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La soglia del dolore

Non è un paese per svegli, questo. Non fraintendetemi: non mi sognerei mai di attaccare i miei concittadini… O forse sì?

Quando il tuo paese continua ad essere la roccaforte di Forza Italia pur nel totale sfacelo del suo organico nazionale, regionale, provinciale e locale. Quando “Peppino Impastato? Era ‘un foddi!”. Quando buttiamo le cartacce a terra o al volo, dal finestrino di un’auto. Quando passiamo davanti la Tonnara, sfrecciandoci vicino a 70 kmh, senza nemmeno ricordarci cosa sia quella macchiolina beige che si intravede dal finestrino. Quando arriviamo in spiaggia, scattiamo il seflie con la torre sullo sfondo ma apriamo subito il cutter per eliminare la porzione di sabbia lercia di bottiglie di plastica, di sacchetti, di pacchetti di sigarette.

Come è stato possibile arrivare fino a qui? Come ci siamo arrivati a far finta di niente? Come riusciamo a girarci dall’altra parte? Per quanto ancora nasconderemo le briciole sotto il tappeto? Non solo le nostre, non soltanto, almeno: anche quelle di chi ci governa, di chi guida questo Comune. Come ci siamo arrivati a tanto?

Sarà forse perché nel 95% dei casi quando ci svegliamo, ci guardiamo allo specchio e ci chiediamo chi sia il responsabile del disastro in cui viviamo, beh… è lo stesso specchio a risponderci, in qualche modo.

Giangiacomo è il sindaco più social della rete. Questo è ormai chiaro. Ma a livello nazionale, dico. Strumento utile, Facebook. E sicuramente potente. Un megafono di proporzioni mastodontiche che il nostro Sindaco usa (per lo più a sproposito), calandosi nella piazza virtuale, come se scendesse tra la gente, con messaggi che rincuorano, promettono, assicurano e rassicurano.

Basta un suo messaggio e centinaia di accoliti confermano con un like, stampano un cuoricino e se qualcuno dovesse pensarla diversamente (e capita di rado), ecco che viene messo alla gogna.

Il problema però è che di corbellerie ne sono uscite tante: la ripresa e conclusione dei lavori di via del Mare, l’avvio del servizio di bike sharing, la sostituzione del nome di via S. Badalamenti, la famigerata taglia del maniaco sessuale… E poi Crocetta… Crocetta e di nuovo Crocetta.

La colpa di come vanno le cose in questo paese, sappiatelo, è di Crocetta. Se la mattina vi svegliate e sentite che gli operai che si occupano del servizio di raccolta sono stati licenziati, la colpa è di Crocetta. Se vi trovate un ratto davanti il portone di casa, cercate bene ed aguzzate la vista: Crocetta sarà in zona. Se vi capita di dover rientrare l’organico, colpite coi dardi il poster di Crocetta che certamente, nel frattempo, avrete appeso alle vostre pareti.

Ma il problema non è che ci vengano raccontate frottole o concertate scuse: il problema non è più questo. Il problema è bersele, quelle frottole. Farsele bastare, quelle scuse. Il problema è accontentarsi di un post autoritario del signor Sindaco e tacere. Il problema è avere paura di fare rispettare i propri diritti.

Nessuno sopporta quanto un cinisense. Ma il cinisense cominci a chiedersi perché riesce a farlo. Con quella algida tranquillità che lo contraddistingue.

Quanto ancora bisognerà alzare la soglia del dolore, perché ci si continui a non fare male?

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