Home Cultura Steve McCurry ICONS, uno sguardo sul mondo contemporaneo

Steve McCurry ICONS, uno sguardo sul mondo contemporaneo

Nella suggestiva cornice della Galleria d’Arte Moderna di Palermo, è stata ospitata dal mese di Ottobre fino al mese Febbraio la mostra “Steve McCurry Icons”, curata da Biba Giachetti, con oltre cento scatti realizzati dal celebre fotografo americano, che rappresenta uno dei maggiori maestri della fotografia contemporanea.

La mostra, realizzata in diverse sale, mette in evidenza le caratteristiche maggiori dello stile del fotografo. Steve McCurry è indubbiamente un viaggiatore, come ama definirsi, “perché già il solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse, mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile”.

Proprio grazie ai suoi innumerevoli viaggi, l’artista ci svela aspetti della vita e della cultura umana davvero variegati, dal Medio Oriente all’Africa profonda, dall’Asia fino alle Americhe. Il fotografo americano ha descritto i violenti scenari di guerra, la Cambogia, il Libano, il Kuwait, l’ex Jugoslavia fino all’Afghanistan, tutti quei luoghi in cui si stava facendo la storia. Ha ritratto i grandi cambiamenti, l’attentato alle Torri Gemelle di New York, la globalizzazione e perfino i disastri naturali come lo tsunami in Giappone.

Nella straordinarietà delle situazioni, Steve McCurry ha saputo ritrarre la normalità, come i bambini che giocano spensierati su di un carrarmato o gli uomini intenti a lavorare. Ampio spazio – oltre alla guerra e al rapporto uomo/natura – è dedicato al tema del cambiamento, della coesistenza tra passato e futuro, la modernità che si incontra con la tradizione; ne è esempio lampante il ritratto della geisha nipponica sulle scale della metropolitana.

Alle opere di Steve McCurry ci siamo accostati da profani dell’arte, pur nella superficiale conoscenza della fotografia in sé, gli scatti sicuramente colpiscono l’osservatore. Ciò che salta all’occhio sono i colori vivaci e l’immediatezza dello sguardo dei soggetti ritratti. È proprio lo sguardo, gli occhi che ti fissano dalla fotografia a rimanere maggiormente impressi, per la loro intensità e profondità, sembrano scrutarti dentro. Probabilmente sarà questo il motivo del successo internazionale del ritratto della bambina afgana. La foto icona, ritrae Sharbat Gula, una bambina incontrata dal fotografo in un campo profughi in Pakistan e ritrovata dopo trent’anni di ricerche, simbolo dell’Afghanistan martoriato dalla guerra e dalla povertà, manifesto della tragedia di un popolo. Ma nella drammatica condizione di profuga, la ragazza afgana, la “Mona Lisa dell’Afghanistan” viene ritratta non certo come sconfitta, tutt’altro: il suo sguardo è  fiero e risoluto. Ed è lo stesso dopo trent’anni, con più rughe e sofferenze, ma sempre coraggioso.

L’evento si è trasformato in un’occasione unica per scoprire quanto di più lontano può esserci dal nostro quotidiano, quanto accade nel mondo e come questo cambia nel frattempo, attraverso immagini piene di colori, poesia, sofferenza, dignità e gioia, alla scoperta della più disparata condizione umana, che non smette mai di stupire.

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