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La fine dell’anno

In certe situazioni mi rimbalzava in mente l’opportunità di sparire a sé. Quel potersi dividere in diverse persone presenti, in maniera sfumata, a se stessi.

Non mi riferisco al quadro clinico di una scissione psichiatrica. Piuttosto capita di aver avuto una giornata impegnativa e di salire in macchina con una testa piena di tutte le vicende che ci hanno coinvolti appena poco prima e che si ripresentano alla coscienza come pezzi di conversazione, riflessioni su quello che si sarebbe potuto fare o dire, proponimenti da rivalutazione postuma che ci accompagnano per le strade anche a velocità normale come fosse qualcun altro a condurci (benedetta memoria procedurale!). Per cui, ci accorgiamo che in potenza riusciremmo a fare tantissime cose pur essendo impegnati in qualcosa di importante.

Ho pensato alla malinconia allo stesso modo. Come ad un sottofondo amaro e dolce allo stesso tempo che riaffiora quando metti in pausa la tua vita di sempre piena di automatismi che ti servono a sopravvivere: lavorare, studiare, crescere dei figli, impegnarti nel sociale. Quando ti fermi per un poco durante la giornata e impedisci all’assillo delle scadenze, delle responsabilità, delle aspettative, degli impegni, di raggiungerti.

E’ allora che si può sperimentare, se non se ne ha paura tanto da rifuggirne con ogni mezzo, uno stato della mente che permette di andare in profondità dentro al proprio mondo interiore.

Non è necessario avere studiato filosofia all’università o essere dei tipi filosofici. Sto scrivendo di emozioni che sono universali e che ci accomunano in quanto esseri umani. Per intenderci, il vaccaro che è sulle montagne a guidare le vacche può interessarsi a questo stato d’animo ed entrarvici perché davanti ad uno scrosciare naturale di una fonte o al passaggio lento di un animale selvatico, in maniera tanto intensa e spontanea da ritrovarsi catapultato e immerso in ricordi di sensazioni, emozioni, scambi, proprio come il tipo che ha finito di leggere e capire cosa ne pensava Sant’Agostino dell’amore.

In quei momenti non è troppo difficile che oltre a fattori esterni sia la tua stessa interiorità a distrarti, magari facendoti venire alla mente quello che avresti voluto essere arrivato a quel punto e che non sei diventato. Quale piega avrebbe potuto prendere la tua vita se ti fossi sforzato in una certa direzione piuttosto che in un’altra o chi saresti oggi se non avessi dato ascolto a chi credevi poteva suggerirti il meglio per la tua vita quando, la tua vita, è meglio che te la direzioni tu, per quanto possibile, cosicché non debba avere troppo rammarico.

Del resto, se si suppone che niente accade per caso, la nostra capacità di azione diviene, in maniera misteriosa, legata alle cose che accadono. Possiamo decidere se fare qualcosa, incontrare qualcuno, aumentare le possibilità che il futuro si configuri in tanti modi diversi. Per me non era il destino a scrivere la storia ma noi assieme a lui. Questo toglieva parte della responsabilità e onnipotenza, non tutto quello che accadeva dipendeva da noi, ma stava a noi permettere che la nostra azione cambiasse le cose o quantomeno aprisse lo spiraglio verso una certa direzione. La conseguenza dipendeva da diversi fattori come, ad esempio, la forza della motivazione, l’energia, la passione, la volontà, da un lato, e l’intreccio imprevedibile dato dagli ambienti e contesti, azioni e reazioni degli altri, dai loro movimenti e dallo spostamento di energie.

Tutto questo lo puoi pensare quando vuoi ma è in special modo nel periodo delle pause più o meno ufficiali che é più facile che si verifichi. In quei periodi puoi ancora avere un briciolo di tempo in più, oltre che per acquistare anche per tenere a mente alcune delle cose che magari tenti di tenere a bada negli altri momenti dell’anno e che tornano a galla solo per estreme casualità o per contingenze.

Possibilmente sarebbe questo qui uno dei migliori regali da farsi. Fermarsi a riflettere, ritrovando se stessi. Quel sé nascosto sotto quelle maschere, quei ruoli, quei personaggi e quelle velleità e sotto tutto quello che autentico non è. Di queste cose te ne accorgi subito perché dopo un po’ ti stufano e soprattutto ti rendono una persona peggiore.

 

Foto di copertina: Giuseppe Iannello

 

 

 

 

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