
Per evitare derive autoritarie e assicurare un funzionamento più democratico delle istituzioni, forti dell’esperienza con il Fascismo, i Padri Costituenti decisero di prevedere gli stessi poteri per la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica.
Alle due camere spetta indistintamente il compito di votare tutte le leggi.

La riduzione del numero di parlamentari

La riforma Boschi prevede la riduzione dei senatori da 315 a 100. La novità più importante introdotta dalla riforma riguarda la non eleggibilità dei senatori, che saranno indicati dai consigli regionali e dal Presidente della Repubblica. I consigli regionali sceglieranno in tutto 95 senatori, nello specifico 21 sindaci e 74 consiglieri regionali, che rimarrebbero in carica per tutta la durata del mandato da amministratori per cui sono stati eletti. Il numero dei seggi varia per ciascuna regione, ma non può essere inferiore a due. Il Presidente della Repubblica nominerà 5 senatori che rimarrebbero in carica 7 anni.

I senatori eletti dai consigli, che dovrebbero svolgere sia il lavoro di sindaci sia quello di consiglieri regionali, percepirebbero solamente lo stipendio da amministratori, ma non percepiranno nessuna indennità di seggio in senato. Essi manterranno invece l’immunità parlamentare: in caso di intercettazioni o processi sarà necessario ottenere il parere del Senato prima di procedere ad un giudizio da parte della Magistratura. In quest’ottica, il quesito referendario parla di “contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”.

Resta ancora incerta la modalità di elezione dei senatori, che sarà oggetto di una legge apposita che il Parlamento si impegna a votare. L’unica certezza, al momento, rimane l’elezione “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri”.

La soppressione del Cnel

Sempre nell’ottica di contenimento delle spese, la riforma prevede l’abolizione del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, che è un organo previsto dalla Costituzione cui è affidato il compito di fornire pareri sui temi economici o proporre leggi al Parlamento. Attualmente il Cnel è formato da 24 componenti e ha un costo di circa 8,7 milioni di euro annui. Anche il Cnel è nato con un fine ben preciso: monitorare la realtà socio economica del Paese e proporre soluzioni o disegni di legge che possano favorire l’occupazione. Purtroppo, dei 14 disegni di legge sottoposti al Parlamento finora, nessuno è mai stato recepito per diventare una legge.

La revisione del titolo V della parte II della Costituzione

La costituzione italiana è composta da 139 articoli, più 18 disposizioni dette “transitorie e finali”, suddivisi in 4 sezioni: i Principi Fondamentali (articoli 1-12); la parte prima dei Diritti e Doveri dei cittadini (articoli 13-54); la parte seconda sull’Ordinamento della Repubblica (articoli 55-139); le Disposizioni transitorie e finali.

Oggetto della riforma proposta è il Titolo V della seconda parte della costituzione, che comprende gli articoli dal 114 al 133 e riguarda le norme relative all’ordinamento degli enti locali. La riforma prevede l’abolizione delle Province, le cui competenze attuali passerebbero alle regioni, ai comuni, alle città metropolitane o allo Stato e ristabilisce una priorità di competenze a livello statale per le decisioni di interesse nazionale come per esempio l’approvvigionamento energetico, il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, il commercio con l’estero, la tutela della salute pubblica.