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Sexy sempre

Fu, se non ricordo male, a partire dalla mia adolescenza che la mia attenzione iniziò ad essere attratta dalle dinamiche che si instauravano tra i sessi. Un interesse che in realtà permane ancora oggi e che credo non cesserà facilmente come tante altre curiosità.

Ad interessarmi, in quanto adolescente, erano i cambiamenti improvvisi, quelli a “timpulata” per intenderci, quando tutto accade per caso e velocemente e non ci capisci niente per un bel po’ di tempo almeno. Ad esempio, non capivo come mai alla fine dell’anno e prima dell’inizio del nuovo, circolassero questi calendari con donne dalle più svariate caratteristiche accomunate da un unico atteggiamento: attirare lo sguardo degli altri verso le loro parti intime e normalmente nascoste.

Per far ciò i loro fermoimmagine dovevano essere messi “ad hoc” per creare un certo tipo di tensione: gambe divaricate lasciavano intravedere, oltre pizzi e ricami, in maniera più o meno esplicita a seconda del tipo di destinatario o degli appetiti (più scoperte nei casi di officine, più velate nei casi di uffici), il corpo nudo ed invitante della straniera di turno (quando ero adolescente io non c’era ancora la gara tra nostrane e straniere, erano molto di più quest’ultime), magari la schiena era un po’ inclinata verso l’osservatore e in primo piano ti si affacciava il sedere divaricato o se girate dall’altra parte, il seno strizzato tra le due braccia congiunte.

Sembravano rivolgersi a te, invitanti, a chiedere che facessi la prima mossa. Loro erano lì, la mossa l’avevano già bella che fatta, scoperte com’erano e completamente in balìa di qualsiasi tipo di occhio: da quello dello sfigato, bruttino e inesorabilmente inibito e isolato, a quello più esuberante, prorompente e socialmente attrattivo. Quel sedere e quelle tette non avrebbero risparmiato nessuno.

E sebbene mi poteva risultare comprensibile che questi calendari venissero stropicciati da adolescenti incuriositi che si trovavano catapultati in un mondo in cui tutte le energie partivano e circolavano nella direzione del bassoventre, era meno scontato il perché lo continuassero a fare anche coloro i quali avrebbero potuto chiedere di aver fatte e fare a loro volta, in una dimensione sessuale e amorosa condivisa e reale, tutte quelle mosse stuzzicanti che ricercavano altrove.

La comprensione sarebbe stata ancora lontana, forse a causa della natura delle motivazioni che non erano certo applicabili a tutti in egual misura. C’era chi sembrava non riuscire a sedare gli appetiti sessuali, chi sembrava volersi crogiolare ancora un bel po’ con le vecchie abitudini adolescenziali, come se il buon vecchio Freud col concetto di sublimazione non avesse suggerito qualche valida alternativa, chi, probabilmente, non riusciva nelle relazioni intime ad aprirsi alla persona con cui aveva scelto di vivere, suggerendole magari cosa gli sarebbe piaciuto vivere dentro al loro letto. C’era chi non riusciva ad immaginarsi nemmeno di stare a letto con una donna e chi probabilmente le disprezzava per alcune sue incapacità o cose irrisolte senza però poi, nel privato, privarsi di apprezzarle in maniera ambivalente, in questo modo. Insomma, non fatemi fare l’elenco di tutti i casi di uomini possibili e immaginabili perché altrimenti non ce ne usciamo più.

Sebbene le difficoltà nel riuscire a capire l’uomo potevano essere spiegate dall’alterità, cioè dalla differenza estrema tra il mio mondo femminile e il mondo maschile in generale che avrei potuto intuire e conoscere solo ed esclusivamente in una dimensione di confronto costante, non più scontata era la spiegazione che mi riuscivo a dare del comportamento femminile. Difronte a quelle immagini e a quelle proposte editoriali, non riuscivo a nascondere il mio imbarazzo estremo che arrivava a rabbia quando pensavo alle probabili e presumibili motivazioni femminili che avrebbero potuto spingere a stracciarsi le robe di dosso e farsi puntare gli occhi bavosi: forse il desiderio di provocare l’uomo, di portare l’altro a giocare tramite la sua fantasia, con pezzi del tuo corpo, a desiderarti di possederti, e a essere posseduta, per un istante nel mondo dell’immaginario?

Più del giudizio morale, cioè del fatto che fosse considerato, almeno fino a poco prima dell’avvento di Berlusconi in tivù, socialmente riprovevole esibire la propria sessualità, volevo indagare le motivazioni intrinseche, il perché si arrivava a fare ciò, cosa si cercava nel farlo e perché piaceva farlo. Ovviamente escludevo a-priori tutte quelle spiegazioni estreme che avrebbero potuto avere come fulcro centrale il recimolare denaro per sopravvivere o l’essere costretti a farlo per violenza subita, che in questi casi non sembravano essere la norma.

Perché quello che mi interessava era capire quelle motivazioni non legate a costrizioni esterne o di condizione ma a scelte deliberate. A questo punto sarebbero potute entrate in maniera totalmente automatica e normale, considerazioni morali legate alla mia percezione del senso della dignità, integrità e personalità, derivanti sicuramente dalla mia educazione ma anche dalla mia sensibilità.

Se ci riflettevo sù, era logico pensare che più che il piacere di spogliarsi o concedersi, poteva essere più banalmente l’introito economico a interessare, in fin dei conti il piacere passava velocemente se eri su un set e se poi entravi in contatto con tanti corpi e occhi.

Si sa abbondantemente che il desiderio si nutre della mancanza e quando non c’è mancanza c’è distruzione del desiderio.

Guadagnare sia con le foto che con i rapporti dal vivo poteva permettere sicuramente di fare una vita abbastanza agiata e facile ma proiettava in un mondo parallelo fatto di eccessi e di vertigini, come tutte le compulsioni insegnano, e di punti di non ritorno.

I tuoi valori dovevano essere inevitabilmente legati all’esteriorità e all’apparire, doveva essere estremamente importante avere una bella casa, o vestiti griffati e di ultima sfilata, del resto… se tenevi alla moda, questa correva veloce e se dovevi starle dietro dovevi fare dei sacrifici.

Sacrificavi il tuo corpo che diventava merce tra le merci, vendibile e consumabile.

E mi chiedevo se era il miglior modo per vivere la vita, non per me che provavo tristezza a guardare non il loro corpo ma la loro anima, ma per loro stesse.

Non mi interessava più condannare questi comportamenti, lontani dai miei, che un tempo mi erano sembrati meschini e poveri, troppo poveri di creatività e troppo soggiogati da una mancanza altrettanto evidente di creatività maschile nelle relazioni reali.

Condannare non serviva, sembrava l’avessero già fatto da sé.

 

 

Ph: Mikey MCMichaels

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nick maltese

nicolo maltese dopo 87 anni nonposso scordarmi delmio paese speroditornacci unaltravolta pero credo che non miconosce piu nessuno…/////////////////////////////////////////////……/? evero.?