Home Blog Uomini

Uomini

Avevo per caso incrociato una pagina online in cui vi erano scritti a mo’ di citazione, delle conversazioni prese “dal vivo” di donne con uomini.

Con partner occasionali o meno. Conversazioni che intuitivamente si collocavano all’inizio di un possibile periodo di frequentazione.

L’incipit della pagina recitava: “La guerra dei sessi è terminata con la sconfitta del maschio. Per non estinguersi, i vinti si sono mimetizzati con i costumi del popolo vincitore. Ecco perché gli uomini sono le nuove donne”.

E giù a mitragliata trovavi tutte le frasi o i fatti realmente accaduti che potevi al giorno d’oggi ascoltare o subire a tua volta, tipo:

Entriamo in un locale, lui mi chiede di andare a prendere un’altra sedia. Ha preso la mia per appoggiare il suo cappotto, per non sgualcirlo.

Lui al terzo tentativo di parcheggio spegne l’auto e mi da le chiavi: “Parcheggia tu che stasera ho gli occhi stanchi”.

Al primo appuntamento, lui mi invita a cena a casa sua. Si presenta in pigiama.

Il mio ex un giorno mi invitò a cena. Al momento di pagare, quando proposi di dividere, mi disse: “No, pago io perché i proprietari sono amici e voglio fare bella figura. Poi fuori dal locale mi dai la tua parte”.

Lui prima di uscire con me chiede il permesso al suo amico, così “Non ci rimane male”.

Dopo aver fatto cilecca lui dice: “Io non avrei voluto fare l’amore, mi sono sentito obbligato da te”.

Io: “Vieni da me oggi pomeriggio?”, Lui: “Non so, non ricordo se ho appuntamento dal parrucchiere”.

E via dicendo. Gli esempi si aggiornavano quotidianamente, raccontando di una relazione tra i due che sembrava assumere connotazioni diverse e insolite rispetto al classico modo di intenderla.

Colpa probabilmente del cambiamento dei costumi, della società e delle abitudini. Colpa del cambiamento delle priorità e degli stili di vita. Probabilmente colpa di quell’emancipazione che sembrava aver posto l’uomo davanti a nuovi equilibri. Nuovi e da costruire senza poter dare più nulla per scontato e senza poter fare ricorso al modo precedente di intendere le cose sebbene permaneva forte la necessità di trovare un appiglio o un modo per non rimanere in balia dei nuovi andazzi.

Che il maschio non fosse la nuova donna, lo si poteva notare dal tentativo camaleontico di continuare a voler mantenere la sua posizione privilegiata rispetto all’altra. Però, sicuramente, qualche difficoltà l’uomo l’aveva incontrata davvero dai tempi in cui i poteri dati dall’essere il capo famiglia e il possibile e giustificabile omicida del delitto d’onore (attivo fino a cinquant’anni fa) l’avevano portato a sentirsi “poco meno degli angeli”.

Allora ho pensato di ascoltare degli uomini dai trent’anni ai cinquanta per cercare di capire a che punto eravamo, che tipo di aria tirava attorno a me. A me non interessava che la visione si discostasse dal normale, anzi erano benvenuti i pensieri impopolari purché frutto di convinzioni personali. Che combaciassero con le versioni ufficiali, poco importava.

Chi è per te una donna?

“Penso a una persona molto forte, che si spacca in quattro per la famiglia”.

Il lato più bello e sensibile dell’essere umano è proprio donna. Tradizionalmente l’uomo è quello forte che nasconde meglio i sentimenti mentre la donna è quella più affettuosa. Anche se avete questo aspetto da un lato un po’ sensibile dall’altro un po’ “gattigno”: siete spaventate e vi proteggete a modo vostro. Di questo c’è una spiegazione a livello storico e una a livello psicologico. A livello storico la donna è stata repressa, messa sempre in secondo piano. Alla fine si è emancipata da pochissimo e ha acquisito degli strumenti di protezione e interazione, imparando ad agire in maniera nascosta sulla psicologia dell’uomo che è più debole e più manipolabile, e si è fatta avanti non per cattiveria, ma magari per bisogno. Poi c’è l’altro aspetto che riguarda come usa questa capacità, se in maniera buona per saperci fare e magari per saperlo prendere o nella cattiva per “girarselo”. Donne così ce ne sono molte, donne con una genialità che sfiora i limiti dell’immaginazione! Non c’è essere all’universo che come voi ha questa capacità”.

Una persona che abbia tendenza all’introspezione e consapevolezza di sé. Che si faccia domande su se stessa, su cosa vuole, su chi è, sulla propria interiorità e che una volta presa consapevolezza di sé come persona la declini nei termini del proprio sesso”.

“Colei che completa l’uomo con delle caratteristiche che gli sono carenti: una maggiore empatia o capacità di connessione emotiva”.

“Una persona che mi quieta con cui sentirmi ‘a casa’ capace di donarmi benessere in uno scambio totale”.

Dalla tua adolescenza ad adesso com’è cambiato il tuo modo di vivere la relazione con una donna, non necessariamente amorosa?

“Il cambiamento è stato a livello interpersonale. Io avevo quasi una paura fottuta delle donne, del loro giudizio. Perché da piccolo le persone che mi piacevano non mi corrispondevano mai”.

Per me le donne erano un numero, da abbordare il più possibile per incrementare il mio Ego. Crescendo e maturando cerco una donna a cui dare amore ed aprirmi”.

“Le uniche storie importanti le ho avute vent’anni fa. Una dopo poco i vent’anni molto sognante, idealizzata, di leggerezza, non avevo responsabilità, andavo all’università; una successiva intorno ai trent’anni che è stata diversa. Fondamentalmente cambi tu, questo fa la differenza. Cambi tu e cambia il tuo rapporto con la donna. Quando sei adolescente siete ragazzini e quindi la ricerca è molto legata all’estetica, alla gradevolezza. Ora è pure così nel senso che l’estetica è l’elemento decisivo dell’uomo da quando ha dodici anni a quando ne ha novantadue, un canale conduttore, ma chiaramente non è l’unico. Il rapporto con la donna è una diversità che in qualche modo cerchi. Avendo comunque un tratto femminile credo che nelle donne io ricerchi una similitudine nella differenza”.

“Cambiata sotto molti punti di vista. Nel modo di relazionarmi, nel pensare al futuro con quella persona. Quando sei adolescente il futuro è quello che accadrà il giorno dopo, mentre quando vai avanti lo capisci da come pensi il futuro che diventa progetto. C’è una percentuale più di realtà che di fantasia che è meno forte nel rapporto adolescenziale”.

La donna è cambiata, almeno da quando eri giovane ad adesso. Lavoro ed emancipazione hanno comportato un momento di discontinuità rispetto al tradizionale modo femminile di stare in società e in una relazione. Come reputi questo cambiamento?

“Abbiamo vissuto per secoli in una dimensione a metà. Mi immagino ad esempio il contributo di una Rita Levi Montalcini e, in generale, il contributo che avrebbero potuto dare tutte le donne in tutti questi secoli se solo avessero potuto studiare e fossero state alla pari. Pensa che adesso, ad esempio, la direttrice del Cern è una donna, la Gianotti”.

“Sta sconvolgendo tutto: la donna non ha più bisogno dell’uomo, se non va bene si divorzia con una facilità incredibile però è normale, fa parte dell’evoluzione, ci si muove verso il raggiungimento di una nuova stabilità. L’altra volta ha visto un documentario sulla Svezia. Il livello di inseminazione artificiale è altissimo, c’è un giro allucinante e moltissime donne che vivono da sole non vogliono completamente uomini. E’ giusto che la donna sia libera di fare quello che cacchio vuole. Per ora la paghiamo perché famiglie stabili ormai è difficile trovarne”.

“Ho una visione della storia per secoli, quindi il fatto che la donna rispetto a qualche decennio fa si comporti in un altro modo a me può stupire perché sono abituato ad un atteggiamento diverso ma come stupiva mia madre rispetto a mio nonna e rispetto alla mia bisnonna. Le cose vanno avanti, giudicare è miope. Tutti i cambiamenti che fanno si che la donna abbia più opportunità sono positive”.

L’emancipazione è stata, in alcuni casi, strumentalizzata. Se fossi una donna non rivendicherei l’esser donna, perché se un uomo si comporta male è solo un cafone. Non penso che in occidente, oggi, la donna possa essere più in difficoltà rispetto all’uomo, mi sembra un po’ anacronistico parlare ancora in questi termini. Le donne hanno combattuto delle guerre legittime, sono state messe con le spalle al muro, non potevano far altro, hanno rivendicato la loro dignità, però questo quarant’anni fa”.

Che ruolo hai ricoperto sin d’ora all’interno di una relazione amorosa?

“Il minchione. Non ho mai avuto storie che coinvolgessero sentimenti, almeno da parte mia. Sono stato sempre solo, dentro ad una solitudine molto profonda. Non ho conosciuto mai qualcuna che mi facesse uscire da questo stato”.

“Le mie caratteristiche le ho messe nella coppia, giocando un po’ più con l’ironia. Per il resto, molta reciprocità, anche se sono stato sempre leggermente più protettivo”.

“Ho cercato di essere sempre alla pari, non una persona che sottometteva o costringeva. Non ho mai forzato o cercato di prevaricare l’altro”.

“Lo stronzo, il compagno, una persona affettuosa. Purtroppo non sono mai stato un punto di riferimento o lo sono stato e, ad un tratto, non lo sono stato più. Non sono mai stato bravo a dare quelle certezze. Sono stato forse un po’ troppo egoista, però penso di essermi sempre comportato da signore”.

Quali sono stati i segnali che ti hanno fatto capire che era finita?

“Non sono segnali che ti arrivano da un giorno all’altro. Prima di capire che è finita ci vuole tempo. Io c’ho messo un paio d’anni perché magari, a volte, ti rimane il volere bene estremo per quella persona però poi nella vita quotidiana non c’è più interazione e bisogna stare attenti. Devi essere capace di capire se hai un problema tu, se lo sfoghi sull’altra. Devi avere anche le palle di chiudere, non è facile. Anche perché devi lasciarla andare ma è lunga la cosa. E poi avere la lucidità di dirti effettivamente che non è quello che vuoi, non è facile. Soprattutto se vedi l’altro che soffre”.

“La mancanza di entusiasmo, la fine di quella scintilla, quella chimica”.

“In genere va a finire sempre male. Me ne accorgo io prima ma continuo fino a quando in genere vengo insultato, lì capisco che non c’è niente da fare. C’è sempre un momento nel rapporto in cui vengo insultato, e per fortuna! perché quelle poche volte in cui non sono stato insultato è stato più grave”.

Cosa cerchi nelle relazioni intime?

“Complicità da tutti i punti di vista, dall’humor al capirsi con uno sguardo. Qualcuno disposto a capire e ad entrare nell’intimo senza troppe domande, facilmente”.

“Capiti che trovi una persona e nasce quella intimità. L’altra persona deve essere matura, sapersi analizzare, capire quando un problema è suo e riuscire a superarlo, mettersi in gioco. Perché poi nella coppia è quello, aiutarsi. Se l’altra persona non è disposta a fare questo, non funziona. È un continuo crescere, un continuo capirsi”.

Io credo fondamentalmente che la relazione intima ce l’hai in coppia con la tua partner. Ho molte amiche con cui ho dei bei rapporti confidenziali ma in relazione cerco comprensione e complicità e queste due cose voglio dare. Comprensione di me stesso, ovvero essere compreso per quello che sono, e complicità perché una volta che vieni compreso, se è reciproco, chiaramente c’è un gioco di complicità che unisce molto. Questo nella coppia perché nell’amicizia può esserci comprensione ma non sarà mai tale da poter arrivare poi alla complicità soprattutto sessuale”.

Complicità sia sessuale che di vita passata insieme: dal racconto di una cosa successa anche dieci anni prima fino alle cose quotidiane, a quello di cui hai paura, bisogno, quello che hai tenuto sempre per te, con quella persona con cui hai deciso di avere una certa intimità mentale”.

“Quando sono in intimità dobbiamo essere noi stessi e non avere maschere, solo così riusciamo a capirci solo con uno sguardo”.

Quanto ti puoi fidare di una donna?

“Dipende da chi hai davanti, la fiducia è la base. Se la donna ti fa le corna dopo tre mesi è normale che la fiducia ti crolla. Se non c’è fiducia nella coppia è inutile che uno ci prova. Ma devi essere totalmente in fiducia, se poi l’altro sbaglia, crolla tutto e ci vogliono anni prima di riformarla ma con quel pretesto si parla. Ma ti devi aprire, te la giochi. Quella donna ti può dire pure stasera esco con un amico, vai, ti do fiducia. Non puoi dire aspetta che fai. Se poi capita, la prendi li e basta”.

“Prima ti avrei detto molto. Ora vedo e so che non c’è molto da fidarsi perché ho conosciuto delle donne che facevano delle cose alle spalle, comportamenti scorretti visti e raccontati. Paradossalmente però mi fido più delle donne perché nella mia visione mi ispira più fiducia, l’uomo fa anche peggio”.

“Tantissimo. Ho più rapporto con le donne in termini di amicizia, a cui chiedere un aiuto, consiglio, qualsiasi cosa. Mi sembra naturale avere delle amicizie o chiedere consigli alle donne o fare amicizia di più con le donne. Forse perché sono cresciuto tra le donne”.

“Io non mi fido di nessuno. Delle donne men che meno. Mi fido solo delle persone che conosco da tanto tempo. Faccio finta di fidarmi ma è un test continuo. Non è fiducia cieca, è un volersi fidare. In genere non mi espongo tanto emotivamente. Fidarsi di qualcuno significa esporsi tanto”.

 Cosa hai imparato fino ad oggi delle donne?

“Sopportano il dolore emotivo molto più degli uomini”.

“Da alcune ho imparato che possono essere molto false e meschine, da altre grande generosità, tenerezza e compassione. Francamente penso che la stessa cosa valga per l’uomo. E’ caduta l’idealizzazione. C’è un approccio più riflessivo comunque della donna rispetto all’uomo”.

“A volte si fanno dei film mentali che non stanno né in cielo né in terra, come se ne avessero bisogno di ingigantire un po’ la situazione. Forse per attirare un po’ l’attenzione ed essere rassicurate”.

“Bisogna proteggerle e trattarle bene. Poi, magari, puoi anche mentire loro, non farti sentire. L’importante è che se hanno bisogno di te, tu sia.

Quando ami cosa ci metti di tuo?

“La dolcezza. Sono attento, dolce, tenero. Quando mi accorgo che ho delle attenzioni precise e superflue, quello è il segno che sono innamorato”.

“Tutto quello che posso. Non credo di risparmiarmi, e se è così, vuol dire che non mi interessa”.

Nelle relazioni, quali rischi si corrono?

“L’orgoglio ferito, il tradimento, l’utilizzo a sfavore della conoscenza dei punti deboli. La cosa ancora più brutta però è la paura di rimanere soli, stare insieme per paura”.

“I peggiori della vita, perché quando una storia finisce è una botta forte, un rischio grossissimo, devi essere pronto a sapere che se finisce soffri come un cane”.

Uno solo: di essere ferito. Durante la relazione può invece esserci quello di perdere parte della tua individualità, perché hai a che fare con un’altra persona e magari accetti pian pianino delle cose di lei e accettandole perdi qualcosa di tuo. Questo è normale che accada, però forse se si supera una soglia, poi magari dopo, quando finisce la storia rifletti pensando che hai un po’ tradito delle parti del tuo carattere. Però penso francamente che se sei proprio innamorato, non te ne frega niente e l’unica vera cosa è che sei ferito se lei ti fa del male. Se mi dici cosa ti spaventa di una relazione? Che mi ferisca. Infatti ho deciso che se dovessi mettermi con una ragazza le direi di fare tutto quello che vuole ma di dirmelo prima, non farmi dire non me lo sarei mai aspettato. Portami nelle condizioni, se c’è qualcosa, di parlarne”.

“Se uno dei due non è davvero innamorato ma ci sta tanto per starci, si rischia che quella persona innamorata ci rimane male, lo sente che l’altro non ci mette la stessa voglia di fare un percorso insieme”.

In che direzione sta andando l’uomo?

 “Pian piano sta comprendendo che i ruoli sono cambiati. E’ un momento di incertezza ma se è maturo capirà che deve accettare la cosa”.

“Ci stiamo perdendo. Non abbiamo più dei punti di riferimento. Il genitore non è più il punto da cui partire, vediamo nei nostri genitori un modello ma nel frattempo la società è cambiata, non ci rivediamo più in: “Sposati, fatti la casa, trova lavoro, fai la famiglia”, ma la vita è ben altro. In questo senso abbiamo perso un po’ di sicurezze, siamo un po’ guardinghi”.

“Sta andando dove è sempre andato prima, va dove capita, l’uomo. Va dove lo porta quello che è il cambiamento della società e quindi legato al lavoro e alle relazioni implicate. L’idea dell’uomo che ha lasciato un po’ la figura alla donna non mi sembra sia da considerare. Non penso, come fanno in molti, che l’uomo stia cedendo il posto alla donna, lasciando fare a lei. Il suo ruolo dominante all’interno della società e anche nel rapporto in coppia lo possiede ancora e ancora lo vuole mantenere. Lo fa con altre strategie magari, non è più necessario come prima fare dei passi così evidenti come prima quando, ad esempio, volevi far avvicinare una donna, dovevi essere più attivo, diretto. Adesso lo fai di meno.

La nostra società è ancora chiaramente maschilista e l’uomo sta andando dove è sempre andato: mantenere quella che è la sua posizione privilegiata nella società”.

 

Ph: Giuseppe Iannello

Lascia un commento: