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Arte mai vista

Il Margaret Café di Terrasini ha offerto il suo spazio espositivo a questo evento culturale e d’impegno promosso dall’associazione fotografica “Asadin” che quest’anno festeggia il decennale. La mostra fotografica “Arte mai vista” inaugurata il 19 febbraio che è lì possibile osservare fino al 7 marzo, è legata ad un progetto di sensibilizzazione sociale più ampio portato avanti da Sonia Pennino.

I protagonisti di questo percorso fotografico che ha trovato concreta rappresentazione in un progetto editoriale sono ipovedenti.

L’avvocato Tommaso Di Gesaro, presidente della sezione Provinciale di Palermo dell’Unione Ciechi e Ipovedenti Italiani, assieme al segretario della sessione palermitana Gigi Di Franco, hanno accompagnato, promosso e presentato la ricerca di Sonia Pennino: “Scegliendo un tema che solitamente incontra il pregiudizio dei più. Perché quando associamo l’idea di arte a quello di cecità o ipovedenza, le domande che si fanno le persone sono tante. Noi dell’Unione italiana dei Ciechi riteniamo che la persona ha in sé tante qualità e potenzialità che a prescindere dalla condizione di minorazione in cui viene a trovarsi, riescono a esprimersi nel caso in cui vengano in qualche modo incentivate attraverso l’educazione, la formazione, l’addestramento.

Sonia ha intuito questo. Che l’arte coi non vedenti può benissimo averci a che fare. Uno dei campi in cui i non vedenti sicuramente eccellono è quello delle arti musicali, per cui la minorazione visiva non costituisce un impedimento talmente grave da poterne impedire l’esercizio. Questo esercizio a volte é diventato anche eccellenza. Non si pensi solo ad un Bocelli, ma anche ai tanti pianisti concertisti che esercitano in teatro offrendo la loro arte ad un pubblico molto vasto.

E però non solo musica. Anche le arti visive possono andare d’accordo con la minorazione visiva. Anche perché noi siamo dotati, spesso lo scordiamo, di altri sensi. Il tatto può costituire un contatto molto profondo col mondo e questa ricerca lo dimostra chiaramente. Queste foto catturate da Sonia raffigurano non vedenti che fanno arte. Tante forme espressive possono essere tranquillamente parte di un patrimonio di una persona che non vede.

Il problema sta nell’educare queste persone. Per questo la scuola è importante, e non solo, anche le attività integrative ed extra scolastiche lo sono. Per una persona che ha delle potenzialità dentro di sé non c’è ostacolo che possa fermare la sua voglia di vivere, realizzarsi, esprimersi e comunicare con gli altri.

Approfitto inoltre di questa occasione per porre l’attenzione su un tema molto importante: l’accessibilità. E’ chiaro che il non vedente é un fruitore di arte e noi dobbiamo lamentare che tante nostre istituzioni culturali musei, siti archeologici, monumenti, non sono accessibili non solo ai non vedenti ma, in generale, alle persone con difficoltà particolari. Dobbiamo fare in modo che l’arte non sia qualcosa di quasi marginale nella vita di queste persone perché é un diritto di accesso alla cultura, un’area importante che esigerebbe da parte delle istituzioni un’attenzione maggiore.

Il problema tecnicamente può essere risolto perché esistono ormai tecniche e modalità che rendono accessibile l’arte ai non vedenti. In Italia così come all’estero, sono state portate avanti delle sperimentazioni interessanti, realizzazioni di quadri a partire da quadri non troppo complicati mediante la realizzazione di un bassorilievo. Certo non si può pretendere che la rappresentazione sia minimamente paragonabile a quella del vedente. E’ qualcosa di diverso ma che da al non vedente una informazione utile su ciò che quel quadro può rappresentare. Ad Ancona abbiamo un museo tattile multimediale, ad esempio. A Catania stiamo realizzando un polo multimediale che sta accumulando opere architettoniche importanti ridotte su scala”.

Ha preso parola Paolo Brancati, regista cinematografico che si occupa di denuncia sociale e testimone del lavoro di Sonia, la sua compagna. Racconta di come ha iniziato ad appassionarsi a questo lavoro, sostanzialmente dal contatto col padre non vedente che la incoraggiava: “Il non vedente più di noi ha sviluppato altri sensi che noi abbiamo dimenticato. Ma non solo. Hanno sviluppato delle abilità che noi non abbiamo. Mio padre scrive dei libri, dei racconti, facendo della sua vita un punto a favore dell’arte”.

Daniela Capobianco, operatrice sociale ci racconta l’intento del lavoro della Pennino: “Credo che quest’arte vada oltre gli stereotipi e i pregiudizi, le barriere architettoniche e sociali con cui ci scontriamo ogni giorno. Queste dieci persone hanno deciso di portare fuori quello che hanno trovato e lo fanno attraverso l’arte scrivendo, dipingendo, costruendo modellini. E Sonia entra nella vita di queste persone e silenziosamente le osserva e ascolta e immortala le loro emozioni. E quando chiede loro se esiste il sesto senso, Giusto Carini le risponde: Si. La voglia di non arrendersi e reinventarsi. L’arte diventa proprio resilienza, la voglia di non arrendersi”.

A quel punto Sonia si presenta: “Sono laureata all’Accademia delle Belle Arti. Nel mio percorso accademico ho scoperto la fotografia e ho totalmente abbandonato la pittura perché ho trovato la forma d’arte che mi rappresenta di più. Dovendo scegliere il tema della mia tesi finale ho contattato l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, ho strutturato il mio lavoro attorno a queste persone:

Simona Cimino, pianista, decoratrice, pittrice. Utilizza la macchina fotografica per ingrandire ciò che il suo occhio non coglie. Marina Mutolo, tredicenne, pianista, scrittrice. Roberta Di Franco, disegnatrice di manga. Salvatore Gresti, realizza quadri tattili e sonori perché la sua arte sia vista da tutti. Giusto Carini, artigiano. Perduta la vista a cinquant’anni, decide di costruire dei piccoli utenzili e oggetti a partire dai minimi particolari. Emanuele Brancati, scrittore. Ha insegnato materie giuridiche e latino e greco per quarant’anni. Marta Palermo, possiede l’orecchio assoluto, riconosce la nota a partire dal ticchettio del dito sulla superficie di qualsiasi oggetto. Pianista. Gaetano Ribaudo. Scultore che ha esposto in Italia e all’Estero. Ex studente dell’Accademia delle Belle Arti. Perse la vista mentre studiava. Federica Di Franco, studia al Conservatorio. Il suo sogno più grande é diventare musicoterapista. Tania Madonna, centralinista all’Unipa, ex fisioterapista, cantante: “Quando salgo sul palco e sento gli applausi, la gente che apprezza, torno a casa contenta e tutto quello che mi può mettere giù in quel momento lo dimentico”.

“Questo lavoro nasce dalla mia constatazione che viviamo in un mondo frenetico che non ci fa soffermare sulle piccolezze. Il mondo dei non vedenti é poco conosciuto e infatti non sappiamo spesso come confrontarci con loro, come stare all’interno di una relazione. Ma – continua – Non dobbiamo avere paura di sbagliare”.

E, aggiungo io, nemmeno sottacere la richiesta di assistenza e supporto per queste persone che ogni giorno si trovano a vivere una vita con delle difficoltà che nemmeno si posso immaginare se non le si conosce da molto vicino. 

E proprio di alcune ore dopo questo incontro, il faccia a faccia seguito mediaticamente tra il presidente della Regione Sicilia Crocetta e il giornalista delle Iene Pierfrancesco Diliberto a proposito dei tagli ai servizi di assistenza domiciliare forniti dalla regione siciliana alle persone con gravissime disabilità. Le inchieste de: le Iene hanno portato alle dimissioni dell’assessore alle Politiche Sociali della Regione, Gianluca Micciché.

In questa occasione i protagonisti della vicenda, due fratelli disabili lasciati alla porta dell’assessore per ore in attesa di essere ricevuti, hanno chiesto: “Che sia garantita l’assistenza per i tremilaeseicento disabili nelle nostre condizioni in tutta la Sicilia, non solo a noi. Riceveremo la Croce Rossa e pur ringraziando il presidente Crocetta riteniamo alquanto offensivo questa maniera di risolvere i problemi. Pertanto ci troviamo costretti a rifiutare, a costo di enormi sacrifici, questa forma di assistenzialismo non programmata e non diffusa. Chiediamo solo che vengano applicate tutte le leggi sulla disabilità e di uscire dal regime dell’emergenza”.

Lasciare che diritti fondamentali vengano presi in considerazione solo perché amplificati dal supporto mediatico non può che destare rabbia. Quella rabbia che ogni persona con disabilità si trova a dover sentire sopra il proprio corpo assieme a tutto ciò che gli è accaduto.

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